TECNOLOGIAULISSE

Coraggio, dica 100001

Ovvero, come l'intelligenza artificiale può agevolare la diagnosi di malattie (ed evitare scene di panico ingiustificate)

VKfM58ei2LTOZFDT2ElIFlYqpnoPEYJSUKQUx4BqYwj_EhvZTlXmCcHMrzHWGnPgZSw=h900TECNOLOGIA – Dannazione, la sveglia sta suonando: dovete correre al lavoro, siete in ritardo! Qualcosa però non va per il verso giusto: vi accorgete di non sentirvi per niente bene. La gola vi fa male, siete accaldati, fate fatica a deglutire.
Un tempo avreste avuto una sola opzione valida: tirare fuori dalla rubrica il numero del vostro medico di famiglia e chiamarlo, sperando che potesse venire il prima possibile a portare sollievo, conforto e la pillola giusta. E, naturalmente, la parcella.

Se invece, almeno una volta avete afferrato lo smartphone e vi siete messi alla spasmodica ricerca di sintomi corrispondenti ai vostri, sperando in una rapida auto-diagnosi e, perché no, in un possibile risparmio di tempo e denaro, questo articolo fa esattamente al caso vostro.

Una startup inglese, infatti, dichiara di aver sviluppato un agente artificiale in grado di apprendere quanto basta su di voi e i vostri sintomi per suggerirvi la diagnosi più corretta (e l’eventuale terapia associata).
La società in questione si chiama, non a caso, YOUR.MD (per i non anglofoni, Medical Doctor per gli inglesi è il medico curante): a detta dei suoi fondatori, il suo scopo principale è di rispamiarci gli scoppi di ipocondria e panico causati da tentativi di auto-diagnosi condotti in rete googlando selvaggiamente, che non di rado ci inducono a scambiare i sintomi di una banale influenza con quelli di una infezione da Ebola.

Qual è, dunque, la ricetta miracolosa alla base di questo algoritmo che ci impedirà di trasformarci tutti nell’Argante di Molière? Molto semplice: l’intelligenza artificiale utilizza dati ufficiali e verificati da NHS (il servizio sanitario nazionale britannico) e li incrocia con le risposte da voi fornite ad un opportuno questionario.
Una bella rimescolata, e l’applicazione (disponibile sia per Android che per iOs) tira fuori il suo oracolo delfico, salvandovi il più delle volte da un attacco d’ansia del tutto immotivato.
Secondo Matteo Berlucchi, padre di YOUR.MD:

La necessità principale è quella di allenare l’intelligenza artificiale a porre le stesse domande di un medici in carne ed ossa, e fornire al paziente dei risultati verificati con informazioni mediche verificate e affidabili.

In effetti, secondo Berlucchi, la chiave di volta di un servizio del genere consiste nel suo utilizzo frequente da parte di un ampio bacino di utenza, in modo da renderlo sempre più abile e preciso nell’effettuare le diagnosi, basandosi sia sul riscontro sperimentale che sulla base di dati estratti dall’NHS.

Naturalmente, ciò potrà avvenire solamente nel caso in cui gli utenti rispondano nel modo più sincero possibile, “fidandosi” di svelare dettagli intimi ad una applicazione o ad un servizio online: quest’ultima eventualità, assai poco probabile nei paesi nordici visto il tradizionale riserbo sulle questioni personali, potrebbe invece essere molto più frequente al di qua delle Alpi dove, si sa, chiacchierare del più e del meno (acciacchi compresi) è poco meno che uno sport nazionale.

Come può l’algoritmo essere in grado di effettuare le sue diagnosi? Tecnicamente parlando, esso utilizza le risposte ed, eventualmente, un profilo dell’utente per “vettorizzarlo“, ovvero rappresentarlo in uno spazio astratto come una “stringa” di informazioni (sesso, età, storia clinica, sintomi recenti, predisposizioni familiari a patologie specifiche etc.) codificate secondo opportune convenzioni.

Il passo successivo dell’algoritmo è proiettare il “vettore immagine” dell’utente in uno spazio anch’esso astratto di informazioni ordinate sulle possibili patologie con i relativi sintomi. A questo punto il gioco è fatto: l’intelligenza artificiale calcola delle correlazioni, ossia degli indici di similitudine, tra il nostro vettore e tutte le patologie esplorate, identificando il valore massimo della correlazione, corrispondente all’opzione più probabile nel caso in esame.

Se vi sembra roba molto vaga e poco concreta, forse vi interesserà sapere che YOUR.MD sta rapidamente diventando uno dei principali competitor del servizio NHS 111, che mette a disposizione dei contribuenti un numero gratuito per contattare professionisti del settore medico (stavolta umani) che forniscono assistenza remota a chi è in cerca di una diagnosi per i propri sintomi.

Il prossimo progetto di YOUR.MD consiste nel perfezionamento di un assistente medico personalizzato, che possa seguirci anche nei nostri spostamenti e attività quotidiani, interagendo con altre applicazioni per smartphone di comune utilizzo per raccogliere dati sulla nostra salute (pressione, battito cardiaco, ore dedicate all’attività fisica etc.).
O integrandosi con il supporto di un medico in carne ed ossa, in modo da ottenere una affidabilità ed efficienza finali più elevate che mai.

Infine, per descrivere applicazioni ancora più sofisticate, si potrebbero immaginare le possibili interazioni tra il sistema suddetto, in grado di effettuare diagnosi basate su questionari, e algoritmi in grado di processare ed estrarre le informazioni salienti dalle immagini diagnostiche (tac, ecografia, risonanza magnetica etc.) al fine di fornire un supporto prezioso sullo stato di salute di un utente, ad esempio nelle delicate fasi riabilitative. O alle applicazioni già in essere di chirurgia robotica semi-automatizzata basate sulla elaborazione delle informazioni sul paziente in tempo reale.

Per il momento, però, se avete tutti i sintomi dell’influenza stagionale non vi fate prendere dal panico.
Mettetevi comodi in poltrona, e provate a dire 100001, che è la codifica binaria dell’assai più familiare 33: vi aiuterà di sicuro a rompere il ghiaccio.

Leggi anche: L’edipo di silicio

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Gianpiero Negri
Laureato in Ingegneria Elettronica, un master CNR in meccatronica e robotica e uno in sicurezza funzionale di macchine industriali. Si occupa di ricerca, sviluppo e innovazione di funzioni meccatroniche di sicurezza presso una grande multinazionale del settore automotive. Membro di comitati scientifici (SPS Italia) e di commissioni tecniche ISO, è esperto scientifico del MIUR e della European Commission e revisore di riviste scientifiche internazionali (IEEE Computer society). Sta seguendo attualmente un corso dottorato in matematica e fisica applicata. Appassionato di scienza, tecnologia, in particolare meccatronica, robotica, intelligenza artificiale e matematica applicata, letteratura, cinema e divulgazione scientifica, scrive per Oggiscienza dal 2015.

3 Commenti

  1. Bello! Nell’articolo non mi pare ve ne sia accenno, comunque, oltre la parametrizzazione di tutti o almeno molti dati personali, spero faccia anche riferimento alla posizione (GPS) ed all’epidemiologia… avere determinati sintomi in Italia potrebbe non essere la stessa cosa che averli in Liberia e Sierra Leone, p.e. …
    o no?!

    1. Anzitutto grazie per i complimenti! Il servizio descritto è fornito sul territorio nazionale del Regno Unito, a partire dai dati resi disponibili da NHS. Naturalmente ciò che lei propone avrebbe una portata assai più ampia e, concordo, le parametrizzazioni sarebbero assai variabili da paese a paese. Per raggiungere un bacino di utenza così ampio e globale, probabilmente un veicolo ideale potrebbero essere i social network (immagini un questionario somministrato a tutti gli utenti fb per esempio!) e app android a diffusione planetaria.
      Avrà inteso che trovo assai condivisibile la sua idea dell’estensione del servizio!
      Cordialità.

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