Le zanzare, la malaria e la storia del Nobel conteso

Gli studi sulla malaria dell'inizio del Novecento al centro di una controversia che ha contrapposto l'italiano Giovanni Battista Grassi e il britannico Ronald Ross

623px-Studi_di_uno_zoologo_sulla_malaria_plate5aAPPROFONDIMENTO – Youyou Tu, ricercatrice della China Academy of Traditional Chinese Medicine, si è aggiudicata il premio Nobel per la Medicina 2015 per i suoi studi sulla Artemisina, un principio attivo che ha ridotto in modo significativo la mortalità tra i pazienti colpiti da malaria. La malaria è una malattia che nei primi anni del Novecento ha creato una lunga controversia sull’asse Liverpool, Pavia, Stoccolma.

Stoccolma 1902: “Per il suo lavoro sulla malaria, con il quale ha dimostrato come essa entra nell’organismo e ha quindi gettato le basi per ricerche di successo su questa malattia e sui metodi per combatterla”. Sono queste le motivazioni adotte dal Karolinska Insitutet di Stoccolma per l’assegnazione del premio Nobel per la medicina al medico inglese Ronald Ross.

Ma la storia che c’è dietro al conferimento dell’ambito premio è assai più complessa, ed è in parte ricostruita da Ernesto Capanna, dell’Università di Roma La Sapienza, in un articolo del 2006.

Calcutta 1898: Stanziato come ufficiale medico dell’esercito britannico nella colonia indiana, Ronald Ross si dedicò allo studio della malaria negli uccelli. La malaria aviaria è trasmessa dalla zanzara Culex pipiens, che non è la stessa specie vettore per la trasmissione negli esseri umani. Ross non lo sa ma ricostruisce ugualmente il ciclo vitale del parassita (plasmodio) che provoca la malattia una volta entrato in un organismo sano. Il medico, tuttavia, avanza l’ipotesi che la stessa specie di zanzara sia responsabile del contagio umano.

Parigi 1899: Nei tavoli dell’Istituto Pasteur, dove si vagliano gli articoli che compariranno sugli Annales, è giunto un contributo dall’India. Un medico militare britannico ha inviato un contributo dal titolo “Du rôle des moustiques dans le paludisme” (“Il ruolo delle zanzare nella malaria”). Nell’articolo viene ricostruito il ciclo vitale del plasmodio e sono avanzate ipotesi sulla specie di zanzara responsabile della trasmissione. Dal testo dell’autore, tuttavia, l’insetto responsabile non è identificabile. L’articolo però è un punto fondamentale della ricerca contro questa patologia. Il suo autore è direttamente candidato per gli allori di Stoccolma. Uno scienziato italiano, però, avanza una protesta: la priorità della scoperta sulla malaria è sua!

Roma 1897: Giovanni Battista Grassi, zoologo lombardo dell’Università di Pavia, si trova nella campagna laziale per la sua ricerca sulla trasmissione della malaria. Sono molti anni che si dedica allo studio della malaria e questi sono gli anni di più fervente attività per lo scienziato lombardo che in quei giorni riceve una gradita sorpresa. Un medico inglese, Carl Edmonston, fa visita al laboratorio di Grassi in Via de Pretis e a quelli degli altri malariologi italiani. Grassi e gli altri scienziati, lusingati dall’interesse di un collega inglese, scambiano con lui i risultati del loro lavoro. Non sospettano minimamente che una volta rientrato in patria, Edmonston riferirà le informazioni ottenute a un altro collega che sta lavorando agli stessi temi: Ronald Ross.

Pavia 1890: Diciassette anni prima, il giovane Giovanni Battista aveva scoperto, nel sangue degli infetti da malaria, il Plasmodium vivax. Aveva riconosciuto in quell’organismo il responsabile della malattia senza riuscì a identificare quali fossero i vettori di trasmissione (le zanzare).

