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Dobbiamo smettere di nasconderci dietro il paravento cinese

Ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

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SCIENCE & DIPLOMACY – In questi giorni non si parla d’altro: abbiamo capito che non c’è mai stata una “pausa” al riscaldamento globale (come alcuni sostenevano), c’è di nuovo el Niño e quindi sarà l’ennesimo anno di caldo record, i dinosauri non vivevano all’equatore, perchè era troppo caldo, e addirittura il Papa  ha dato “nuova linfa” all’ambientalismo, collegandolo a una questione di “moralità”, prima che di sopravvivenza (noi avevamo già parlato, in tempi non sospetti, della politica green vaticana).

Tutto questo gran chiacchiericcio, però, fa ricorda da vicino il problema degli asciugamani. Nel 1986, quando l’ambientalismo era all’inizio della sua parabola ascendente, Jay Westerveld, ambientalista americano, coniò il termine “greenwashing”, proprio in riferimento alla faccenda degli asciugamani. Avete mai visto negli hotel la scritta “salva l’ambiente, non gettare l’asciugamano dopo un solo utilizzo”? Ecco, questo è il greenwashing: piegare le faccende tremendamente serie riguardo al cambiamento climatico alle proprie esigenze particolari. Gli hotel, come tutte le imprese private (e come tutti i privati), guardano legittimamente al proprio profitto e la pulizia e igienizzazione della biancheria è una delle principali voci di spesa. Le preoccupazioni per l’inquinamento, nei casi più fortunati, hanno una priorità molto più bassa, ma sono comunque una buona pubblicità che ti fa anche risparmiare. Insomma, si parla tanto di cambiamento climatico, per non parlarne per nulla, perchè se è vero che continuare a inquinare è moralmente inaccettabile, è pur vero che non esiste una consapevolezza sincera su quanto noi, tutti, inquiniamo. Basta con l’ambientalismo di facciata, guardiamo la realtà per quella che è.

Allora, forse, l’analisi più giusta è quella fatta da George Monbiot sul Guardian. Invece di tirare in mezzo correnti oceaniche, dinosauri, moralità, asciugamani e quant’altro dobbiamo prendere atto di una cosa semplice: del cambiamento climatico non ci interessa poi più di tanto, perché pur sforzandoci di essere green, ci saranno sempre i cinesi che, con il loro sviluppo inarrestabile continueranno a fare i fatti loro, con buona pace dei nostri sforzi. No, non è così. Il paravento cinese è, quello sì, moralmente riprovevole. Inquiniamo noi, inquinano loro: inquiniamo tutti. Ma il “paravento cinese” sarà con buona probabilità il cuore dell’accordo post Kyoto del prossimo dicembre: non possiamo fare molto, perché tanto i cinesi (e/o gli americani) continueranno a inquinare come vogliono. In realtà, siamo tutti colpevoli, siamo tutti responsabili per ciò che sta succedendo nel nostro pianeta, ma non vogliamo interiorizzarlo, perché alla fine davanti a una serie di estati sempre più calde, basta “non uscire nelle ore più calde, bere tanta acqua e mangiare tanta frutta”. La prossima estate (sempre più calda) si vedrà che fare.

 

Big science

ARTICO – Adesso che le reazioni russo-americane sono al punto più basso dalla caduta del Muro, che cosa succederà alla cooperazione bilaterale nell’Artico (di cui avevamo parlato qui)? La questione, all’apparenza marginale, è invece centrale. Se l’Artico non diventa un enorme laboratorio di cooperazione internazionale, infatti, si può facilmente trasformare in un nuovo, arroventato (sic!) confine di scontro tra i due paesi. E, purtroppo, l’incancrenirsi della situazione Ucraina sembra avvalorare la seconda ipotesi.

 

Europa

LITUANIA – L’11 e 12 giugno si è tenuto a Jūrmala il 56° incontro del European Food Safety Authority (EFSA) Advisory Forum, sotto gli auspici della Presidenza Lituana del Consiglio Europeo. Da questo incontro è emersa l’urgenza di creare uno strumento di cooperazione europea a livello politico, ma soprattutto scientifico, per quanto riguarda la sicurezza alimentare.

UNIONE EUROPEA – Il premio Nobel Tim Hunt, sommerso dalla valanga per le frasi sessiste pronunciate, ha rinunciato anche al suo incarico ai vertici direttivi dello European Research Council, subito dopo essersi dimesso o essere stato buttato fuori da tutte le principali istituzioni scientifiche internazionali.

ITALIA – Nella cornice suggestiva del Museo Egizio di Torino si è svolto l’incontro bilaterale tra Italia e Egitto che ha confermato la forte partnership tra i due paesi mediterranei in ambito di cooperazione scientifica e culturale.

 

Dal Mondo

KAZAKISTAN – Fervono i preparativi per la costruzione di quella che dovrebbe diventare la “Silicon Valley” nel centro dell’Asia. In vista dell’Expo Internazionale (l’appuntamento “di passaggio” tra una Expo Universale e l’altra) che sarà ospitata dalla capitale kazaka nel 2017, il presidente Nazarbayev ha dato vita ad un faraonico progetto per il Science Park Astana Business Campus. Al progetto si sono già interessati colossi hi-tech come Microsoft, Samsung e Intel.

@gia_destro

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

Crediti immagini: Jonathan Kos-Read, Flickr

4 Commenti

  1. La vedo di difficile soluzione. L’ uomo è troppo perso nel suo egoismo e va avanti con la certezza che ciò non lo riguarda, perché quando tutto sarà compromesso lui non sarà più vivo.

  2. condivido il punto di vista, ho condiviso su Twitter. aspetto la seconda parte dell’articolo, in cui l’autore proponga cosa fare. altrimenti rischiamo di rimanere appesi al solito “colpevoli tutti, quindi nessuno”.
    con osservanza

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