SCOPERTE

Il contagio di una doccia gelata: un caso di studio

Il contagio da Ice Bucket Challenge si è trasmesso in un campione di celebrità in modo paragonabile alla pandemia di influenza H1N1

Mission_Accomplished_-_ALS_Ice_Bucket_Challenge_(14848289439)SCOPERTE – Tra i numerosi rischi da social network c’è senza dubbio da includere anche quello infettivo, soprattutto se sei una celebrità. Le infezioni più virulente contratte su Facebook e Twitter possono raggiungere una trasmissibilità paragonabile a quella della pandemia di influenza A H1N1 del 2009.

E non c’è vaccino che tenga, quando si tratta di Ice Bucket Challenge.

Uno studio pubblicato su BMJ, nello speciale di Natale 2014, ha analizzato la capacità di trasmissione di questa popolare campagna diventata virale sui social media in brevissimo tempo la scorsa estate.

Ice Bucket Challenge, lo ricordiamo, è stata lanciata per sensibilizzare il pubblico sulla sclerosi laterale amiotrofica. Una secchiata di acqua gelata in testa o una donazione per la ricerca sulla malattia: con un video di sfida milioni di persone (17 milioni di video condivisi soltanto su Facebook) hanno contribuito alla diffusione della campagna, “infettando” altre potenziali vittime con un invito a contribuire.
Anche la redazione di OggiScienza ha partecipato al tempo alla campagna, decidendo però saggiamente di rovesciare il ghiaccio in uno spritz invece che in testa.

Con una video-maratona gli autori dello studio hanno analizzato la capacità di diffusione della sfida ghiacciata da parte di un campione di celebrità: David Beckham, Cristiano Ronaldo, Benedict Cumberbatch, Stephen Hawking, Mark Zuckerberg, Oprah Winfrey, Homer Simpson, e Kermit la Rana. Da ciascuno di questi pazienti zero i ricercatori hanno quindi seguito la trasmissione dell’infezione per cinque generazioni, calcolando il valore R0, una misura della trasmissibilità usata negli studi sulle epidemie.

Tra i pazienti zero, riferisce la ricerca, è stato Mark Zuckerberg il più infettivo: ben 41 persone hanno contratto l’infezione a seguito del contagio da parte del fondatore di Facebook, rispondendo al suo invito a farsi una doccia gelata.

F1.largeLa diffusione dell’infezione da un paziente zero

Il 5% nel totale degli infettati è risultato invece immune, avendo già partecipato alla sfida in precedenza. Il periodo di latenza dell’infezione è risultato essere due giorni, dopo i quali i sintomi si sono generalmente esternati con la pubblicazione di un video.
Nel campione considerato non si sono riscontrati effetti collaterali, anche se altre fonti hanno riportato cadute, lesioni alla testa, una lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare, ferite e almeno una morte.

Il valore di R0 di 1.43 indica una diffusione considerevole, con una trasmissibilità paragonabile a quella della pandemia di influenza A H1N1 del 2009 o della MERS.

Il lato positivo, osservano i ricercatori, è che l’infezione presa in esame sembra mostrare l’andamento stagionale tipico di molti agenti patogeni, e la diffusione subirà un sensibile rallentamento con le temperature più rigide.

@ValentinaDaelli

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Antony Quintano, Wikimedia Commons

4 Commenti

  1. […] SCOPERTE – Quando interagiamo sui social network dovremmo comportarci esattamente come facciamo con i nostri amici di persona, o nelle normali situazioni di tutti i giorni. E proprio come non andremmo a inveire contro uno sconosciuto al bar perché gli abbiamo sentito esprimere un’opinione diversa dalla nostra, non dovremmo farlo nemmeno tra i commenti di un post su Facebook. Certo non tutti sono d’accordo sul ruolo dei social network e su quanto davvero coincidano quelle che a volte ci si ostina a considerare due vite separate (online e offline) anche se non lo sono da un bel pezzo. E se ne parla parecchio, mentre alcune delle dinamiche dei social, ad esempio campagne virali come Ice Bucket Challenge, diventano veri e propri casi studio. […]

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