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Science & Diplomacy – Nuove prospettive per l’Artico

Ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

9545258802_b2738e61fb_zATTUALITÀ – Due giorni fa c’è stato un passaggio di consegne, passato un po’ in sordina, che può avere ripercussioni sul clima globale. Il Canada, infatti, ha lasciato la presidenza del Consiglio Artico agli Stati Uniti, che la manterranno per due anni. Un tempo più che sufficiente a imporre un nuovo status in un’area, l’Artico, di fondamentale importanza commerciale, economica e militare. Non è un caso che proprio questa porzione del nostro Pianeta sia spesso chiamata il (nuovo) Grande Gioco, richiamando quel grande gioco geopolitico che dal centro dell’Asia disegnò le ultime spartizioni coloniali tra le grandi potenze tardo ottocentesche.

Il Consiglio Artico fu creato nel 1996 come concretizzazione della Dichiarazione di Ottawa. È un forum intergovernativo tra gli stati che si affacciano sull’Artico ( Stati Uniti, Canada, Russia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda) e alcune organizzazioni di indigeni delle regioni artiche – altri stati e organizzazioni hanno il ruolo di osservatori.

La grande novità è che sembra essersi aperto uno spazio politico affinchè l’Artico non rimanga un Far West, ma anzi si trasformi in un laboratorio di cooperazione scientifica sul cambiamento climatico, senza andare a toccare i delicatissimi interessi economici e militari degli Stati coinvolti. In particolare sembra che la nuova politica statunitense per l’Artico aderisca a quanto prospettato in un report dell’Institute for Arctic Policy, che per alcuni aspetti è rivoluzionario. A differenza del passato, infatti, questo report è dominato da una vocazione al realismo politico, ovvero una visione della realtà che è spesso seguita dai decisori politici. “Secondo la nostra relazione, la cooperazione può essere mantenuta garantendo a tutti i paesi artici la continuazione dei loro interessi nazionali, anche in competizione, ma all’interno di un quadro di cooperazione internazionale”, ha dichiarato Ross Virginia, direttore dello IAP.

In particolare, nel report si suggerisce un approccio globale e multifattoriale al cambiamento climatico, che in questa regione è particolarmente evidente. In particolare quindi oltre alla sicurezza (nel senso sia di safety che security) e gestione dell’Oceano Artico e gli effetti più noti del cambiamento climatico (in primis lo scioglimento dei ghiacci), il report suggerisce che debbano diventare prioritarie anche le seguenti questioni: la ratifica da parte degli Stati Uniti della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS); lo sviluppo delle comunicazioni e di procedure standardizzate per quanto riguarda alcuni aspetti ancora non regolati, come il salvataggio dei dispersi, le manovre militari, i disastri naturali e le infrastrutture marittime (con particolare attenzione ai problemi di trasporto di petrolio, gas e minerali); individuazione delle priorità scientifiche da parte dello stesso Consiglio Artico; lo sviluppo di micro-economie per le popolazioni locali utilizzando fonti di energia rinnovabile; assicurare alle popolazioni locali il diritto alla salute e la sicurezza alimentare; il congelamento della pesca nelle acque internazionali artiche fino all’approvazione di uno specifico trattato.

Se il report verrà adottato come politica ufficiale della presidenza statunitense del Consiglio Artico, si inizierà a intravedere un futuro più sostenibile per questa zona fondamentale del Pianeta.

Big Science

HORIZON 2020 – La bioeconomia è il futuro dell’Europa? Sì, a giudicare dall’interesse che sta riscuotendo il Bio-Based Industries Programme, una delle Joint Technology Initiatives (JTIs) con un budget complessivo da 3.7 miliardi di euro. Con questo programma l’Europa cerca di indirizzare la sua produzione industriale verso forme “green” e sostenibili. Uno degli esempi più famosi di industria bio-based è quella che trasforma gli scarti dell’industria agroalimentare e forestale in biocarburanti. A differenza degli altri settori di Horizon 2020, dove la percentuale di chi riesce a ottenere il grant è appena del 14%, chi richiede finanziamenti in ambito del Bio-Based Industries Programme ha un tasso di successo compreso tra il 25 e il 50%.

Europa

BULGARIA – Non solo industrie e squadre di calcio: i cinesi stanno penetrando in Europa anche grazie alla science diplomacy. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è quello con la Bulgaria, dove l’Accademia delle Scienze Sociali cinese e l’Accademia dell Scienze bulgara hanno firmato il 24 aprile un accordo di cooperazione scientifica riguardante soprattutto le scienze sociali e le discipline umanistiche.

GERMANIA – Dopo la Francia, è il turno della Germania. Attraverso la German Research Foundation l’India riceverà notevoli aiuti in ambito delle discipline che il grande paese asiatico ritiene strategiche: energia rinnovabile e pulita, scienza dei materiali e nanotecnologie.

Mondo

CARAIBI – L’Accademia delle Scienze delle Nazioni Unite (TWAS), in un incontro a Grenada, ha dichiarato che fornirà tutto il suo supporto di network scientifico per fornire un modello di sviluppo sostenibile agli stati caraibici, basato sull’investimenti in ricerca e sviluppo.

CANADA – L’Unione Europea, attraverso l’Irlanda, e il Canada hanno annunciato che inizieranno un programma scientifico di mappatura dell’Atlantico, attraverso il vascello RV Celtic Explorer, tra St. John’s in Canada e Galway in Irlanda.

@gia_destro

Leggi anche: Science & Diplomacy – Notizie dal mondo della cooperazione scientifica; n. 4

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Crediti immagine: Smudge 9000, Flickr

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