“Hanno scelto l’ignoranza”. Lettera aperta degli scienziati alla politica

6946914191_0b8b748c2c_zPOLITICA – Un gruppo di scienziati si è fatto portavoce di una protesta che sta scuotendo l’intero mondo della ricerca contro i tagli messi in atto dalla politica, pubblicando qualche giorno fa una lettera aperta rivolta ai governanti e al Parlamento Europeo. I firmatari, provenienti da Paesi con situazioni in realtà eterogenee per quanto riguarda la ricerca scientifica (Italia, Spagna, Grecia, Francia, Germania, Portogallo e Inghilterra), hanno riscontrato similitudini molto forti nelle politiche attuate nei confronti della ricerca e dello sviluppo: tagli, tagli e ancora tagli.

Lo slogan che guida la protesta, “They have chosen ignorance” (hanno scelto l’ignoranza), sintetizza molto bene le paure che i ricercatori hanno tradotto in poche righe. In questo periodo di crisi economica le istituzioni europee hanno deciso di ridurre drasticamente i budget dedicati alla ricerca e allo sviluppo (R&D), settore che invece potrebbe aiutare a fortificare il modello produttivo di molte nazioni. Amaya Moro-Martin, un’astrofisica firmataria della lettera, spiega su Nature che, tra i tanti esempi da poter citare, alcuni spiccano. Dal 2009 l’Italia ha visto calare i posti disponibili per ricercatori di circa il 90% e gli investimenti in ricerca di base arrivare quasi a zero. In Spagna la situazione non è migliore, visto che gli investimenti dedicati alla ricerca sono diminuiti del 40% e solo il 10% dei ricercatori arrivati alla pensione sono stati sostituiti. La Grecia ha dimezzato il budget previsto per i centri di ricerca e le università, mentre il Portogallo potrebbe essere costretto a chiudere la metà delle sue unità di ricerca. I tagli, spiega la lettera, sono stati intimati dall’Europa per cercare di ridurre il deficit di queste nazioni ma anche in paesi virtuosi come la Germania, che ha raggiunto l’obiettivo di spendere il 3% del suo PIL nella ricerca, qualcosa sta cambiando. Qui infatti il numero di ricercatori che lavorano con un contratto a tempo determinato è salito all’80%, favorendo l’idea della ricerca come lavoro precario.

Una situazione che sta quindi diventando insostenibile. Francesco Sylos Labini, ricercatore presso il centro Enrico Fermi di Roma e tra i promotori dell’iniziativa, ricorda dalle pagine web di Science che “siamo ad un punto critico. Se non ci sarà un reale sforzo da parte di chi governa per cambiare direzione, tutto il sistema della ricerca pubblica (italiana e non) non resisterà per molto”.

La risposta dell’Europa a questo appello (risposta solo preliminare, ci auguriamo, alla quale ne seguiranno altre, più concrete) è arrivata attraverso Jean-Pierre Bourguignon, presidente dello European Research Council (ERC). Il budget riservato dalla Comunità Europea alla ricerca, dice, è cresciuto dai 55 miliardi di euro del periodo 2007-2013 agli 80 miliardi previsti per il 2014-2020. Tuttavia, ammette, le misure di austerity messe in atto in molti Paesi hanno seriamente compromesso il settore della ricerca.

Per ricordare al mondo politico che abbandonare il mondo della ricerca avrà pesanti ripercussioni nel futuro, i firmatari della lettera chiedono a scienziati, cittadini e a chiunque stia a cuore la scienza di diffondere e firmare l’appello, che ha raccolto al momento circa 5000 firme. Si tratta solo di una delle iniziative previste per protestare contro i tagli alla ricerca. È partito infatti lo scorso 26 settembre un tour in bicicletta della Francia, Sciences en Marche, che vede protagonisti 25 scienziati francesi e che terminerà a Parigi il prossimo 17 ottobre. Sono previsti, inoltre, incontri nelle principali Università italiane, una manifestazione a Madrid e una conferenza stampa a Roma. EuroScientist ha aperto un blog per promuovere la discussione e dove è possibile seguire tutte le iniziative in atto.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: University of Michigan School of Natural Resources & Environmen, Flickr

26 Commenti su “Hanno scelto l’ignoranza”. Lettera aperta degli scienziati alla politica

  1. Letto questo, la tristezza appare.
    E non è il tempo.
    It’s your world – jennifer hudson (feat. R.kelly)

  2. Claudio Casonato // 13 ottobre 2014 alle 19:29 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  3. Tommaso Aniello // 14 ottobre 2014 alle 14:32 // Rispondi

    I Ricercatori prima di pigolare si tolgano di dosso i parassiti, a cominciare da quelli incistati nella Fusione Fredda; si dimostrino capaci di costruire un filtro attraverso il quale nessuno Stronzo Bestiale possa passare.
    http://www.parolacce.org/2014/10/05/the-true-story-of-stronzo-bestiale/

    Trovino il modo di far capire anche a noi ciompi cosa stanno facendo; in mancanza di che, quello zerovirgola per cento del mio reddito che gli viene trasferito, me lo voglio sparare per me e per la mia famiglia.

