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Nutrirsi senza essere mangiati: difficili scelte della migrazione

Il viaggio tra i siti di svernamento e quelli di nidificazione è lungo e difficile, ma anche scegliere dove fermarsi a riposare non è una scelta da poco. Il rischio dei predatori è sempre dietro l'angolo

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SCOPERTE – Il percorso che va dai siti di nidificazione a quelli di svernamento è lungo e impossibile da coprire in un’unica traversata. È un viaggio difficile e sono moltissimi gli animali che muoiono alla loro prima migrazione: la perdita riguarda più della metà degli uccelli.

Questa parte così importante della loro vita viene studiata (anche) dalla cosiddetta stop over biology, una branca della biologia che si concentra sullo studio dei siti di stop-over, quei luoghi nei quali gli uccelli si fermano per riposare e nutrirsi facendo delle piccole pause durante il loro lungo viaggio. Per tutti gli animali l’obiettivo è ben chiaro: raggiungere la meta il prima possibile, senza sprecare tempo ed evitando i pericoli.

Le esigenze variano da specie a specie e ci sono uccelli, come le rondini, che non si fermano lungo la strada se non quando strettamente necessario. Ma per tutti la scelta rimane complicata: devono prendere peso e recuperare le energie, ma evitare di essere mangiati dai predatori mentre lo fanno. In tutto il mondo i ricercatori studiano le dinamiche nei siti di stop-over per capire come gli uccelli prendano queste decisioni (un esempio italiano sono le stazioni di inanellamento delle isole pontine, come Ponza e Ventotene, che svolgono le loro attività parallelamente a quelle di gruppi di ricercatori, impegnati a studiare la migrazione dal punto di vista ormonale, comportamentale e via dicendo).

Su The Auk: Ornithological Advances gli scienziati Jennifer McCabe e Brain Olsen del Climate Change Institute alla University of Maine raccontano la loro esperienza di ricerca sul campo, dopo aver trascorso due anni a studiare la migrazione invernale sulle coste del Maine. Diecimila gli esemplari catturati per la ricerca, appartenenti a 28 diverse specie. Come spiegano i due scienziati, la maggior parte degli uccelli preferisce, per lo stop-over, le aree coperte da una fitta vegetazione che può proteggerli dai predatori. Ma più è lungo il viaggio che stanno affrontando, più è probabile che siano disposti a scendere a compromessi, rischiando un po’ di più se questo li ripaga con dei pasti ricchi che li aiutino a riprendere il volo in forze.

Nelle stagioni invernali di migrazione (2011 e 2012) McCabe e Olsen hanno monitorato sei siti di stop-over tra le isole e la terraferma lungo la costa del Maine, dividendoli in due categorie: nella prima tipologia si trattava di luoghi “protetti” dalla densa vegetazione e ricchi, allo stesso tempo, di cibo. Nella seconda, al contrario, per ottenere le migliori risorse alimentari gli uccelli dovevano rischiare, avventurandosi al di fuori della protezione fornita dagli alberi.

L’ipotesi dei ricercatori è che gli uccelli riescano a fare una rapida stima del rapporto costi-benefici di un potenziale sito di stop-over: se il prezzo da pagare è troppo alto e hanno le energie sufficienti per raggiungere l’area o l’isola successiva, ammesso che non sia troppo lontana lo fanno.

Non è la prima volta che i biologi che studiano le migrazioni si soffermano per cercare di capire quali sono i fattori che determinano una decisione piuttosto che un’altra da parte degli uccelli, ma l’importanza della nuova ricerca è che ha preso in considerazione molte specie migratorie (tutti uccelli che si nutrono prevalentemente di frutta) trovando una strategia comune. I risultati su più ampia scala corrispondono a quelli ottenuti osservando le varie specie una alla volta. Una scoperta che sottolinea l’importanza di “microhabitat” come quelli insulari, soprattutto grazie al buon bilanciamento che offrono tra disponibilità di cibo e protezione dai predatori tramite la vegetazione.

(Per gli appassionati di ornitologia, segnaliamo l’apertura del portale Euro Bird Portal, dedicato allo studio delle migrazioni e di come elementi quali il cambiamento climatico abbiano influenzato la vita dell’avifauna. Il nuovo sito raccoglie i dati provenienti da 21 paesi differenti dell’Europa, coprendo gli anni che vanno dal 2010 al 2013. Per il momento sono 15 le specie di uccelli monitorati. Presto però verranno aggiunti anche i dati relativi al 2014, e altre 35 specie di volatili)

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Gli uccelli sacrificano il canto per il piumaggio? Non sempre

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Steve Corey on and off, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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