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Quando la povertà ha effetti sul cervello

Gli studi dimostrano che i bambini provenienti da famiglie con basso reddito hanno una superficie cerebrale e abilità cognitive inferiori

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RICERCA – Lo stress di crescere poveri può influire sullo sviluppo cerebrale di un bambino già prima della nascita e anche differenze minime di reddito possono avere importanti effetti sul cervello. Queste sono le conclusioni di uno studio americano pubblicato su Nature Neuroscience e che ha coinvolto 1099 bambini, adolescenti e giovani adulti in diverse città degli Stati Uniti.

I ricercatori hanno a lungo sospettato che il comportamento e le abilità cognitive dei bambini siano legati al loro status socio-economico, in particolare per coloro che sono molto poveri. Le ragioni non sono mai state chiarite, anche se ambienti domestici stressanti, cattiva alimentazione, e mancanza di accesso a una buona istruzione sono spesso indicati come possibili fattori scatenanti.

Lo studio ha indagato le basi biologiche dell’effetto della povertà sullo sviluppo cerebrale e cognitivo: i bambini con la fascia di reddito più bassa presentavano fino al 6% in meno di superficie del cervello rispetto ai soggetti benestanti. Addirittura una disparità di reddito di poche migliaia di dollari si associa a importanti differenze nella struttura del cervello, soprattutto nei settori legati al linguaggio e alle capacità decisionali.

Avere a disposizione un così ampio campione di bambini ha permesso ai ricercatori di dimostrare il grande impatto della povertà sul cervello in via di sviluppo, anche se lo studio non può misurare come il cervello di ciascun individuo si modifichi nel tempo. La ricerca non spiega le cause delle differenze cognitive: la genetica potrebbe essere certamente coinvolta, ma gli studiosi sospettano che fattori ambientali quali stress e nutrizione siano più importanti e che addirittura abbiano effetto prima della nascita, spostando l’attenzione sul periodo della gestazione. I bambini più grandi possono essere influenzati da altri fattori come ad esempio la minor attenzione da parte dei genitori (impegnati in uno o più lavori per sbarcare il lunario) e la mancanza di stimoli sensoriali. Tuttavia, i ricercatori sono fiduciosi che gli effetti possano essere reversibili intervenendo sulla nutrizione e fornendo una migliore assistenza ai bambini. Nascere povero non significa certo avere un cervello più piccolo per sempre!

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Kitt Walker, Flickr

Laura Mosca
Laureata in Biologia Molecolare e PhD in Translational and Molecular Medicine presso l’Università di Milano-Bicocca. Ho lavorato presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano e il laboratorio di Biologia Molecolare dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano partecipando a studi relativi alla caratterizzazione molecolare di neoplasie oncoematologiche. Attualmente collaboro come scientific writer presso alcune riviste online in ambito salute e benessere.

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