    Saluti.

    TA

    • Carlo Pezzoli // 14 ottobre 2014 alle 19:19 // Rispondi

      Condivido in pieno. La ricerca è un mantra sul quale campano molti sfaccendati. Cercare che cosa? Capisco la ricerca delle aziende private, che studiano il modo di migliorare i loro prodotti col minor costo possibile, ma lo Stato da dove deve cominciare? In America non si contano gli scandali dei finanziamenti concessi sulla base di pubblicazioni truccate in partenza. Ma l’America ha le spalle larghe e può correre il rischio. Per gli stati che riescono a malapena a campare il discorso è diverso. Meglio dedicarsi alle infrastrutture, scuola compresa, per dare ai cittadini una base da cui cominciare. La ricerca è comunque una scommessa. Anche uno che va in cerca di funghi può fare chilometri con la macchina, camminare per ore in ambienti impervi e talvolta rischiosi, per tornare a casa con mezzo chilo di porcini mezzi marci. Lo fa a suo rischio e pericolo. E’ una passione, come quella di chi fa ricerca di base per proprio conto, nella speranza di risolvere qualche problema e di passare alla storia, magari inserito in un contesto universitario, mentre si guadagna la pagnotta con l’insegnamento.
      La ricerca è un mantra come le riforme. Tutti sanno quali, ma nessuno sa come. Le sento invocare da tutta una vita, e sono molto vecchio!

      • Rispondo a Carlo per rispondere anche a Tommaso. Certamente chi fa scienza e ricerca deve cercare di esplicitare per il grande pubblico i motivi e lo spirito della sua ricerca, e a questo deve servire la divulgazione scientifica. La mancata attuazione di ciò è in parte causa dell’antiscientismo dilagante. D’altronde, chi non è addetto ai lavori non deve avere l’arroganza di poter capire tutto: questa storia del “se non lo posso capire allora è brutto e cattivo” deve finire. Lo scibile umano è talmente avanzato che spesso, ad alti livelli, basta una piccola diversificazione delle competenze per perdere la piena capacità di comprensione. “La ricerca è un mantra sul quale campano molti sfaccendati” è una frase che riassume perfettamente la piena arroganza di alcuni cittadini di cui parlavo sopra. Se facessimo capo solo all’utilitarismo, oggi non avremmo nè le conoscenze di base – impoverendo immensamente la cultura umana – nè le infrastrutture, per costruire le quali si sono usate e si usano tecniche fondate proprio sulla validità della ricerca di base. Il punto non è solo questo però: non solo si vuole delegittimare la ricerca di base con un freddo approccio utilitaristico, ma lo si fa anche con malizia, dettata proprio da quel “se non lo posso capire allora è brutto e cattivo”. Ben pochi infatti attaccano la scarsa utilità della Divina Commedia o della Gioconda, mentre molti sprecano parole contro l’inutilità dell’Algebra o della Fisica Quantistica. Sempre perchè, se loro non possono capire, allora è brutto e cattivo.

      • La ricerca è un “mantra su cui campano molti sfaccendati”?
        Signor Carlo, faccia un giretto in un centro di ricerca pubblico, sarà il benvenuto. Troverà gente che lavora 12 ore al giorno, comprese le domeniche, gente che si porta attrezzature da casa. Gente che tira avanti per passione con stipendi da fame e contratti che definire precari è riduttivo.
        Gente che poi brevetta vaccini, molecole, cultivar, che pubblica scoperte fondamentali per la medicina, l’agricoltura, l’industria e ci rende, nonostante tutto, uno dei Paesi più competitivi al mondo.
        Quando farà un esame radiologico, un’operazione chirurgica, quando installerà pannelli solari alla sua casa, si chieda da dove vengono quei macchinari e quelle conoscenze. Ebbene si, dai “cercatori di funghi”.
        Conoscenze e macchinari che poi vendiamo a tutto il mondo contribuendo al PIL (e c’è ancora chi definisce i contributi alla ricerca “a fondo perduto”!!!).
        Signor Tommaso, si goda il suo “zerovirgola”. Ma sappia l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, e se non ci fosse la ricerca a modernizzarlo, il lavoro, a renderlo competitivo e redditizio, oggi non saremmo fra i Paesi con la più alta qualità della vita e servizi sociali e con la più alta aspettativa di vita al mondo.
        Saluti.

