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Presente e passato (del pomodoro)

Oggi cento volte più grande dei suoi antenati selvatici, grazie a due gruppi di geni

6033999022_3b7d8b9656_zSCOPERTE – Un gruppo internazionale di scienziati, il Tomato Genome Consortium, ha da poco pubblicato sulla rivista Nature Genetics la storia del genoma del pomodoro, sia di quello coltivato (Solanum lycopersicum) che di quello selvatico (Solanum pimpinellifolium), passando per ben 360 varietà diverse. Lo studio è riuscito a mostrare in modo molto dettagliato in che modo i primi processi di domesticazione della specie, insieme agli incroci, abbiano influenzato le caratteristiche genetiche dei pomodori moderni.

Tra le future applicazioni, complice la maggiore conoscenza che abbiamo ora del frutto e della sua resistenza a fattori come siccità e parassiti, potrebbe esserci un miglioramento della produzione. Presto potremmo ad esempio essere in grado di selezionare varietà più resistenti alle differenti tipologie di stress, come anche regolare tempistiche di maturazione e caratteristiche stesse del pomodoro.

Le analisi degli scienziati hanno evidenziato quali sono le regioni che più di tutte sono state oggetto di selezione (la differenza tra i due genomi, coltivato e selvatico, è di circa lo 0,6%), e scoperto che sono due i gruppi indipendenti di geni responsabili d’aver reso i pomodori commerciali che conosciamo circa cento volte più grandi dei loro antenati selvatici. Tra le novità più importanti individuate dai ricercatori vi è il fatto che mentre alcune regioni del DNA si sono mantenute nel corso degli anni, altre sono state ridotte drasticamente nelle variazioni genetiche: le più evidenti riguardano il DNA circostante i geni che regolano le dimensioni dei frutti, o che conferiscono resistenza alle patologie che colpiscono la pianta.

Secondo il team del Tomato Genome Consortium, la prima attività nella quale impegnarsi ora è aumentare la diversità genetica dei pomodori, aiutando le varie realtà che conservano i semi delle varietà meno diffuse (specialmente quelle più antiche): saranno fondamentali negli anni di ricerca a venire, oltre che per gli incroci. Insomma, aveva ragione Rat Man quando diceva che “anche i pomodori sanno che non si sfugge al passato”.

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Dwight Sipler, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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