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Sugli Appennini vince il turismo del camoscio

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SPECIALE AGOSTO – Un successo internazionale nell’ambito della conservazione che si affianca alla valorizzazione del territorio montano, attirando migliaia di turisti ogni anno: è il caso italiano del “turismo del camoscio”, e parte dagli Appennini.

Il camoscio in questione è una sottospecie italiana, la Rupicapra pyrenaica ornata, e se ne contano a oggi circa 2.000 esemplari. Un numero incoraggiante se consideriamo che agli inizi del secolo scorso ne rimanevano soli 30 individui, principalmente a causa della caccia intensiva, e l’estinzione sembrava prossima. Estinzione non solo sul nostro territorio ma in tutto il mondo, trattandosi di una specie endemica, che dunque si trova solo qui. Grazie a continui sforzi di conservazione e, in particolare, al progetto LIFE Coornata dell’Unione Europea che si è appena concluso, siamo riusciti a salvarlo.

I parchi italiani coinvolti nei piani di conservazione del camoscio appenninico sono il Parco Nazionale della Majella, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco regionale del Sirente Velino, che ospita la colonia più recente. C’è motivo di andar fieri di questo successo, che ha visto nascere sul territorio un tipo di turismo molto specifico: il camoscio appenninico ne è diventato protagonista, e in concomitanza con la sua reintroduzione è partito il progetto Hotel del Camoscio. Nelle strutture del Parco dei Monti Sibillini, tra hotel, agriturismi e bed&breakfast, molte hanno infatti aderito all’iniziativa facendo proprio questo marchio, che simboleggia il sostegno al progetto per tutelare questo animale montano.

Il turismo del camoscio prevede anche corsi e laboratori dedicati alle scolaresche, per imparare a conoscere la sottospecie (e rispettarla, nel caso la si incontri durante un’escursione in montagna) e diffondere le buone pratiche di turismo sostenibile. Il percorso di conservazione di questo ungulato non è tra l’altro solo naturalistico, ma ha assunto un’importante impronta economica: il flusso di turisti nei parchi italiani che lo promuovono, anche dall’estero, è decisamente aumentato sotto la bandiera del camoscio, dando rilievo alle aree faunistiche dell’Appennino e valorizzandone la tradizione, dai ristoranti di cucina tipica fino al turismo sportivo, che si tratti di rafting, trekking o cicloturismo.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Umberto Nicoletti, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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