Ex Machina, quando un film passa il test di Turing

Qual è il confine tra macchina artificiale ed essere vivente?

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CULTURA – Tutto inizia quando il giovane programmatore Caleb (interpretato da Domhnall Gleeson) vince una settimana con il CEO dell’azienda informatica per cui lavora. Ben presto scoprirà che il suo capo Nathan (Oscar Isaac), indisponente scienziato megalomane, lo ha chiamato per un compito molto particolare. Nathan ha progettato un robot umanoide che si chiama Ava (Alicia Vikander), di cui vuole sia testata l’intelligenza attraverso il test di Turing. In una villa modernissima completamente isolata tra i boschi, Caleb deve testare Ava al fine di stabilire se sia in grado di sostituirsi a una persona.

Ex Machina è un film con una struttura statica e costante: a tenere il tempo della narrazione è una lieve ma implacabile inquietudine. La pellicola ci presenta degli esseri artificiali e quello che di vero sono in grado di provare, ma si sofferma anche sulle emozioni umane che spesso sono altrettanto, se non ancora di più, misteriose di quelle artificiali. Sapientemente mette le menti sullo stesso piano. Sembra infatti non esserci alcuna differenza nello scontro di intelligenze del film. Nathan, Caleb e Ava combattono, alla pari, una guerra di strategia e menzogne in cui non tutto è come sembra e ognuno ha una propria verità da raccontare.

Alex Garland, sceneggiatore acclamato di Sunshine28 days later e The beach, torna sui temi di Never let me go ma colpevolizzando, questa volta, il potere dei possessori di motori di ricerca, che hanno le informazioni di tutti nelle loro mani. Garland dimostra molta maturità e consapevolezza al suo debutto come regista. Il film è infatti molto ben scritto, ben recitato ma anche sapientemente girato. Attraverso un equilibrio singolare tra scienza e racconto affronta un tema importante per la storia del cinema.

Ex machina segue, da una parte, l’idea della fantascienza del passato, quella che si occupa di temi che le neuroscienze ricercano quotidianamente, ma che fino a poco tempo fa erano mere speculazioni, dall’altra riesce a risultare moderno e, certamente, una delle migliori storie sull’intelligenza artificiale degli ultimi anni.

@HelenaPertot

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Crediti immagine:
Bart ryker, Wikimedia Commons

About Helena Pertot (6 Articles)
Dopo la laurea in lettere ho frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste. Ora provo a fare la giornalista scrivendo di scienza, educazione e cinema per diverse testate. Mi trovate anche su twitter @HelenaPertot

3 Comments on Ex Machina, quando un film passa il test di Turing

  1. L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  2. Segnalo questo lavoro di un ricercatore italiano (una volta tanto) che promette di dare un contributo davvero importante allo sviluppo dell’IA forte.
    https://unipd.academia.edu/DPa

    Importanti sono i contributi di molti ricercatori italiano sparsi per il mondo e un ruolo importante lo sta svolgendo il nostro IIT di Genova.

    Ma devo lamentare che in italia gli investimenti in questo campo sono davvero troppo limitati. Corriamo il rischio di sprecare, come capita sempre, i nostri migliori talenti.

  3. Pellegrino Conte // 18 agosto 2015 a 13:21 // Rispondi

    A me il film non è piaciuto per niente. L’ho trovato banale e scontato, recitato abbastanza male e, certamente, incompleto. Ava fugge. Ma si sono chiesti come fa a sopravvivere nel mondo reale senza ricaricare le batterie? Quelle stesse batterie che le servivano per generare i blackout elettrici? Si salvano solo le fotografie, bellissime, ed il senso di inquietudine. Per il resto un film da dimenticare

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