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Dalle luci di Natale all’efficienza energetica

I pattern di illuminazione durante le festività aiuteranno gli scienziati e i policy maker a prendere decisioni migliori, riducendo le emissioni di gas serra e aumentando l'efficienza

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FUTURO – Con l’arrivo dell’inverno, delle festività natalizie -e delle relative decorazioni- si fa un gran parlare di come fare le scelte più ecologiche, che si tratti delle luminarie led o degli alberi. Le lucine in particolare splendono così tanto che le si vede dallo spazio, specialmente a Natale se si guarda gli Stati Uniti e nel mese del Ramadan in Medio Oriente, quando tutte le attività sociali e di aggregazione, a partire dai pasti, sono spostate alle ore notturne. Il che significa picchi nell’illuminazione.

Tutte informazioni raccolte dal satellite Suomi National Polar-orbiting Partnership (NPP) in collaborazione tra NOAA e NASA: gli scienziati hanno registrato in che modo cambiano i pattern di illuminazione durante le principali festività, un’analisi condotta non solo per monitorare l’utilizzo dell’energia nei centri urbani ma anche per raccogliere informazioni per migliorare l’efficienza in futuro. Tramite la stessa strumentazione nel 2012 erano state elaborate le mappe Earth at Night.

Nelle principali città statunitensi l’illuminazione notturna brilla più luminosa del 20-50% durante tutto il periodo natalizio (capodanno compreso) rispetto ai normali output registrati nel resto dell’anno. Sempre di una media del 50% si tratta nelle città mediorientali durante il mese del digiuno. L’analisi delle luci natalizie è stata elaborata sfruttando un complesso algoritmo elaborato al Goddard Space Flight Center della NASA, che permette di filtrare la luce lunare, le nuvole e le particelle aeree in modo da isolare solamente le luci cittadine. Ed è così che è stato mappato quando -e con quanto splendore- illuminiamo la notte; i risultati sono stati presentati all’American Geophysical Union’s Fall Meeting a San Francisco.

Negli USA le luci iniziano a brillare di più con il Black Friday, il giorno che segue il Ringraziamento, fino ad arrivare a capodanno, spiega Miguel Roman, ricercatore NASA e leader del team che ha analizzato i dati del 2012 e del 2013 in 70 cittadine americane (tutte libere dalla neve, che riflette troppo per permettere questa raccolta di dati), per determinare i pattern dell’utilizzo di energia elettrica. Si tratta di un fattore chiave per le emissioni di gas serra, spiegano gli scienziati. “Il segnale è ubiquitario. Nonostante ci siano diversità etniche e religiose abbiamo scoperto che negli Stati Uniti c’è un aumento festivo delle luci che è una costante in quasi tutte le comunità urbane”, spiega Roman. “Si tratta di pattern che seguono una tradizione nazionale”.

Anche altre aree -note per il lungo periodo di festeggiamenti natalizi, come le cittadine di Porto Rico- sono state incluse nell’analisi. Mentre dove gli scienziati si aspettavano più omogeneità nell’illuminazione, ad esempio in Medio Oriente, la differenza tra le diverse zone era invece notevole. “Anche se la maggior parte della popolazione è musulmana ci sono un sacco di variazioni”, spiega Eleanor Stokes di Yale, co-autrice dello studio. “Ciò che abbiamo osservato è che i pattern delle luci aiutano a seguire diversità culturale su tutto il territorio”.

Una diversità che è emersa anche a livello di piccole località, di vicinato, a indicare diversi gruppi socio-economici: nelle aree più povere, infatti, l’illuminazione non aumentava particolarmente durante il mese del Ramadan. A differenza di quelle più ricche, in cui il divario era notevole. Questo ci spiega, commentano gli autori, che l’energia fornisce un servizio che promuove attività sociali e culturali, riflettendo delle vere e proprie identità. “Che tu sia ricco o povero, religioso oppure no, se  vivi in Egitto festeggerai l’Eid, o la fine del Ramadan”, spiega Roman. Ma con più o meno luce, a quanto pare, anche se fuori è buio.

“Avere a disposizione un dataset dinamico delle luci notturne è un modo nuovo per i ricercatori per comprendere le forze che influiscono sulle decisioni legate all’energia”, conclude Stokes. E visto che l’IPCC ha sottolineato come la riduzione delle emissioni di gas serra dovrà arrivare anche da una migliorata efficienza energetica e dalla conservazione, scienziati e policy maker avranno sempre più bisogno di comprendere gli elementi che trainano il consumo energetico sul pianeta. Sociali, economici, culturali (o natalizi) che siano.

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: terren in Virginia, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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