SCOPERTE

Tra 16 e 11 milioni di anni fa: la prima infezione di HIV su primati

Datata la prima probabile infezione di HIV e l’analogo SIV sui primati, milioni di anni fa. La scoperta grazie alla storia della proteina TRIM5, nota per contrastare la replicazione dei retrovirus

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SCOPERTE – Undici, forse sedici milioni di anni fa. Quello probabilmente il momento in cui i primati sono stati per la prima volta infettati dai lentivirus, la famiglia di retrovirus di cui fa parte anche il virus dell’HIV. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School e del Boston College che ha pubblicato un articolo su PLoS Pathogens.

Il gruppo guidato da Kevin R. McCarthy ha focalizzato l’attenzione sul gene TRIM5, che fa parte di una famiglia genica implicata nei processi di contrasto della replicazione virale. In particolare TRIM5 è coinvolto nella produzione di fattori di restrizione, proteine che interagiscono col guscio esterno dei virus e possono bloccare la loro replicazione quando sono entrati nelle cellule.

Perché studiare TRIM5? Perché, a differenza di tanti altri fattori di restrizione, quest’ultimo contrasta solamente i retrovirus, la classe a cui appartengono l’HIV, il virus dell’immunodeficienza umana, e il SIV, il virus analogo che colpisce gli altri primati. Non solo: è noto che la versione umana di TRIM5 non contrasta HIV, né protegge dall’HIV, mentre alcune varianti di scimmie riescono a inattivarlo in modo efficace.

L’idea è stata quella di ricostruire la “storia evolutiva” del gene TRIM5 per risalire alla cronologia delle infezioni. I ricercatori hanno così studiato le sequenze dei geni TRIM5 di 22 specie di primati africani, scoprendo un sottogruppo di primati, che comprende babbuini, macachi, mandrilli e cercopitechi, con particolari mutazioni adattative che sembrano segnare l’inizio delle infezioni da parte dei lentivirus.

Secondo gli scienziati, tutto ebbe inizio in Africa tra gli 11 e i 16 milioni di anni fa. Per confermare questa ipotesi i ricercatori hanno prodotto artificialmente 19 varianti, sia moderne sia ancestrali, dei geni TRIM5, esponendoli a 16 tipi di retrovirus. Hanno così scoperto anche che diverse varianti di TRIM5 bloccano e proteggono da virus che attaccano solo una specie o piccoli gruppi imparentati, mentre non difendono da altri virus che colpiscono diversi gruppi di primati.

La scoperta permette di spiegare la diffusione dell’HIV, che è noto derivi da una mutazione del virus SIV che lo rende in grado di infettare gli esseri umani.

@FedeBaglioni88

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagini: Tambako The Jaguar, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

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