POLITICA

Dopo il vertice sul clima

POLITICA – Il 23 settembre si è aperto e chiuso il vertice dell’ONU sul clima. A parole tutti sono d’accordo: i cambiamenti in corso sono rischiosi e vanno affrontati senza ritardo.Mini-rassegna stampa su quattro continenti.

Il presidente degli Stati Uniti e il vice primo ministro cinese sono pronti a “mettersi a capo” delle iniziative di riduzione dei gas serra, con impegni da precisare al vertice di Parigi tra un anno; il presidente della repubblica francese annuncia $ 1 miliardo per il Fondo Verde per il Clima che dovrebbe aiutare i paesi poveri a prepararsi al peggio; il presidente del consiglio italiano ripete quanto detto dal presidente ancora per poco della Commissione Europea, con qualche dettaglio fuori tema, come le giostre italiane per i bambini di Shanghai.

I media italiani non sembrano avere inviati a New York. In quelli anglofoni si trova un’ampia copertura della giornata sul Guardian, che riferisce, per esempio, gli impegni presi da alcune nazioni, multinazionali e Ong per far calare il tasso di deforestazione, e fra gli incontri a latere più concreti la BBC segnala quello sull’agricoltura e lo sviluppo  organizzato dalla CGIAR il 25 settembre alla Columbia University con parecchi governanti che due giorni prima erano all’ONU. La conferenza fa parte di altre in cui verranno discussi anche i prossimi obiettivi del millennio che l’ONU dovrà stabilire entro dicembre.

Il quotidiano The Australian di Rupert Murdoch, secondo il quale non esiste alcun riscaldamento globale, è un tantino schizofrenico. Da un lato nega l’effetto serra dei gas serra, applaude il governo conservatore che ha abolito la carbon tax decisa dai sovversivi del governo precedente, Certo, tutta quella CO2 in atmosfera potrebbe portare a una crisi fra 30 anni. Non è il caso di occuparsene proprio adesso che il clima manda segnali contraddittori e magari si raffredda. Però

Oltre $226 miliardi di immobili, strade e ferrovie sulla costa australiana potrebbe essere minacciate dall’innalzamento del livello del mare. .

A voler dirla tutta, la minaccia si è già realizzata:

Sidney sta già affrontando alluvioni che sono diventate tre volte più frequenti nel 20mo secolo quale risultato dell’innalzamento del livello del mare.  

Il governo deve quindi investire miliardi per proteggere beni collettivi e privati, perché orientare l‘economia per renderla meno distruttiva potrebbe essere redditizio, proprio come dicono i sovversivi del New York Times e del Mail & Guardian sudafricano, che riferisce le dichiarazioni dei protagonisti del vertice con un evidente scetticismo, in particolare nei confronti dei propri governanti

Nel 2009, il Sudafrica si è impegno a ridurre le proprie emissioni del 42% entro il 2025. La sua legislazione ambientale è tra le migliori del mondo e le sue ambizioni estreme. In realtà, il Ministero dell’Ambiente che dovrebbe realizzarle ha visto i problemi climatici ignorati dal resto del governo.

La domanda è sempre “chi paga?” quei 19 mila miliardi di dollari del Fondo Verde, previsto dai pochi accordi già raggiunti. Gli USA no, con il Congresso che si ritrovano. Fra le economie emergenti, India, Russia, Brasile e Sudafrica hanno problemi più pressanti. Allora la Cina, oggi campione assoluto nella produzione di gas serra? Scrive il Guardian

emette quasi il 30% of delle emissioni mondiali di CO2. Nel 2013, ogni cinese ha emesso più CO2 di un europeo, circa  7,2 tonnellate/anno rispetto a 6,8.

Per compensare i vicini che ne subiscono l’inquinamento, il governo di Pechino ha promesso 6 milioni di dollari a un fondo verde locale, una miseria. Stando all’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, in un lancio che il quotidiano China Daily non riprende, la posizione degli “esperti” nazionali (cioè governativi) resta quella che cinque anni fa aveva contribuito al fallimento del vertice di Copenaghen:

non possiamo mettere da parte il passato quando guardiamo al futuro. L’anidride carbonica attualmente in atmosfera è stata in gran parte prodotto dal processo di industrializzazione dei paesi sviluppati.

Non è ancora il caso di disperare, il governo cinese è quello che investe di più in energie alternative e rinnovabili perché il degrado ambientale e sanitario dovuto sopratutto alle centrali a carbone sta rallentando lo sviluppo e suscita proteste crescenti. Forse il suo futuro darà ragione al rapporto degli economisti, consegnato al segretario dell’ONU Ban Ki-moon pochi giorni fa, che prevede una gestione più razionale della spesa comunque richiesta dall’aumento della popolazione ($ 89 mila miliardi), con una progressiva “decarbonizzazione” dell’economia globale, realizzata in primis con investimenti nel risparmio energetico.

Perché tutti possano misurare il divario tra le vaghe promesse dei governi e gli interventi indispensabili secondo gli scienziati, Nature Climate Change e Nature Geoscience mettono in open access editoriali, rassegne e commenti usciti in occasione del vertice, e il gruppo di 60 ricercatori coordinato dal Corinne Le Quéré pubblica il “Global carbon budget 2014” su Earth System Science Data, una rivista raccomandata per gli articoli “in discussione”, accessibili a tutti.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Flickr/moad

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