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Estinzione linguistica, più a rischio le aree in forte crescita

640px-Pieter_Bruegel_the_Elder_-_The_Tower_of_Babel_(Vienna)_-_Google_Art_Project_-_editedCULTURA – Secondo uno studio anglo-danese pubblicato su Proceeding of the Royal Society il problema nel capire il perché una lingua si estingue è dovuto alla scarsa comprensione che abbiamo delle dinamiche politico-economiche delle diverse aree geografiche e come queste diventano fattori di rischio estinzione per una lingua. Anche se potremmo pensare che a essere più a rischio sono le aree geograficamente più difficili, come i poli o i deserti, dove i gruppi linguistici sono meno folti, secondo i ricercatori  il fattore maggiormente determinante in realtà è quello economico. In particolare le lingue che secondo lo studio sarebbero maggiormente minacciate sarebbero situate nei tropici, nell’Himalaya e nel nord-ovest del continente americano, dove vivono piccole comunità in forte crescita economica. Insomma, il solito adagio secondo cui l’inurbamento è uno dei fattori a rischio di perdita della diversità, anche linguistica.

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Queste tre componenti di rischio, fattore geografico, dimensione delle comunità e rapidità di declino del numero di parlanti state istituite per valutare il rischio di estinzione delle lingue, vale a dire i sintomi della messa in pericolo piuttosto che le cause effettive dell’estinzione.

Ad ogni modo, come si diceva il primo fattore di rischio secondo gli scienziati è senza dubbio l’aspetto socioeconomico, che si traduce nella correlazione tra un alto pil pro capite e il diradamento del numero di parlanti di una comunità linguistica, come conseguenza di un’insufficiente trasmissione intergenerazionale. In seguito, il rischio provocato dai fattori geografici e climatici che fanno sì che alcune comunità linguistiche rimangano chiuse e si estinguano con l’andarsene della popolazione più giovane.

Dal punto di vista dei dati, le informazioni su cui il team si è basato per individuare le correlazioni è l’ Ethnologue – 16th edition, che rappresenta la più autorevole fonte onnicomprensiva della distribuzione geografica delle lingue nel mondo per numero di parlanti. Inoltre, il database contiene dati dal 1949 fino al 2005, che permettono di fissare il tasso di crescita o di decrescita del numero di parlanti di un gruppo linguistico in un range temporale molto ampio.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagini:

Immagine di apertura: La torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio

Figura 1: Amano et al., concessione della Royal Society

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

3 Commenti

  1. La solita scoperta dell’acqua calda. Le lingue non si estinguono. Si evolvono, come si evolvono gli esseri viventi di ogni specie animale e vegetale. Alla fine ne rimane qualche traccia fossile. C’è solo una diversità temporale, secoli contro ere geologiche, secondo le contingenze del momento.

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