    • “Trovino il modo di far capire anche a noi ciompi cosa stanno facendo” , guardi esistono database con milioni di articoli di scoperte, che inoltre vengono aggiornati ogni giorno con centinaia di nuove scoperte da tutto il mondo. Dia un occhiata al sito http://www.pubmed.gov, linguaggio troppo tecnico e difficilmente comprensibile per gli addetti ai lavori? legga le riviste\sito di Science o Nature ed altre decine di riviste di questo tipo che ne riportano i riassunti. Ancora troppo complesso? Legga Le scienze che è una rivista divulgativa italiana. Se non è a conoscenza di quello che si fa è per lo più colpa sua che non si informa, le scoperte scientifiche che ogni giorno si fanno sono sotto gli occhi di tutti (ovviamente di chi le cerca). Senza ricerca saremmo ancora all’età della pietra, è essenziale per progredire come civiltà e su questo non ci piove.

  4. Mamma mamma, guarda! I commenti ggentisti!

  5. L’imbecillità dei due signori qua sopra è precisamente il motivo per cui l’Italia non ha alcuna speranza di rialzarsi.
    Inutile ricordargli che il motivo per cui possono scrivere simili idiozie da casa con il loro pomposo sedere posato in poltrona è che qualcuno che ha fatto ricerca di base si è inventato prima i computer e poi ha messo a punto internet.
    Inutile ricordargli tutte le comodità che hanno sotto mano nelle loro case sono il frutto di decenni di ricerca sull’interazione elettromagnetica (ma d’altronde Maxwell, Faraday, Tesla, Coulomb e gli altri sono stati tutti sfaccendati).
    Inutile ricordargli che se non devono andare al lavoro a piedi è perché qualche idiota nell’800 ha inventato una cosina chiamata termodinamica.
    Quando prenderanno le loro auto per fare un viaggio e per non perdersi si faranno guidare da un navigatore satellitare, non avranno idea che non potrebbe funzionare mai senza la teoria della relatività di Einsein (altro sfaccendato naturalmente).
    E quando andranno a curarsi in ospedale faranno finta di non sapere quanti anni di ricerca sono serviti per mettere a punto le pratiche e le medicine che gli salveranno la vita.
    Perché? perché hanno scelto l’ignoranza. D’altra parte è molto più confortevole fare finta di non essere insignificanti di fronte al lavoro del più mediocre dei ricercatori.
    Voi pretendereste che gli scienziati vi venissero a spiegare le loro ricerche? Non riuscireste a capirne nemmeno le intestazioni.

  6. Prego tutti di moderare i termini. Non censuriamo i commenti, ognuno ha diritto di esporre le proprie opinioni, ma se diventano offensivi verranno rimossi. Questo lo lasciamo come esempio da evitare, altri su questo tono non saranno pubblicati. Tutti liberi di esporre le proprie opinioni, ma attenzione al linguaggio.

    • Con tutto il rispetto, e premettendo che sono d’accordo sul fatto che la conversazione debba rimanere civile… Ma davvero?
      Io mi faccio un culo tanto con laurea, specialistica, dottorato, post doc, via discorrendo; perdo anni della mia vita a studiare e formarmi su una determinata tematica in modo da poter dare il meglio di me per intraprendere una professione così difficile che è quella del ricercatore…. e devo starmi zitto e muto quando due “ciompi” me ne arrivano con una faccia tosta simile, portando niente se non argomentazioni populiste?
      Pretendono che *io* mi giustifichi, con *loro*? Ovvio che uno alla fine perde la pazienza e abbandona i modi educati di porsi.

      Ovvio che una maggior divulgazione scientifica non farebbe che bene al popolino, ma il sapere è pubblico, ci sono decine di migliaia di articoli di educazione scientifica di base fuori dai paywall, riviste divulgative per addetti e non addetti ai lavori reperibili ovunque.
      Con tutta questa possibilità di informarsi l’ignoranza è una scelta, richiamando l’articolo. Sono loro che si devono informare, non devo andare io casa per casa a spiegare al cittadino medio quel che sto facendo (che comunque non mi capirebbe).
      Se loro possono permettersi di essere ignoranti è perché c’è chi, come noi, gli permette di esserlo. E lo fa col sudore della propria fronte.

