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Come (non) cambia la famiglia in Cina

Molte più coppie ora possono avere un secondo figlio, ma la situazione socio-economica le frena. Intanto il paese continua a invecchiare

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RICERCA – L’addio alla politica del figlio unico, nel 2013, è stato per la Cina una piccola rivoluzione sulla pianificazione familiare. La legge cinese che dal 1979 vietava alle coppie delle aree urbane di avere più di un bambino è stata “ammorbidita”, arrivando a concederne due per famiglia quando almeno uno dei genitori è figlio unico (prima dovevano esserlo entrambi). Anche se già in precedenza c’erano alcune eccezioni, specialmente a favore delle minoranze etniche, da questa novità ci si sarebbero potute aspettare conseguenze interessanti. Le stime ufficiali parlavano di un aumento delle nascite di almeno un milione l’anno.

Eppure secondo una nuova pubblicazione di Studies on Family Planning non vedremo tanto presto  (e nemmeno con tanta intensità) gli effetti di questa recente politica; né sui trend demografici a lungo termine né a risolvere il problema della forza lavoro cinese, in crollo. Come spiegano gli scienziati dell’Università di Oxford e della Xi’an Jiaotong University le restrizioni hanno semplicemente alleggerito un po’ la situazione, confermando che i governi locali fanno grosso affidamento sulle tasse che gravano sulle famiglie che violano la one child policy -e la sua nuova versione-, le cosiddette social maintenance fees. Un vecchio sistema, insomma, che sarà duro a morire. Ma che non ha impedito alla popolazione di crescere di circa 200 milioni di persone nel corso di un ventennio.

L’aumento delle nascite, anche se corrispondesse alle previsioni ufficiali, avrà in ogni caso effetti trascurabili sul grosso problema che grava sulla Cina: l’invecchiamento della popolazione associato a una forza lavoro in continuo calo. Il nuovo report sottolinea che la popolazione over 65 quasi triplicherà dai 114 milioni del 2010 fino ad arrivare a 331 milioni nel 2050. Parallelamente le persone in età da lavoro (tra i 20-34 anni) continueranno a diminuire, passando dai 333 milioni del 2010 a 228 milioni nel 2025.

Nuove nascite dunque, che gli scienziati definiscono però un baby boom destabilizzante; persino le coppie che possono avere un secondo figlio -quelle in cui il padre o la madre è figlio unico- probabilmente sceglieranno di non farlo, per via dei costi della vita, dell’educazione, e a causa della mancanza di servizi adeguati dedicati ai bambini. Servizi che non verranno presumibilmente implementati a breve termine, in modo tale da rispondere alle nuove necessità.

È stato dunque inutile questo cambiamento? Non proprio, dicono gli autori del paper, non va sottovalutato. Perché denota il fatto che la Cina riconosce la necessità di rinnovamento e soprattutto di un miglioramento delle attuali policy familiari. Se nel tempo si passerà dal controllo delle nascite alla promozione di grandi famiglie, questo è tutto da vedere.

Ciò che colpisce è che anche altri governi asiatici sembrerebbero aver avuto vita più facile nell’incoraggiare le coppie a fare meno figli rispetto al convincerle ad allargare le famiglie. Le barriere che i genitori devono affrontare non sono solamente legislative e, per abbatterle sul serio, sarà necessario un cambiamento strutturale radicale; la direzione è riuscire a conciliare la vita lavorativa con quella familiare, una necessità che continua a crescere al giorno d’oggi, e che si spinge ben oltre i confini della Cina.

Stuart Basten, co-autore del paper, commenta: “La direzione che la natalità prenderà in Cina, in futuro, è critica per capire quali sono i possibili sviluppi economici del paese. Rispondere alle necessità della popolazione più anziana è un’area di sviluppo piuttosto promettente; detto questo, la velocità con la quale il dividendo demografico cinese sta sparendo è spettacolare. La nostra ricerca suggerisce che per oltrepassare l’attuale barriera, che ostacola molte coppie dall’avere famiglie più grandi, saranno necessarie riforme strutturali nei governi locali e l’introduzione di più policy che aiutino la famiglia”.

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Nick Nguyen, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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