domenica, Agosto 18, 2019
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Olio migliore e meno sprechi cambiando metodo d’irrigazione

Sfruttando l'irrigazione in deficit idrico controllato aumenta il contenuto di fitoprostani, tra le componenti dell'olio benefiche per la nostra salute

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SCOPERTE – Una ricerca pubblicata da un gruppo di ricercatori spagnoli sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha confermato che parte dei benefici dell’olio extravergine d’oliva è legata a una piccola minoranza di composti, la cui quantità può essere aumentata ricorrendo a strategie di irrigazione più sostenibili. Più effetti benefici per noi da un lato, ridotto utilizzo d’acqua dall’altro.

I ricercatori hanno iniziato il loro studio con un lavoro sperimentale: l’obiettivo era osservare se lo stress idrico derivato da un certo tipo di irrigazione avesse delle conseguenze sulla quantità e sulla qualità dell’olio ricavato dalle olive dopo la spremitura.  In questo caso la varietà di olive presa in considerazione è stata quella conosciuta come Cornicabra.

La ricerca è durata due anni, 2012 e 2013, e ha confermato che dal punto di vista della quantità non c’erano conseguenze, ma l’irrigazione in deficit idrico controllato (RDI, regulated deficit irrigation) durante la fase di indurimento del nocciolo portava a un aumento nel contenuto di fitoprostani, molecole biologicamente attive che nelle piante fanno parte di una catena di segnalazione, coinvolta nella protezione dai danni legati allo stress ossidativo.

I fitoprostani fanno parte delle componenti dell’olio d’oliva (uno dei protagonisti della dieta mediterranea) benefiche per la salute umana, insieme -ad esempio- all’acido oleico e ai polifenoli, anche se per ora li conosciamo molto meno dal punto di vista degli effetti biologici. In base all’evidenza scientifica in nostro possesso, gli scienziati ritengono che aiutino a modulare le attività del sistema vascolare umano e di quello immunitario.

L’irrigazione è ovviamente una pratica che ha contribuito a migliorare la produzione di olio nei tempi più recenti, anche se gli uliveti crescono (tradizionalmente) in condizioni di terreno piuttosto arido. Complice la scarsità di precipitazioni che negli ultimi anni ha afflitto, in determinati periodi dell’anno, le coltivazioni, un sistema di irrigazione “innovativo” non poteva che prevedere un aumento -qualitativo- della produzione di pari passo con un minore utilizzo d’acqua.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Martin Cooper, Flickr

Eleonora Degano

Eleonora Degano

Giornalista, editor, traduttrice freelance
Biologa di formazione, oggi mi occupo di comunicazione in materia di animali e ambiente. Faccio parte della redazione del magazine OggiScienza come editor, scrivo e traduco soprattutto per National Geographic Italia e l'agenzia LEAP di Londra. Nel 2017 è uscito per Mondadori Università il mio libro Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie.

4 Commenti

  1. Buon pomeriggio Dott.ssa Degano, ho letto con piacere il suo interessante articolo, ed essendo un olivicultore e puntando alla qualità estrema del prodotto sarei interessato ad avere maggiori informazioni.
    Sarebbe così gentile da fornirmi un link all’articolo originale?
    Cordialità,
    Simone Bonzanini

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