IL PARCO DELLE BUFALE

Divergenze statistiche

Un editoriale (copiato dal The Wall Street Journal) che gronda ottimismo climatico. Così ancora una volta si ignorano i dati e si denigrano gli scienziati

IL PARCO DELLE BUFALE – Sul Corriere della Sera del 3 febbraio, Danilo Taino copia un editoriale di Bjørn Lomborg sul Wall Street Journal, grondante ottimismo climatico e appena smentito da una valanga di dati.

Sono dati grezzi, da ponderare e analizzare. Con il programmino Wood for Trees, la custode riesce giusto a farsi un’idea dell’andazzo. Oltre a NOAAGISS-NASAHadCrut, l’Uff.Meteo giapponese, il gruppo Berkeley Earth, hanno pubblicato le proprie analisi della temperatura del 2014 sia l’Organizzazione mondiale della meteorologia che Robert Way e Kevin Cowtan. Con dovizia di particolari, ognuno ha spiegato il metodo statistico utilizzato per calcolare “l’anomalia”, vale a dire la divergenza rispetto alla temperatura media rispetto a un periodo base. Diversa per ciascuno. E per di più l’anno meteorologico finisce il 30 novembre e l’anno della custode il 31 dicembre. Ma si può?

Comunque bisogna tappare i buchi e stimare l’anomalia gennaio-dicembre 2014 nelle zone del pianeta dove le stazioni di rilevamento sono poche, inaffidabili o assenti e qui c’è un po’ di maretta. Il 2014  batte il record caldo dal 1850 (dal 1860, 1830, 1750…ma si può?) oppure è a parità con il 2010? C’è una minuscola divergenza tra l’analisi di Berkeley Earth e di Cowtan & Way, un britannico stagionato e un giovane inuit che alla custode sta simpatico. Sarà meglio il kriging dei californiani o l’interpolazione UK-Nunavut? Kevin Cowtan, il non inuit, pensa che resti da chiarire l’origine di un 0,03° C di divergenza per il continente Antartico. Altri propendono per un eccesso di buchi in Africa, altri ancora dubitano che le stazioni russe lungo l’Artico ricevano la dovuta manutenzione.

Su una cosa tutti sono d’accordo: il 2010 era segnato da un robusto Niño, la fase calda dell’oscillazione della corrente del Pacifico meridionale, senza Niño il 2014 è venuto fuori quasi uguale.

Il lettori del Corriere della Sera non possono saperlo. In “Meno catastrofismo contro l’effetto serra”, lo  “statistical editor” Danilo Taino denuncia come al solito i “molti movimenti” imprecisati e i “molti politici di rilievo” imprecisati anch’essi e capitanati dall’ex vice presidente Al Gore, secondo i quali il mondo starebbe “andando velocemente alla catastrofe”. Fatto questo, ricopia le frottole del politologo Bjørn Lomborg,ridefinito per l’occasione “ambientalista”, uscite il giorno prima sul Wall Street Journal:

negli scorsi 15 anni il modello medio degli scienziati prevedeva un aumento della temperatura di 0,8 gradi Fahrenheit; alla prova dei fatti è stato di 0,09 gradi.

Alla prova dei fatti, nel 1998 (il picco del secolo scorso per via di un Niño inferocito), il modello medio non prevedeva alcunché su un periodo di 15 anni, ma una tendenza di + 0,14-0,56° C in media decennale dal 1990 al 2100, non al 2014. L’anomalia del 1984-2014 (0,49° C in quella GISS-NASA, in alcune serie arriva a 0,57° C) sta comodamente nei margini di incertezza. Il 2011 è stato freschino per via della Niña, ma proprio dal 1999 sono stati registrati i 14 anni più caldi mai osservati. L’anno scorso per esempio

la temperatura media alla superficie marina e terrestre ha superato di 0,57 °C (1,03°F) la media a lungo termine di 14.00°C (57,2°F) per il periodo di riferimento 1961-1990. … Il margine di incertezza era di 0,10°C (0,18°F).

Non importa. Per Taini e Lomborg gli scienziati le hanno sbagliate tutte.

I ghiacci si sciolgono, è indubitabile: l’Artico più rapidamente di quanto previsto; ma, sempre a differenza di quanto prevedevano i modelli scientifici, il ghiaccio dell’Antartico cresce.

Alla prova dei fatti, la fusione della banchisa nell’oceano Artico è nella parte medio/alta della previsione, così come quella della calotta glaciale dell’Antartide. Durante l’inverno australe la banchisa cresce perché il mare è raffreddato dalle circa 150-160 gigatonnellate/anno d’acqua dolce (gela prima di quella salata) perse dal continente quando torna il Sole.

Né pare vero che

Il livello degli oceani aumenta, ma alcuni studi calcolano che sia in corso un piccolo rallentamento di questa crescita.

Alcuni studi calcolano che il livello aumenta a velocità diversa se si tiene conto di fattori locali, della conservazione di paludi e mangrovie, o della distruzione di dighe che fermavano il flusso dei sedimenti, deliberata come negli Stati Uniti o accidentale come in Bangladesh.

La disinformazione sta nell’uso selettivo dei dati e, specialità di Lomborg, nel confronto (senza margine di incertezza e usando un data-base su circa 20 disponibili) della mortalità dovuta a eventi meteorologici estremi per ogni 100 mila abitanti tra il 1900 e oggi. Oggi le vittime sono calate non perché il clima sia diventato clemente, ma perché governi e cittadini hanno investito denaro, tempo e fatica per limitare i danni, costruire case, sistemi di monitoraggio, pompe, fognature, campagne d’informazione, uscita dalla miseria. E per trovare rimedi grazie ai quali perfino nel terzo mondo non è più inevitabile morire di colera o di altre forme di diarrea ad ogni alluvione.

Quando faceva campagna contro l’allarmismo del vertice di Copenaghen nel 2009, in molti avevano suggerito di nuovo a Lomborg di imparare un po’ di statistica. Forse prima del vertice di Parigi a dicembre, converrebbe anche a Danilo Taino, premio “A qualcuno piace caldo 2013

Motivazione

Per la tenacia nel difendere sulle pagine del Corriere della Sera le ragioni dell’industria fossile, riciclando le tesi care alla lobby USA, minimizzando le preoccupazioni per i cambiamenti climatici futuri ed esagerando i costi della riduzione delle emissioni; il tutto con toni denigratori verso la comunità scientifica e ignorando i dati disponibili, cosa particolarmente imbarazzante per chi ha il ruolo di “statistical editor” di un quotidiano nazionale.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Hot Whopper/gentilmente prestata da Sou, custode del Parco bufale climatiche.

3 Commenti

  1. Purtroppo fare statistica su di un’area di “bordo” come quella solita statistica che ci sbattono i media giornalistici porta a queste assurdità. Potremo giudicare il 2014 solo dopo alcuni anni (almeno 3-4) e non prima… per buona pace dei giornali, giornalisti e ciarla-cretini di sventura…

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