ATTUALITÀULISSE

Predire la diffusione di ebola con i dati

14739204679_a9c04682c9_zATTUALITÀ – Non è malata di ebola, ma di malaria, la 42enne nigeriana che è stata ricoverata agli Ospedali Riuniti di Ancona. Rientrato l’allarme, il problema della diffusione del virus rimane una delle maggiori preoccupazione delle istituzioni internazionali. Alla Northeastern University di Boston, l’italiano Alessandro Vespignani ha usato il suo expertise nei network complessi per realizzare un modello del contagio di ebola. Il risultato? Per il 24 settembre potremmo toccare quota 10000 casi.

Come ha raccontato a ScienceInsider, il suo lavoro è cominciato a luglio scorso. Usando i dati su milioni di viaggi aerei, flussi di mobilità ricavati dal tracciamento di device mobili, ha costruito una specie di modello del mondo. E poi ci ha messo dentro ebola per macinare centinaia di migliaia di simulazioni. La possibilità che il virus esca dall’Africa Occidentale è piuttosto bassa, almeno secondo lo studio che Vespignani e altri ricercatori hanno pubblicato da poco su PLOS Currents: Outbreak. Ma le probabilità aumentano all’aumentare delle dimensioni del contagio.

Nel grafico si possono vedere le simulazioni dell’andamento del numero di casi di ebola dal 6 luglio scorso e proiettando l’andamento fino al 24 settembre, quando si potrebbe toccare quota 10000. Le proiezioni di Vespignani partono comunque dai dati accertati. Il trend storico dalla metà degli anni Settanta, quando l’ebola virus venne per la prima volta identificato, mostrano in maniera inequivocabile le proporzioni dell’attuale epidemia.

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Il 28 agosto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha previsto che al termine dell’epidemia potremmo arrivare a oltre 20000 casi. Secondo quanto riportato da ScienceInsider, però, queste stime potrebbero essere piuttosto ottimiste e tutti gli epidemiologi contattati sottolineano la concreta possibilità che molti casi non vengano denunciati e registrati dalle autorità sanitarie. Addirittura in una proporzione di tre quarti. Questo fa pensare Christian Althaus dell’Università di Berna, anche lui costruttore di modelli computazionali per la diffusione dell’epidemia, che il conteggio finale potrebbe essere superiore a 100 mila casi.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NIAID, Flickr

Marco Boscolo
Science writer, datajournalist, music lover e divoratore di libri e fumetti - @ogdabaum - marcoboscolo.org - datajournalism.it

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