      Tutti sono liberi di esprimere le proprie opinioni, ma per poterlo fare c’è bisogno di averne una, almeno. Nemmeno l’umiltà di tacere se non si sa di che si parla.

      • Tommaso Aniello // 16 ottobre 2014 alle 17:42 //

        E’ vero, sono troppo ignorante, non riesco nemmeno a capire come fanno a Torino a strizzare fuori i neutroni dai sassi mediante una pressa.

      • Facciano*, signor Aniello.
        Notevole poi il fatto che invece di tirare fuori una qualsiasi argomentazione, per replicare si risponda con “l’ironia”.

    • Stavo per scriverlo, sono un altro Stefano, e condivido la sostanza di ciò che scrive Stefano sopra, Ma il linguaggio offensivo non aiuta. Cordiali saluti.

  7. Carlo Pezzoli // 16 ottobre 2014 alle 18:52 // Rispondi

    Con tutte le scoperte di cui sopra, dopo gli enormi guadagni realizzati con le stesse, si ha ancora il coraggio di chiedere altri soldi? Alla faccia!

    • Perché notoriamente le ulteriori ricerche si finanziano con la simpatia e i buoni sentimenti.Avete mai, non dico messo mano, perlomeno ficcato il naso in un bilancio di un qualsiasi laboratorio universitario; per dirne una?

      • Sandro, dovevi ascoltarmi quando ho detto che era inutile cercare di educarli 🙂
        Temo per che per Pezzoli sia troppo difficile capire che la ricerca di base, che viene poi effettivamente applicata ai prodotti commercializzabili, non venga fatta dalle stesse entità che guadagnano dalle vendite della tecnologia da essa derivante. E sono abbastanza sicuro che cercare di capire il concetto che brevettare la ricerca di base per ricavarne dei soldi è un crimine contro l’umanità gli farebbe scoppiare un embolo.

  8. Carlo Pezzoli // 17 ottobre 2014 alle 19:17 // Rispondi

    E io dovrei contribuire a mantenere quel giovane che si fa un culo tanto con laurea, specialistica, dottorato e via elencando. Ma chi crede di essere? Se è tanto bravo si faccia la strada che meglio crede e non rompa. Forse la sua capacità dialettica non è all’altezza della vis polemica. Invecchiando, maturerà anche lui.

    • Stellina mia dolce, a parte che una buona porzione del mio percorso formativo è sostentato in gran parte dalle mie tasse e quindi ancora una volta ha cannato bersaglio; è anche e sopratutto grazie al fatto che quelli come noi vengono “mantenuti” che le può stare qui a sparare boiate in libertà su argomenti che non conosce e che nemmeno si cura di comprendere, sparando sentenze dall’alto di cosa?, se non di un trono di ignoranza.

      Siamo noi che forniscono a quelli come lei il benessere su cui tronfio si permette di esprimere giudizi colmi di becera arroganza verso mondi che non conosce e di cui ignora le meccaniche.

      Lo stesso meccanismo che critica, ovvero il contributo mediante tasse di tutta la comunità (ci mantiene, dice lei. Pft.) è lo stesso che permette ai suoi figli di iscriversi all’università senza che lei debba ipotecare casa per pagarne i costi, è lo stesso sistema che le permette di avere esenzioni per procedure sanitarie, di far evolvere la ricerca scientifico-tecnologica nel paese.

      Non colpisce lei direttamente (forse. ne riparleremo se e mai -dio non voglia-, lei sarà costretto ad assumere farmaci sviluppati da ricercatori per evitarle la morte per patologie oggi ridicolmente innocue grazie proprio alla ricerca) ma è un bene per la comunità.
      Di cui fa parte anche lei.

  9. Non ha veramente senso, oggi, fare i conti in tasca a chi lavora e fa ricerca.
    Giusto cercare sempre di ottimizzare e migliorare il rendimento delle risorse, ma i maniaci del risparmio non sanno che per farlo servono INVESTIMENTI e non tagli.
    La politica e la cultura dei tagli, anche in altri ambiti oltre alla ricerca, è un fallimento da 30 anni a questa parte, in tutti gli ambiti in cui ha fatto breccia, questo è un semplice dato di fatto da riconoscere.

