WHAAAT?

La matematica spiega gli hipster

Chi sono? Dove li si può incontrare? E soprattutto, perché alla fine si vestono tutti allo stesso modo? Lo spiegano l'oscillazione di Hopf e la teoria dei minority games

14181904232_016725e041_zWHAAAT? Il venerdì casual della scienza-  L’idea di hipster, che a noi forse ormai suona come qualcosa di recente invenzione, in realtà è nata negli anni Quaranta, per descrivere gli appassionati di jazz e bebop. A un certo punto le è successo qualcosa e questo abusato termine è andato a descrivere una sottocultura fatta di musica indie, prodotti equosolidali, vestiti se possibile vintage e insomma, uno stile di vita alternativo. Con i wayfarer.

Sul TIME e su Wikipedia ma ancora non sappiamo chi sono

In realtà già il semplice fatto di poter fare su due piedi un identikit dell’hipster fa capire come la loro missione originaria sia fallita: nel volersi allontanare dalla maggioranza, gli hipster hanno finito per assomigliarsi tra loro. Sarà che l’imitazione è nella natura umana, ma resta un paradosso. Cos’è davvero l’animale hipster? Perché ama le macchine fotografiche analogiche e i baffi? Dove vive? Secondo Wikipedia, a Roma le zone hipster per eccellenza sono il Pigneto, il Rione Monti e il quartiere di Testaccio, nei pressi dell’ex-gasometro. A Londra invece gli hipster tendono a frequentare Shoreditch. Nella vostra città dove sono? Cosa fanno? E soprattutto, chi sono?

Qualcuno ha fatto indagini sociologiche per scoprirlo, altri pensano semplicemente che gli hipster siano persone che hanno nostalgia di epoche in cui non hanno mai vissuto (chi non la ha in fondo?) e nel 2009 ne scrisse anche Dan Fletcher sul TIME, descrivendoli come un quelli che pensano Kanye West abbia copiato loro gli occhiali da sole, talmente bravi nello studiare nel dettaglio ogni particolare del loro stile di vita da convincerci che in realtà non gliene freghi niente. Poi c’è anche chi ritiene che la cultura hipster sia un mito creato dal marketing, ma questa è un’altra storia anche perché parlare di hipster nel 2014 è effettivamente un po’ troppo mainstream. 

E se poi si assomigliano tutti?

Veniamo a chi la domanda “perché la sottocultura hipster funziona come funziona (e come possiamo sfruttarla)?” se l’è posta seriamente, per poi scriverci un paper e pubblicarlo su Arxiv. Per esempio il matematico Jonathan Touboul del Collège de France, autore di The hipster effect: When anticonformists all look the same (L’effetto hipster: quando gli anticonformisti si assomigliano tutti). Il presupposto di Touboul, preso in prestito dalla blogger Julia Previn, è questo. Gli hipster rifiutano le etichette e l’essere etichettati, ma si vestono tutti allo stesso modo, si comportano allo stesso modo e si conformano nel loro anticonformismo. Il fatto che esista un look hipster non va contro ogni tipo di ideologia hipster? Sì. La risposta è sì. Per garantire la serietà del suo studio, Touboul ci tiene a sottolineare che non si aspetta che i suoi modelli matematici rappresentino davvero tutti gli hipster del mondo, ma che la metafora gli sembrava calzante e illuminante.

Al di là di aiutarvi a scegliere la giacca più trendy per questa stagione, uno studio dei comportamenti hipster può avere implicazioni per comprendere alcune strategie finanziarie (ad esempio quando mentre tutti vendono qualcuno invece compra) come anche aiutare gli esperti a capire meglio alcune dinamiche delle scienze sociali. Soprattutto in un momento storico in cui la diffusione delle mode è spesso legata a singoli individui più influenti. In attesa di capire appieno questi fenomeni da nuovi punti di vista, cerchiamo di comprendere perché gli hipster finiscano per copiarsi tra loro. Secondo Touboul il tutto si può spiegare tramite la fisica statistica, le transizioni di fase e le mode che “si evolvono nel tempo come una funzione periodica”.

Oscillazioni (ma non tra Wes Anderson e Woody Allen)

Gli hipster, secondo la teoria di Touboul, non possono sapere in tempo reale cosa decidono gli altri hipster, quindi prendono le decisioni in ritardo. Come spiega il matematico francese nel paper, sfruttando la biforcazione di Hopf lo studio ha dimostrato che, in contrasto con quanto succede nei sistemi cooperativi classici, le popolazioni di individui che prendono decisioni opposte a quelle della maggioranza (in questo caso gli hipster) vanno incontro a transizioni di fase, ovvero a quei passaggi di un sistema da uno stato di aggregazione a un altro differente, fino a raggiungere una condizione di sincronizzazione.

La biforcazione di Hopf studia in che modo le oscillazioni cambiano nel tempo, in questo specifico caso indaga come gli hipster tengono traccia del cambiamento da una moda all’altra tra le persone mainstream. In pratica il ritardo collettivo della comunità hipster nel rendersi conto che va di moda il parka determina oscillazioni più intense, che diventano sempre più larghe con il passare del tempo. “Se osservi grandi gruppi di persone che interagiscono tra loro – che si tratti di hipster, operatori di borsa o qualsiasi gruppo che vada contro la maggioranza – cercando di essere differenti, ti accorgi che finiranno sempre per fare la stessa cosa allo stesso momento”, spiega Touboul.

Minority games

Una delle possibili associazioni con questo modello è proprio la finanza, pensando ad esempio agli speculatori che riescono a trarre profitti notevoli prendendo decisioni opposte a quelle della maggioranza, quando si tratta di acquistare in borsa. Un fenomeno molto studiato nell’ottica di quelli che vengono chiamati minority games, ovvero i “giochi” in cui vinci se compi l’azione che gli altri evitano, e ottieni la ricompensa più elevata inserendoti nel gruppo meno numeroso; modelli nel quale rientra il comportamento dei giovani hipster. Ad esempio il comportamento di una popolazione che abbia ugual proporzione di hipster e di persone mainstream risulta come una singola transizione di fase, nella quale l’intero gruppo di persone tenderà a spostarsi in maniera randomica tra mode differenti.

For fun: premettendo che “per il Guardian tutte le varie teorie matematiche di Touboul sono troppo complesse”, Tim Jonze si è inventato un po’ di equazioni hipster molto divertenti. Tipo

(Percentuale della pelle del collo coperta da tatuaggi) / λ + (Paia di calzini posseduti + Numero di album musicali in formato CD) x 100 = Possibilità % di essere in grado di sostenere una discussione informata in merito all’attuale scenario emergente della musica dancehall a Pyongyang

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: City.and.Color, Flickr

 

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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