Diario di bordo

Un viaggio per studiare le sorgenti in fondo all'oceano

Alvin_deck_4762
2. Prima immersione

Sono ormai due giorni che abbiamo lasciato la sicurezza del porto. La navigazione, accompagnata da delfini, gabbiani e sule, procede senza intoppi, nonostante le numerose perturbazioni che occasionalmente ci fanno ballare mettendo a dura prova i deboli di stomaco. All’alba del terzo giorno siamo finalmente arrivati a 9.50ºN sulla EPR. I primi ad immergersi sono il capo spedizione, Dr. Stefan Sievert del Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), e il suo graduate student, Jesse McNichol. Ogni mattina le operazioni cominciano all’alba con i check pre-dive e il controllo dei numerosi apparati di sicurezza. Alle 7.30 il sommergibile viene spostato su rotaie sulla poppa del R/V Atlantis, e il pilota e i due scienziati entrano nella sfera. Alle 8.00 in punto il sommergibile viene calato in acqua. In pochi minuti due sommozzatori sganciano l’Alvin dalla nave madre ed effettuano gli ultimi controlli prima dell’immersione. Di li a poco il pilota riempie i ballast e il sottomarino comincia la sua discesa verso il fondo. Ci vorranno circa due ore per raggiungere i 2.500 metri di profondità, dove l’Alvin e i suoi occupanti saranno impegnati nella raccolta di preziosi campioni scientifici prima di tornare in superficie otto ore più tardi.

L’Alvin, il sommergibile disegnato e costruito presso i laboratori del WHOI nei primi anni ’60 è alla terza generazione. Una vera meraviglia dell’ingegneria. Nel 1966 ha ritrovato per conto della Marina Statunitense una bomba H persa accidentalmente a largo delle coste spagnole. Nel 1977 ha scoperto gli hydrothermal vent profondi al largo delle isole Galapagos, una scoperta considerata da molti tra le più’ importanti del secolo scorso. Nel 1986 viene utilizzato per esplorare il relitto del Titanic.

1. Partenza!

Dopo due giorni di frenetico lavoro per preparare e imbarcare tutto il materiale e le attrezzature scientifiche alle 8.00 siamo finalmente salpati. La spedizione, organizzata dal Woods Hole Ocenographic Institution ci porterà sulla dorsale medio oceanica dell’East Pacific Rise, una frattura del fondale oceanico dove due placche tettoniche si allontanano e nuova crosta terrestre viene formata continuamente. L’obiettivo della spedizione è studiare le sorgenti idrotermali profonde, o hydrothermal vents, il nome con cui sono note nella comunità scientifica.

Questi ambienti, nascosti nel fondo degli oceani, ospitano comunità di esseri viventi completamente indipendenti dalla luce solare e dai prodotti della fotosintesi. L’intera catena trofica si basa sulla capacità di speciali microorganismi di utilizzare l’energia geotermica, sotto forma di composti ridotti, per fissare l’anidride carbonica e produrre biomassa. La chemosintesi, questo il nome scientifico, funziona in maniera simile alla fotosintesi, ma invece di utilizzare la luce come fonte di energia utilizza sostanze di origine geotermale, come per esempio l’idrogeno e l’idrogeno solforato. Metabolismi simili a questo potrebbero aver sostenuto la vita miliardi di anni fa, quando l’atmosfera di ossigeno e la fotosintesi che conosciamo oggi non erano ancora apparsi sulla terra. Come in un immaginario viaggio nel tempo, ogni volta che ci immergiamo in questi remoti ambienti siamo più vicini a quelle che potrebbero essere le origini della vita sul pianeta terra.

Mentre scrivo queste parole la nave lentamente si allontana dalla banchina. Un movimento impercettibile, quasi non me ne rendo conto. Poco dopo alzo gli occhi e il porto di Manzanillo è solo un’ombra all’orizzonte.

Atlantis_Manzanillo

La Nave Oceanografica R/V Atlantis del Woods Hole Ocenografic Institution ormeggiata nel porto messicano di Manzanillo il giorno della partenza per la spedizione AT26-23

Per saperne di più

In search of life smoking guns” by Jen Barone, publicato su Nautil.us issue 17
http://nautil.us/issue/17/big-bangs/in-search-of-lifes-smoking-gun

The Story of Earth” by Robert Hazen, publicato da Penguin Books
http://www.amazon.com/The-Story-Earth-Billion-Stardust/dp/0143123645

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Donato Giovannelli

Informazioni su Donato Giovannelli (2 Articles)
Donato Giovannelli is a postdoctoral research fellow in Marine Microbiology at the Institute of Marine and Coastal Science, Rutgers University, USA and guest scientist at the Institute of Marine Science CNR-ISMAR, Ancona. Co-founder of the nanotechnological startup Nano-Tech Srl, Donato writes about science, entrepreneurship and sea. Follow him on twitter at @d_giovannelli

3 Commenti su Diario di bordo

  1. Carlo Enea Pezzoli // 6 novembre 2014 alle 12:45 // Rispondi

    Non credo che la chemiosintesi estragga l’energia dall’idrogeno e dall’idrogeno solforato. Penso più probabile che i microrganismi si servano dell’energia degli infrarossi per estrarre carbonio dal metano,come le alghe primordiali si sono servite delle onde luminose per estrarre il carbonio dal CO2. Evidentemente, alla base di ogni processo di biosintesi ci sta il carbonio allo stato nascente, che con la successiva combinazione con altri micro elementi, oltre all’idrogeno ed all’ossigeno che sotto forma di acqua ne rappresentano sempre la parte preponderante, garantisce la continuità del processo vitale. Rimane sempre da spiegare come tutto possa avere inizio, perché ogni processo vitale cessa di essere tale nel momento stesso in cui lo vivisezioniamo e noi non possiamo coglierne il meccanismo.

  2. Per E. Pezzoli: una spiegazione su come ogni processo vitale possa aver avuto inizio consiste in un occasionale incontro tra molecole adatte; è vero che la probabilità di questo evento è estremamente ridotta, ma è anche estremamente lungo il tempo che è passato. E questo potrebbe bastare per spiegare uno sviluppo “spontaneo” della vita.
    Per D. Giovannelli: mi permetto una nota da “nerd”. Salpare significa trarre qualche cosa dal mare: si salpano le reti e si salpa l’ancora. Se si vuole alludere alla partenza su una nave si dovrebbe dire “abbiamo salpato (sottinteso: l’ancora)” e non “siamo salpati”. Mi scuso per l’amichevole osservazione.

  3. ste bomba santi // 8 novembre 2014 alle 8:09 // Rispondi

    Complimenti per le tue ricerche. Donato orgoglio di Ancona e del rugby anconetano!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: