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Così il tumore cresce grazie alle cellule sane

Le cellule cancerose sfruttano quelle sane per ottenere più ossigeno, nutrienti, e così crescere ancora. Una scoperta importante per orientare meglio le terapie, privando il cancro del suo nutrimento

4378203623_5f70267477_zSALUTE – Una nuova tecnica per analizzare i tumori, che permette ai ricercatori di osservare come le cellule tumorali sfruttino quelle sane per favorire la propria sopravvivenza e crescita. E di elaborare così diagnosi e terapie più efficaci. La scoperta, frutto delle ricerche di un team internazionale di cui hanno fatto parte il Candiolo Cancer Institute e l’Università di Torino, è stata pubblicata da poco sulla rivista Nature Genetics.

Alla base dell’evoluzione maligna del tumore, spiegano gli scienziati, c’è un circuito di reciproca stimolazione: i tumori sono costituiti da cellule neoplastiche (che proliferano senza controllo) e dallo stroma che le sostiene, le nutre e le protegge. Le cellule che lo costituiscono sono tuttavia cellule sane, derivate dai tessuti adiacenti il cancro e dal midollo osseo, e che il tumore sollecita a formare nuovi vasi sanguigni e tessuto connettivo per sostenersi e crescere ancora.

Per approfondire questo legame tra le cellule, il team guidato da Enzo Medico ha sviluppato una tecnica ad hoc, che consente di distinguere nello stesso campione tumorale il profilo molecolare dello stroma da quello delle cellule neoplastiche. Il modello sperimentale che ne è derivato, descritto su Nature Genetics, è stato elaborato grazie a cellule cancerose umane cresciute con il sostegno di uno stroma di cellule di topo.

La diversa sequenza genetica delle due specie, essere umano e topo, ha permesso ai ricercatori di separare chiaramente i due profili molecolari, cogliendo così particolari nuovi e sconosciuti e permettendo di osservare un terzo elemento altrimenti più difficile da studiare: l’interazione tra le diverse cellule, quelle del tumore e quelle dello stroma.

Il tumore sfruttato per sviluppare questa tecnica è quello del colon retto, che si origina dalle cellule dell’intestino ed è particolarmente ricco di vasi sanguigni, stroma e cellule immunitarie. Ogni anno, solo in Italia, questo tipo di cancro arriva a causare più di 20mila decessi. I ricercatori guidati da Medico hanno osservato che, tra tutti i tumori che colpiscono il colon retto, i più resistenti e maligni sono proprio quelli le cui cellule riescono a sfruttare al meglio l’organismo ospite, inducendolo ad apportare loro più ossigeno e nutrimento. Attraverso gli stessi meccanismi che normalmente servono a sostenere lo sviluppo e la riparazione dei tessuti umani sani.

La scoperta, spiegano i ricercatori, apre importanti prospettive non solo per la diagnosi ma anche per il trattamento del tumore colorettale, permettendo di evidenziare quei tumori in cui il contributo dato dallo stroma è particolarmente importante. Ovvero quelli sui quali è importante agire con trattamenti che aggrediscono sì le cellule cancerose, ma che riescono anche a interferire nel loro rapporto con lo stroma, che ne alimenta la crescita. Lo studio è stato realizzato anche tramite i contributi del 5 per mille dei cittadini all’istituto di Candiolo e dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) al suo laboratorio di oncogenomica.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Il cancro al pancreas si fa in quattro, ma fa meno paura

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Yale Rosen, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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