  10. Senza ricerca non c’è progresso né competitività.
    Un paese che non fa ricerca è un paese moribondo, e la situazione della ricerca in Italia è drammatica. Ormai non si tratta più solo della famosa “fuga di cervelli” (nel mio campo tutti i ricercatori che conosco (tutti) hanno abbandonato o sono in procinto di abbandonare il paese per mancanza di possibilità, me compreso). Pensate al paradosso… l’Italia di fatto investe fin dalla scuola dell’obbligo nella formazione di menti brillanti, che sono tuttavia destinate in modo sistematico a portare la loro produttività e la loro competitività altrove, quindi sobbarcandosi di molte spese ma negandosi ogni vantaggio.
    Se alcune menti semplici non riescono a comprendere l’importanza (a tutti i livelli) della ricerca, e cosa significhi avere una generazione di ricercatori sfiduciati, sottopagati, disoccupati, senza possibilità di costruirsi una carriera né una famiglia (perché cambiano lavoro e Paese ogni due anni in media), sono problemi loro. Ma non vadano a raccontare la storiella dei fannulloni e delle ricerche inutili, e abbiano la cortesia di tacere la loro sconvolgente ignoranza e miopia.

  11. Alcuni dei commenti non meritano risposta. Come si può discutere con una persona che inizia scrivendo “I Ricercatori”?. Come si può discutere come una persona che tenta di descrivere in poche righe il comportamento di una categoria professionale che raccoglie milioni di persone nel mondo, che si occupano di migliaia di argomenti differenti, in centinaia di contesti eterogenei per risorse, scopi, impatto, e con decine di condizioni contrattuali diversi? Gli Stronzi Bestriali valli a cercare altrove, e tieniti pure lo zerovirgola di reddito. Poi però non lamentarti se, per fare un esempio tra i tanti possibili casi di scarso interesse privato, la cura delle malattie rare stenta a progredire.
    La mia stima a Stefano.
    Ai detrattori, suggerisco questa lettura:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Dunning%E2%80%93Kruger_effect
    …e un monito:
    “But I, being poor, have only my dreams;
    I have spread my dreams under your feet;
    Tread softly because you tread on my dreams.”

    Saluti,
    DS

  12. Non sono un ricercatore ma un semplice ingegnere libero professionista sposato con un chimico dottorata ex-ricercatrice ed ora solo mamma casalinga. Vi “confesso” che ho contatti con persone laureate e vi posso assicurare che mi cascano i cosiddetti testimoni sentendo i loro commenti ed opinioni con cui si identificano riguardo a tutte le castronerie presunte/pseudo-scientifiche, tra cui last but not least “la ricerca in vivo sugli animali non serve a niente” (quoto un biologo!!!!) e “col bicarbonato si cura il cancro (quoto un laureato farmacista). Quindi figurati col popolo non laureato! Capisco il vostro dramma e come posso, oltre alle tasse anche attraverso le mie scarne donazioni, tento di aiutare “voi simpatici sfaccendati che non fate un emerito …” ma contro i kruger-dunnings c’è poco da fare. Vi potete sgolare, spiegare, semplificare ma il risultato è lo stesso: tempo perso. Infatti alla fine abbiamo deciso: appena sentiamo un incipit di qualunque discorso a-scientifico, e parecchi sono convinti che la nostra sia fede nella SCIENZA, no è il metodo che vi è dietro in cui abbiamo fede, abbandono discorso e dopo un po’ di tempo abbandoniamo anche le persone, che diventano sconosciuti per poi sparire nel mare magnum dell’umanità. Gli altri di voi tengano duro come possono. E chi può, abbandoni ‘sta nazione. Come disse Scipione l’Africano, morendo in esilio a Villa Literno “Ingrata patria, non avrai le mie ossa.”

  13. Gente… Nessuno si rende conto che questa è una guerra tra poveri? Vi state scannando per qualcosa che è già stato deciso e se la ride del nostro chiasso!!! Chi detiene il potere vuole questo!

  14. Senza la ricerca e le intelligenze più vive, saremmo ancora al medio evo.negli ultimi 150 anni, il mondo è cambiato ed è progredito, anche grazie ai ritrovati dei ricercatori. Per non parlare l’aspettativa di vita. Grazie ricercatori e ricercatrici. Grazie scienziati, io do volentieri il mio zero virgola alla ricerca.

  15. Vorrei essere un topo di sessanta chili

2 Trackbacks / Pingbacks

  1. Gli scienziati europei alla politica: “Avete scelto l’ignoranza” | 5 MINUTI PER L'AMBIENTE
  2. “Hanno scelto l’ignoranza”. Lettera aperta degli scienziati alla politica | Pianetablunews

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: