Infezioni in gravidanza: il ruolo protettivo della placenta

La placenta è fondamentale per la protezione del feto in gravidanza, soprattutto quando si parla di infezioni che possono mettere a rischio la sopravvivenza del bambino. L’endotelio della decidua si è evoluto in modo da tenere sotto controllo gli stimoli infiammatori spesso associati a patologie della gravidanza.

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SCOPERTE – Tutti, grandi e bambini, possiamo contrarre infezioni. In qualsiasi periodo della nostra vita. Se però succede a una donna in gravidanza, i rischi sono maggiori e ci possono essere effetti dannosi per il bambino, la madre o entrambi.
Per prevenire le infezioni nel feto, ma senza compromettere i meccanismi che mantengono sano il proprio corpo, il sistema immunitario della futura mamma subisce dei cambiamenti e fa in modo che alcuni componenti siano più reattivi e altri meno.
Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports, la decidua (il rivestimento dell’utero che compone la placenta in gravidanza) avrebbe un ruolo chiave nella protezione del feto dalle infezioni in quanto sarebbe addirittura incapace di rispondere agli stimoli infiammatori causati dall’attacco di un batterio.

La ricerca
Alcuni ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste hanno analizzato il comportamento delle cellule endoteliali della decidua (DEC) e lo hanno confrontato con quello di cellule endoteliali provenienti da altri distretti.
I risultati emersi mostrano che le DEC hanno una risposta infiammatoria minore rispetto ad altre cellule endoteliali, anche quando entrano in contatto con il principale componente pro-infiammatorio della membrana batterica, cioè l’LPS.

“Sapevamo già che le DEC sono cellule particolari dal punto di vista immunologico”, racconta Elisa Masat, firmataria dell’articolo. “In questo lavoro volevamo verificare il loro comportamento in caso di infiammazione e, in particolare, confrontarlo con quello di un endotelio tipicamente a contatto con i batteri, come per esempio quello della cute”.

Masat e colleghi hanno anche analizzato tutto il macchinario di proteine coinvolte nella risposta infiammatoria e hanno osservato che molte delle molecole coinvolte nella trasduzione del segnale dell’LPS in gravidanza sono meno espresse del solito. Tra i componenti meno rappresentati ci sono molecole come l’interleuchina-6, l’interleuchina-8 e la proteina CCL2. Il ruolo di chemochine e citochine è di stimolare il processo infiammatorio e richiamare cellule infiammatorie per combattere l’infezione.

“A questo punto volevamo capire come mai le DEC rispondono meno”, continua Elisa Masat, “e la cosa più interessante che abbiamo scoperto è che queste cellule hanno una sorta di soglia di attivazione in risposta a un’infiammazione. Quando c’è un attacco da parte di un microorganismo, generalmente vengono rilasciate tossine e altre sostanze che aumentano i livelli di infiammazione. Come meccanismo di difesa, le DEC aumentano la soglia di attivazione e in questo modo prima di partecipare al processo infiammatorio hanno bisogno di tempi molto più lunghi e di dosi più elevate di sostanze estreanee. È come se rimanessero buone e tranquille in modo da non allertare il sistema immunitario che potrebbe compromettere la gravidanza”.

Il ruolo delle cellule endoteliali della decidua
L’endotelio è molto importante nel processo di formazione della placenta perché quando le cellule del trofoblasto iniziano a migrare all’interno dell’utero materno, alcune raggiungono anche i vasi sanguigni. Si parla di processo di migrazione endovascolare. Queste cellule si inseriscono nelle arterie spirali e vanno a rimpiazzare alcune cellule endoteliali, formando i cosiddetti vasi mosaico.

Un simile comportamento serve a garantire al feto un costante e corretto flusso di sangue. Una normale arteria spirale, infatti, si restringe e si dilata in base a stimoli esterni. Per crescere, il feto richiede invece un costante rifornimento di sangue e le interferenze dall’esterno devono essere limitate il più possibile. Per questo motivo le arterie della placenta non hanno parete muscolare e contengono cellule endoteliali particolari come le DEC.

Le cellule endoteliali della decidua però, non sono cruciali solamente per il nutrimento del feto, ma svolgono anche un ruolo protettivo come dimostra lo studio di Masat e colleghi.
Anatomicamente il collo dell’utero è in continuità con l’ambiente esterno e in gravidanza tende a dilatarsi sempre più, a causa del maggiore peso, della ritenzione d’acqua, dell’aumento di massa delle fibre muscolari. Tutto ciò che è presente all’esterno, come batteri e altri patogeni, possono perciò attaccare l’organismo materno ancora più facilmente. Le vaginiti, per esempio, sono molto frequenti in gravidanza.

Da un punto di vista evolutivo, se le cellule della decidua rispondessero creando infiammazione ogni volta che degli agenti patogeni attaccano il corpo materno, si potrebbe avere la perdita del feto. Le DEC quindi si sono selezionate evolutivamente per rispondere meno agli stimoli infiammatori.

Gli sviluppi futuri della ricerca
“La gravidanza costituisce una delle maggiori sfide per il sistema immunitario materno”, commenta Roberta Bulla, group leader della ricerca, “in quanto il feto è di fatto un tessuto non-self accettato dal sistema immunitario della futura mamma senza creare rigetto”.
Secondo i ricercatori dell’Università di Trieste, questa scoperta da un lato aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione dei meccanismi della gravidanza, dall’altro potrebbe essere molto importante per lo studio di patologie come la preeclampsia o l’aborto spontaneo ricorrente.
“Infine, c’è una stretta relazione tra lo sviluppo della placenta e quello di un tumore”, racconta Bulla, ”e molte vie metaboliche attive nel processo di invasione del trofoblasto si ritrovano anche nei tumori”.

Per esempio, nel processo di migrazione endovascolare il comportamento del sistema immunitario è molto simile a quello di progressione tumorale. E sono diversi i tumori che iniziano a produrre antigeni embrionali.
“Ci aspettiamo che l’endotelio tumorale possa avere molte analogie con l’endotelio della decidua, in particolare nel controllo dell’infiammazione”, conclude Bulla. “Siamo convinti che conoscere meglio le cellule della decidua possa aiutarci a conoscere meglio le cellule endoteliali del tumore. E conoscere meglio le cellule endoteliali del tumore vuol dire conoscere meglio un possibile target da colpire a livello terapeutico”.

Leggi anche: La placenta su chip

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Tatiana Vdb, Flickr

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