CULTURA

Brain is a brain. Lo dice il moscerino

Bertram Gerber studia da anni il cervello della Drosophila per indagare la mente umana

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SPECIALI – Come funziona la mente umana? È una macchina o qualcosa d’altro? Mente e cervello sono sinonimi? Sono secoli che l’uomo moderno si sta ponendo domande come queste, ma secondo Bertram Gerber il punto di partenza per ottenere una risposta deve essere uno: “Brain is a brain. Stop”. Il cervello è un cervello, non una macchina idraulica, come ha pensato qualche nostro avo, e non un circuito elettrico. Il cervello è un organo del nostro corpo, e se proprio vogliamo studiarlo attraverso un modello di riferimento, allora che il modello sia non solo biologico, ma anche il più semplice possibile. Questa la posizione sostenuta da Gerber all’incontro tenutosi in occasione del Festival della Scienza di Genova, davanti a una platea nutrita e interessata. Gerber, docente di Genetica Comportamentale all’Università di Magdeburg e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Leibniz Institut für Neurobiologie, da anni studia il cervello dei moscerini della frutta per capire come funziona la nostra mente, in termini di decision making, di memoria e di apprendimento.

Il modello dei moscerini della frutta non è scelto a caso. La struttura molto semplice dei cervelli di questi animali infatti permette di comprendere alcuni elementi del funzionamento del cervello umano, altrimenti difficilmente indagabili studiando direttamente il nostro cervello. L’aspetto interessante è che le questioni discusse, cioè cosa accade nel nostro cervello mentre ci accingiamo a prendere una decisione o durante l’apprendimento, o come avviene il processo di immagazzinamento della memoria, sembrano troppo grandi e profonde rispetto alla vita del moscerino. Come possiamo insomma rispondere alle questioni che riguardano la base neuronale del libero arbitrio utilizzando come modello di riferimento un animale così semplice? Ebbene, conferma Gerber, si può. Partendo dalla percezione.

Secondo Gerber e colleghi, questo modello animale permette di studiare i diversi stadi di cui si compone la percezione, nel caso specifico olfattiva, osservando che cosa accade nel suo sistema nervoso quando cerca di riconoscere un odore. Per farlo Gerber utilizza nei suoi esperimenti per esempio tecniche di imaging ottico, che permettono di testare, fra le altre cose, come si comportano i neuroni sensoriali e come le attività fisiologiche sono modificate dall’esperienza.

“Ci sono quattro domande fondamentali a cui la scienza sta cercando di dare risposta – racconta Gerber – e cioè che cos’è la materia, perché esiste l’Universo, che cos’è la vita e, appunto, come funziona la nostra mente. Ebbene, almeno per quanto riguarda quest’ultima domanda, io credo che possiamo fare dei passi in avanti significativi proprio studiando un animale in apparenza poco interessante come il moscerino della frutta”.

@cristinadarold

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Image Editor, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

5 Commenti

  1. Credo che “le quattro domande che si pone la scienza” siano senza risposta. In particolare, quella riguardante il funzionamento della nostra mente, sembra avere a che fare col Principio di Indeterminazione di Heisenberg.
    Posto che il nostro cervello è in continuo divenire ed altrettanto lo sono gli stimoli con cui interagisce, non è possibile avere un quadro stabile del suo funzionamento.
    Si potrebbe chiamare in causa anche il Principio di Incompletezza di Godel, secondo il quale l’autoreferenzialità di una affermazione si basa su assiomi indecidibili. Ma forse è solo filosofia!

  2. Delle quattro domande fondamentali che ci si pone mi sembra che quella che riguarda il funzionamento del nostro cervello,più che la nostra mente,sia la più abbordabile,e può rispondere anche alla domanda sulla vita.
    Parlare di funzionamento della nostra mente,mi sembra di parlare di una cosa immateriale come l’aria fritta.
    Per il sottoscritto è tutta una questione di approccio al problema.
    Quando si riuscirà a capire come si assembla la corteccia cerebrale nell’embrione e nel feto,non si potrà fare a meno di capire come funziona il cervello umano.
    Mi dispiace per i signori Gerber e colleghi,ma i primitivi e semplici nuclei nervosi dei cervelli di moscerino,non daranno mai alcuna indicazione utile per capire il funzionamento del cervello umano,al massimo si accorgeranno che il tutto costituisce un meraviglioso e incredibile automatismo cellulare e molecolare,ma sempre automatismo.
    Per adesso pensare di seguire nei particolari lo sviluppo del cervello umano in un embrione è pura fantascienza.
    Perciò per ora non rimane altro da fare che affidarsi alla fantasia,o almeno,a quella poca che è rimasta ai nostri neuroscienziati,vista la moda che spopola delle simulazioni al computer di modelli matematici,che sembrano ormai diventate delle protesi cognitive per amplificare la propria logica.

    1. Sono dell’idea che il concetto espresso da fiorenzo contenga un pregiudizio iniziale, cioè quello di tenere distinto il cervello dalla mente. Credere nell’esistenza dell’anima è un atto di fede e non scientifico. Sarebbe come scindere un corpo incandescente dal calore che emette, ma forse l’esempio è troppo riduttivo. Già distinguere gli automatismi di un essere vivente dal libero arbitrio umano mi sembra arbitrario. Che sappiamo noi della “coscienza” di un moscerino? Se confrontiamo le connessioni molecolari di un cervello umano con quello della drosofila ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di una questione quantitativa. Le opportunità si moltiplicano in modo esponenziale, ma noi non possiamo comprendere i meccanismi con cui facciamo una scelta piuttosto che un’altra. Noi stessi siamo un ingranaggio di quella macchina infinita che è l’Universo. Al massimo possiamo renderci conto degli ingranaggi che ci interessano più da vicino, ma non potremo mai avere una visione di tutto l’insieme. Come ho già detto, possiamo fare soltanto della filosofia.

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