mercoledì, Dicembre 19, 2018
ricercaSCOPERTE

Un po’ per uno non fa male a nessuno

In un'ora di volo due ibis si scambiano di posto nella formazione a V anche 57 volte. Così tutti risparmiano energia e la cooperazione vince


SCOPERTE – Vi è mai capitato di osservare la disposizione degli uccelli migratori in uno stormo? Il loro volo appare perfettamente coordinato e rispetta uno schieramento rigido e ordinato chiamato formazione a V.
Essere l’uccello al vertice di una simile formazione potrebbe sembrare una posizione di prestigio e di rilievo. In realtà non è così: il viaggio è lungo e pericoloso ed essere il leader di una formazione a V non solo è molto rischioso ma energeticamente molto faticoso.
Secondo uno studio pubblicato su PNAS, per sopravvivere alle lunghe migrazioni, gli uccelli si alternano alla guida e condividono la fatica dello stare al vertice. Un simile comportamento sarebbe la prima solida testimonianza di collaborazione reciproca tra individui, in situazioni prive di un vantaggio personale.

“La cooperazione tra gli animali è un vero enigma perché è in contrasto con l’idea di base che l’evoluzione favorisce i comportamenti egoisti mirati al benessere del soggetto” scrive Bernhard Voelkl, autore dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Oxford. “Oltre agli ibis da noi studiati, l’unico altro esempio di questo tipo di collaborazione è rappresentato dai pipistrelli vampiro, che condividono il loro sangue con altri individui non imparentati pur di mantenerli in vita”.
Voelkl e colleghi hanno preso in considerazione 14 esemplari di ibis eremita del Nord (Geronticus eremita), grandi uccelli migratori in pericolo di estinzione che viaggiano da Salisburgo (Austria) a Orbetello (Italia). I ricercatori hanno seguito il volo degli ibis grazie a un sistema GPS legato a ciascun esemplare, che ha registrato la rispettiva localizzazione geografica, la velocità e la posizione all’interno dello stormo.
Dai risultati è emerso che gli ibis cambiano frequentemente posizione: in un’ora di volo, un uccello scambia la propria posizione con l’uccello vicino ben 57 volte, in media. Inoltre, nessun individuo è rimasto al comando per un periodo di tempo prolungato, ma tutti hanno contribuito quasi ugualmente alla guida dello stormo. Cosa che ha sorpreso molto i ricercatori, dato che in una formazione a V la posizione di apripista è proprio quella più faticosa e pericolosa. Per uccelli giovani come quelli coinvolti nello studio, le migrazioni sono particolarmente rischiose: è stato dimostrato che fino al 35% degli esemplari più giovani può morire per sfinimento durante questi lunghi viaggi.

La formazione a V ha da sempre affascinato molto gli studiosi, innanzitutto perché è molto evidente e poi perché non può essere accidentale dato che gli uccelli la mantengono per tutta la durata della migrazione.
Nel 2014, alcuni scienziati britannici del Royal Veterinary College hanno dimostrato che la formazione a V è la disposizione geometrica che permette il maggiore risparmio energetico per gli individui che volano sulla scia (e quindi dietro) l’apripista dello stormo. Questo perché dal punto di vista aerodinamico, il battito delle ali dell’uccello davanti crea delle correnti ascensionali che riducono l’attrito dell’aria è permettono all’uccello dietro di aumentare la propria velocità.
“È evidente che sfruttare la scia dell’uccello davanti costituisce un grande vantaggio. Nonostante ciò nessun ibis ha cercato di imbrogliare saltando il proprio turno al vertice della formazione”, ha commentato Voelkl.

Infine, utilizzando la teoria dei giochi, i ricercatori hanno cercato di dare una spiegazione a questo comportamento altruista. L’idea di base è che quando un non-collaboratore incontra un collaboratore, il guadagno globale è maggiore rispetto all’incontro tra due non-collaboratori.
L’osservazione da cui Voelkl è partito è che durante la migrazione, la disposizione in formazione non rimane sempre costante ma le posizioni cambiano continuamente. Per esempio, coppie di ibis spesso si separano dallo stormo e cominciano a viaggiare assieme, con un leader e un “gregario” che approfitta della corrente ascensionale. In queste coppie, non solo i ruoli si scambiano continuamente in modo da ridurre i costi energetici ma cambiano anche i membri stessi. La maggior parte degli ibis non trascorre più del 10% del tempo con un unico compagno di volo.
Questo volo in gruppi più piccoli sembra incoraggiare la collaborazione perché più spesso due individui interagiscono in situazioni in cui possono aiutarsi, maggiori sono i guadagni che possono potenzialmente nascere dalla reciproca collaborazione.

Il prossimo passo, ha detto Voelkl, è misurare la frequenza cardiaca degli uccelli e misurare esattamente quanta energia si risparmia volando in formazione a V.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.
Crediti immagine: vladeb, Flickr

Luisa Alessio
Biotecnologa di formazione, ho lasciato la ricerca quando mi sono innamorata della comunicazione e divulgazione scientifica. Ho un master in comunicazione della scienza e sono convinta che la conoscenza passi attraverso la sperimentazione in prima persona. Scrivo articoli, intervisto ricercatori, mi occupo della dissemination di progetti europei, metto a punto attività hands-on, faccio formazione nelle scuole. E adoro perdermi nei musei scientifici.

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