CRONACA

Bad vibes

tomatoCRONACA – Certi misfatti sono vantaggiosi per la carriera e per innalzare il proprio indice di citazioni e apparente gradimento della comunità scientifica.

Partiamo dall’ultimo, consigliato a ricercatori in attesa di abilitazione da parte dell’ANVUR. Richiede la capacità di usare molti nick senza confonderli e una certa familiarità con TOR e sistemi analoghi per occultare la provenienza delle proprie mail. Occorre innanzitutto scegliere una rivista di nicchia, in open access presso un editore né troppo scalcagnato né troppo scrupoloso.

– Elsevier!

Fuochino, si tratta di Sage. L’8 luglio scorso, ha annunciato

la ritrattazione di 60 articoli 60 implicati in un giro di peer-review e citazioni, nel Journal of Vibration and Control (JVC). L’ampiezza del giro della peer review è stata scoperta dopo un’inchiesta di 14 mesi condotta dall’editore e centrata sulla scorrettezza (misconduct) fortemente sospetta di Peter Chen, ex della National Pingtung University of Education, Taiwan (NPUE) e forse di altri autori dell’ateneo.

Nell’esaminare gli articoli sottoposti e rivisti dal dott. Chen, è stato notato che si era provvisto di pseudonimi e relative mail, che i revisori che sceglieva erano suoi coautori e che

in un’occasione aveva rivisto un proprio articolo sotto uno pseudonimo.

La direttrice May Nayesh e alcuni dirigenti della casa editrice gli hanno chiesto spiegazioni. Per risposta, si è dimesso dall’università, mentre la direttrice si dimetteva dal JVC. Gli interessati trovano qui l’elenco degli articoli ritrattati, con i nomi di 130 fra co-autori e reciproci revisori. Tra questi, il ministro per l’Educazione di Taiwan, Chiang Wei-ling, che si è dimesso il 14 luglio, anche se

Chen aveva riconosciuto che gli articoli portavano il nome di Chiang senza che Chiang ne fosse informato in anticipo perché essi proseguivano la ricerca fatta per la tesi sotto la supervisione di Chiang.

Il vice ministro per la Scienza e la Tecnologia aveva rassicurato la popolazione nel week-end:

il finanziamento per le ricerche pubblicate in 40 degli articoli pubblicati da Peter Chen ammontavano a circa NT$ 5.08 milioni (US$ 169,164).

Un investimento tutto sommato modesto che ha reso al dott. Chen et al. l’invidiabile somma di oltre 2000 citazioni in sei anni.

Miracolo

In Italia, dove alcuni oncologi sono oggetti delle attenzioni della Procura di Napoli per centinaia di “immagini problematiche“, è accaduto un evento inaudito. L’Università Cattolica del Sacro Cuore, di Roma, ha chiesto e ottenuto la ritrattazione di un articolo, uscito su PLoS ONE, di Paola Palozza, morta l’anno scorso. Con il suo gruppo faceva ricerca sulle proprietà anti-tumorali dei licopeni. Le pubblicazioni dubbie segnalate su PubPeer sono 28, in particolare questa comprata da un noto predone dell’open access. Nel frattempo hanno già permesso a una ricercatrice di essere abilitata dall’ANVUR a diventare professore. Di taglia-incolla?

Miracolo II

Il portavoce dell’Università del Sacro Cuore ha risposto alla nostra richiesta di informazioni nel giro di 15 giorni:

La dott.ssa Palozza era una apprezzata scienziata impegnata in ricerche sul ruolo protettivo di antiossidanti naturali e in particolar modo del licopene, che è presente nei pomodori. Subito dopo la sua morte l’Università Cattolica ha ricevuto una comunicazione anonima che segnalava la presenza di anomalie in alcuni articoli scientifici della dott.ssa Palozza.

A seguito di queste segnalazioni, l’Università Cattolica ha immediatamente proceduto ad analizzare tutta la produzione scientifica della ricercatrice, riscontrando in diversi lavori evidenti o sospette anomalie nelle figure. Tutte le pubblicazioni identificate riguardavano gli ultimi anni di attività della dott.ssa Palozza.

L’Ateneo non ha potuto definire con certezza le responsabilità delle anomalie identificate che, comunque, non sembrano avere inficiato la validità scientifica dei dati che, per la maggior parte, sono stati confermati da altri gruppi di ricerca e verificati mediante ripetizione degli esperimenti da parte di altri ricercatori del nostro Ateneo.

Forse i contribuenti, e più ancora i co-autori della dott. Palozza, sarebbero rassicurati se trovassero sul sito dell’Ateneo l’elenco degli articoli con le conferme e le verifiche. Non sono reperibili né in questa recente meta-analisi né sul sito del progetto europeo Lycocard.

Tuttavia, l’Università Cattolica ha comunque assunto la decisione di contattare tutti gli editor delle riviste su cui sono stati pubblicati gli articoli indiziati, informandoli delle anomalie identificate per valutare insieme a loro l’eventualità di una ritrattazione. L’editor di PlosOne è il primo a concordare sulla necessità di una ritrattazione; altri non l’hanno ritenuta opportuna mentre da altri editor aspettiamo ancora una risposta.

Contemporaneamente, l’Università Cattolica sta valutando, sulla base dei migliori e più efficaci modelli internazionali, la costituzione di una propria struttura che promuova e vigili sull’integrità delle ricerche condotte nel nostro Ateneo (sull’esempio dell’Office of Research Integrity presente in prestigiose Istituzioni di ricerca straniere).

Una prima per l’Italia. Speriamo di leggere presto sul sito della Cattolica il suo codice di integrità,  e che faccia da deterrente…  Cominciano a essere tanti gli articoli di oncologi italiani che vengono ritrattati o segnalati per problemi evidenti anche ai non addetti.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: PageResource

2 Commenti

  1. Una buona notizia.
    Chissà se potrà invogliare l’Università di Firenze a fare altrettanto con gli innumerevoli articoli su cancro, autismo, etc. etc. pubblicati su “predatory journals” dai chiarissimi docenti Marco Ruggiero, Stefania Pacini, Massimo Gulisano …
    E chissà che questo non sia uno stimolo, sempre per l’Università di Firenze, a rivedere la propria policy anche nei confronti di tesi di laurea copiate da materiale negazionista dell’HIV/AIDS pubblicato in Rete. Sennò quegli studenti, che ora fan parte dei gruppi di lavoro dei suddetti docenti, fra qualche anno rischiamo di trovarceli pure in cattedra.

    Ciao Sylvie!

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