TECNOLOGIA

Tecnologie contro la paura di parlare in pubblico

Un'interfaccia per Google Glass che ci dice se stiamo parlando troppo piano, forte o veloce. Senza disturbare né dar fastidio al pubblico che ci ascolta

9469908782_e264c70515_zTECNOLOGIA – È probabile che negli ultimi mesi (anni?) dopo i primi moti di entusiasmo molti si siano detti “Ok, bellissimi i Google Glass, ma cosa me ne dovrei fare?”. Tra le applicazioni che avevano attirato di più l’interesse c’era di sicuro la possibilità di utilizzarli in ambito chirurgico: pensiamo a un chirurgo che opera potendo tenere sotto controllo tutti i parametri vitali d’interesse, “trasmettendo” allo stesso tempo una visuale in prima persona dell’intervento a un gruppo di specializzandi che osservano per imparare.

Il potenziale insomma c’è, ma i Google Glass ancora non sono diventati un oggetto della nostra quotidianità (ancora non capita di incontrare persone che fanno la spesa scrutando le etichette attraverso il loro wearable device, o che pigiando leggeri sulla stanghetta cercano gli orari dell’autobus); intanto qualcuno che cerca di capire cosa farne c’è, ad esempio i ricercatori dello Human-Computer Interaction Group della University of Rochester. Che hanno sviluppato un’interfaccia utente che fornisce a chi indossa i GG un feedback immediato sul volume della sua voce e su quanto velocemente sta parlando.

Perché parlare in pubblico, inutile negarlo, terrorizza ancora un sacco di gente. Ed è una paura che prende il sopravvento se a un certo punto si abbassa il tono di voce e qualcuno urla “voce!” dal pubblico, se dopo i richiami lo si alza troppo, se si parla troppo rapidamente e ci si ingarbuglia. E che dire delle possibili applicazioni per quelle persone che hanno vere e proprie difficoltà sociali, ad esempio chi soffre di sindrome di Asperger? Lo scopo dell’interfaccia è proprio questo: chiamata Rhema (dalla parola greca per “discorso”) fornisce in tempo reale, e senza disturbare, tutte le informazioni su come stiamo parlando. Rhema registra il nostro audio, lo trasmette subito a un server che lo analizza e che presenta i risultati a chi parla (senza distrarlo e permettendogli di intervenire sul suo parlato).

“Mia moglie mi dice sempre che parlo troppo piano”, racconta Ehsan Hogue, senior author dello studio, presentato alla conferenza dell’Association for Computer Machinery’s Intelligent User Interfaces (IUI). “Rhema mi ha ricordato di alzare il volume. È stata un’esperienza utile”, e che a quanto pare lascia una traccia, perché Hogue ha continuato a prestare più attenzione al suo parlato, alzando la voce, anche senza più servirsi dei Google Glass.

Non è stato propriamente semplice elaborare l’interfaccia adatta, spiega Hogue insieme ai suoi studenti M. Iftekhar Tanveer ed Emy Lin, co-autori. “Una delle sfide è mantenere chi parla informato sulla sua performance senza distrarlo dal parlare. Perché una distrazione può portare a comportamenti innaturali come balbettii o pause imbarazzanti. In più il display si trova vicino agli occhi, il che può portare inavvertitamente a spostare l’attenzione dal parlare al qualcos’altro”.

Sfide superate testando il sistema su 30 persone, in modo da trovare il modo meno fastidioso possibile per fornire loro feedback durante il parlato: colori diversi -stile semaforo-, parole e grafici, un display in continuo movimento. Ma il sistema più funzionale si è rivelato essere la comparsa (rapida, pochi secondi) dei suggerimenti sul display. Parla più piano, parla più forte, sei troppo veloce e così via. Per capire poi quale sarebbe la reazione di un pubblico all’ascoltare uno speaker -che non solo indossa dei Google Glass ma vi riceve informazioni che mette in pratica in tempo reale- i ricercatori hanno reclutato dieci lavoratori del Mechanical Turk.

“Volevamo avere una valutazione sulla spontaneità di chi parlava usando l’interfaccia, capire se secondo un ascoltatore faceva troppe pause o usava troppi intercalari, ma anche se riusciva a mantenere il contatto visivo in tutte le possibili condizioni: feedback rapidi, feedback continui, assenza di feedback”. Dall’esterno, pare, non si vedevano differenze sostanziali. Ma il prossimo passo è testare l’interfaccia di fronte a qualche membro di Toastmasters International, organizzazione educativa senza fini di lucro che lavora sull’aiutare i membri a parlare in pubblico e migliorare la propria comunicazione.

Ah, comunque Rhema la potete trovare e scaricare qui.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Parlare più lingue rallenta l’invecchiamento

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Ted Eytan, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

3 Commenti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: