La solitudine delle sonde spaziali

Contatti, silenzi e "messaggi in bottiglia": le sonde rimaste nello spazio dopo aver portato a termine la loro missione

1. Pioneer 6

APPROFONDIMENTO – In un episodio della serie televisiva animata Cowboy Bebop, ambientata nel 2071 e incentrata sulle avventure di un gruppo di cacciatori di taglie, i protagonisti sono alla ricerca di un misterioso pirata informatico, colpevole di avere manomesso il laser di un vecchio satellite militare. Il laser traccia disegni e geometrie sulla superficie della Terra, in gran parte disabitata. Il responsabile non è altri che il software stesso del satellite, dotato di una propria intelligenza e impegnato a passare il tempo, dopo anni e anni di insopportabile solitudine.

Non sono rari gli oggetti costruiti dagli esseri umani che, anche dopo molti anni trascorsi nello spazio, continuano a essere operativi. Innumerevoli quelli che, raggiunto il loro scopo, sono andati distrutti. Sono 25 le sonde spaziali descritte come “attive”, ovvero in grado di trasmettere dati verso la Terra. Gran parte di queste sonde sono “in viaggio”, impegnate nel raggiungimento degli obiettivi della missione. Esistono anche sonde che, nonostante abbiano portato a termine il loro compito, continuano a essere funzionanti, grazie a un utilizzo oculato delle batterie e dei pannelli solari montati a bordo.

È il caso di alcune delle sonde della seconda generazione del Programma Pioneer della NASA, attuato al fine di raccogliere una grande quantità di dati sul campo magnetico solare, sul vento solare e sui raggi cosmici.

Si suppone che Pioneer 6, lanciata da Cape Canaveral il 16 dicembre 1965, sia la sonda più “antica” in attività . Gli operatori da Terra l’hanno contattata con successo più volte nel corso degli anni, l’ultimo di questi collegamenti è avvenuto l’8 dicembre 2000, in occasione dei 35 anni dalla sua partenza.

Pioneer 7 e 8, mandate in orbita tra il 1966 e il 1967, sono riuscite ad avere un contatto con la Terra rispettivamente il 31 marzo del 1995 e il 22 agosto 1996. Colpisce il fatto che vari strumenti a bordo delle sonde erano ancora operativi al momento dell’ultimo collegamento. Nonostante ciò, la NASA non ha in programma di collegarsi nuovamente con le Pioneer, che proseguono silenziose il loro viaggio in orbita attorno al Sole.

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Crediti immagine: NASA

L’International Cometary Explorer (ICE) è stata lanciata dalla NASA il 12 agosto 1978, allo scopo di studiare l’influenza reciproca del vento solare e del campo magnetico terrestre, per poi incentrarsi nella raccolta di dati sulle comete. Ha sospeso la propria attività nel 1997 pur rimanendo ancora potenzialmente operativa, visti anche i due contatti avvenuti nel 1999 e nel 2008. ICE sarebbe stata riutilizzabile nell’agosto del 2014, nel momento in cui avrebbe effettuato un passaggio ravvicinato alla Luna. Tuttavia la NASA non era nelle condizioni di avviare una nuova fase operativa della sonda, al punto di abbandonarla. Un gruppo di studiosi e ricercatori si era interessato a un rilancio del progetto, tanto da avviare una campagna di raccolta fondi per finanziare la riattivazione di ICE.

Il gruppo è stato in grado di comunicare con la sonda il 29 maggio del 2014 con sorti alterne. Dopo alcuni successi iniziali, il contatto con ICE è stato perso completamente il 16 settembre 2014.

Giotto_spacecraftCrediti immagine: Andrzej Mirecki, Wikimedia Commons

La sonda Giotto, progettata dall’Agenzia Spaziale Europea, ha iniziato il suo viaggio il 2 luglio 1985 e si è avvicinata il 13 marzo 1986 alla Cometa di Halley, trasmettendo dati e immagini spettacolari prima di essere spenta. Il “letargo” di Giotto è durato fino al 10 luglio 1992, giorno in cui ha raggiunto la Cometa Grigg-Skjellerup. Gli strumenti di Giotto sono stati poi spenti il 23 luglio dello stesso anno. Sette anni dopo, nel 1999, percorrendo la sua orbita eliocentrica, la sonda ha raggiunto la distanza minima dalla Terra ma non è stato ripreso alcun contatto.

È possibile, con le dovute precisazioni, fare rientrare in questo elenco le sonde Pioneer 10 e 11, grazie al loro lavoro di “ambasciatrici” del nostro pianeta. Lanciate tra il 1972 e il 1973 e completati gli obiettivi principali (l’osservazione di Giove e Saturno), le due sonde hanno perso ogni contatto con la Terra e proseguono, silenziose, il loro viaggio all’esterno del Sistema Solare. A bordo di esse è montata la celebre Placca dei Pioneer, l’effige che rappresenta un uomo, una donna e le coordinate che dovrebbero servire, in caso di un ritrovamento da parte di extraterrestri, a rintracciare il pianeta d’origine della sonda.

4. La placca del PioneerCrediti immagine: NASA

Le due sonde del programma Voyager, iniziato nel 1977, hanno prodotto una enorme quantità di dati sui giganti gassosi. Proseguono la loro missione ancora oggi, mentre continuano il viaggio all’esterno del Sistema Solare. Voyager 1 e 2 sono, infatti, equipaggiate con batterie termoelettriche a isotopi radioattivi, che, nonostante la disattivazione di alcuni strumenti per ridurne i consumi, garantiranno energia fino al 2025.

613px-VoyagerCrediti immagine: NASA

Esaurite le batterie, l’unico compito di Voyager 1 e 2 sarà quello di rappresentare il Pianeta Terra.

Su di esse è inserito il Voyager Golden Record, un disco con incisi suoni e immagini delle diverse varietà di vita e di culture terrestri. Le probabilità che venga ritrovato sono estremamente ridotte ma nulla vieta di sperare che, un giorno, qualcuno sia in grado di interrompere la solitudine a cui sono condannate queste due sonde.

6. Voyager Golden RecordCrediti immagine: NASA

L’incontro con la prima stella, per Voyager 1, è previsto tra 40.000 anni.

La prima piramide egizia fu costruita circa 4.700 anni fa.

Segniamo l’appuntamento di Voyager sull’agenda e rimaniamo in attesa.

@livagianluca

Leggi anche: The mission: un anno nello spazio

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3 Commenti su La solitudine delle sonde spaziali

  1. Ander Elessedil // 10 agosto 2015 alle 21:45 // Rispondi

    La citazione di Cowboy Bebop invece che di Star Trek è un colpo al cuore…

  2. bernardodaleppo // 11 agosto 2015 alle 19:13 // Rispondi

    Che inguaribili ottimisti sono gli astronomi, o forse gli umani in generale, probabilmente lascerebbero anche le chiavi di casa con l’indirizzo allo stadio, sperando di avere ospiti interessanti con cui fare conversazione. Noi sauriani siamo un po meno fiduciosi, ma sulla Terra siamo una minoranza e non abbiamo voce in capitolo.

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