Roma 1898: Il 6 novembre, all’Accademia dei Lincei in seduta pubblica, Grassi annuncia, insieme ad altri due medici, di aver effettuato il primo caso di contagio sperimentale. Un volontario era stato esposto al contatto con tre tipi di zanzara ed era successivamente risultato infetto. La completa documentazione riepilogativa dell’esperimento giunge all’istituzione scientifica romana il 28 novembre. Una settimana dopo l’Accademia ne dà lettura durante la sessione accademica. La fase di sperimentazione si conclude ufficialmente il 22 dicembre, con una comunicazione ai Lincei dove Grassi descrive l’intero ciclo di sviluppo del plasmodio. L’esperimento era stato condotto con eccezionale rigore. Le zanzare Anopheles sono state allevate in laboratorio a partire dalle fasi larvali; una persona sana era quindi esposta al morso di queste zanzare in un luogo protetto dall’introduzione di altre specie di insetti.

Pavia 1892: La sua descrizione del ciclo vitale del plasmodio della malaria fu privata del Nobel a causa di sopravvenuti litigi con i commissari preposti all’assegnazione del premio. La fama di Grassi fu legata proprio agli studi sulla malaria che in quegli anni imperversava anche in territorio italiano, mietendo ogni anno molte vittime. Sugli studi di Grassi lavorarono molti altri studiosi che gettarono le basi per comprendere il sistema di trasmissione della malattia. In contemporanea al medico militare inglese Ronald Ross, Grassi proseguì i suoi studi che tra il 1891 e il 1892 lo portarono a isolare il parassita della malaria degli uccelli, molto simile a quella umana. Il medico italiano, allora, cercò di avere un quadro più completo della relazione tra la presenza degli insetti e la mortale patologia. Attraverso i suoi studi Grassi riuscì a isolare le zanzare del genere Anopheles come vettore della malattia e studiando successivamente il ciclo del plasmodio ottenendone anche la prima trasmissione sperimentale.  L’intuizione gli permise di proporre per primo, le zanzariere come mezzo di prevenzione. Anche l’auspicata campagna di disinfestazione promossa da Grassi permise alle zone di Ostia di venir bonificate dalla malattia.

Roma 1900: Il 4 giugno 1900, le Memorie della Reale Accademia dei Lincei pubblicano un articolo di Grassi dal titolo “Studi sulla malaria da parte di un zoologo”. Esso consisteva di 200 pagine di grande formato che ha riassunto la ricerca che Grassi aveva effettuato dal 1896 al 1899.

Stoccolma 1902: Il Karolinska Insitutet che assegna l’ambito riconoscimento è in forte imbarazzo per la situazione che si è creata tra gli scienziati contendenti. Eppure si è deciso: il premio per quell’anno dovrà andare alla scoperta sulla malaria per l’enorme importanza per la salute pubblica globale. L’idea è di delegare la controversia a un arbitro “neutro”, uno scienziato di grande autorità e competenza nel settore specifico. Il nome scelto è quello di Robert Koch che, alla malaria, aveva già dedicato alcune ricerche nel 1898 e in quell’occasione aveva avuto l’opportunità di incontrare Giovanni Battista Grassi. Risalgono a quattro anni prima però i disaccordi tra il medico italiano e il batteriologo tedesco. Disaccordi che spingono Koch a preferire Ronald Ross che, infatti, quell’anno si aggiudica il premio.
Curiosità vuole che lo stesso Koch fosse stato protagonista di un’accesa rivalità con Louis Pasteur: l’inizio di tale controversia fatta risalire al 1882, quando proprio Koch iniziò a contestare la validità delle scoperte del celebre collega francese criticando strenuamente il metodo utilizzato per il vaccino contro l’antrace, la cui efficacia era stata dimostrata pubblicamente nel 1881 a Pouilly-le-Fort.

Un tema, quello della lotta alla malaria, che è stato al centro di un’intensa controversia scientifica, con il risultato che che manca un premio nella bacheca italiana!

Leggi anche: I parassiti da Nobel

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

 

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