Animali che ci aiutano a diagnosticare il cancro

Cani, piccioni e nematodi: quando gli animali vengono in aiuto dell'uomo con le loro specifiche abilità

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RICERCA – È possibile addestrare gli animali ad aiutarci nella lotta contro il cancro? La risposta sembra essere affermativa e gli studi condotti da differenti gruppi di ricerca in tutto il mondo stanno fornendo le prove scientifiche.

Ne avevamo già parlato in un articolo pubblicato lo scorso marzo e, dopo il cane addestrato a riconoscere l’odore del tumore alla tiroide, ecco un altro studio comportamentale. Questa volta i protagonisti sono dei piccioni (Columba livia), animali che hanno un buon sistema visivo, e che a differenza nostra percepiscono 5 colori e non 3. Nello studio, pubblicato sulla rivista PLOS One, i piccioni sono stati addestrati a riconoscere la presenza di cellule tumorali in immagini di biopsie di tessuto mammario precedentemente analizzate per diagnosi; già dopo qualche ora di addestramento (effettuato attraverso ricompense di cibo dopo risposte esatte) erano in grado di discernere le cellule sane da quelle malate e nel giro di un mese hanno raggiunto un grado di accuratezza dell’80% di risposte corrette.

Replicando l’osservazione del medesimo preparato istologico con diversi piccioni e combinando i risultati, i ricercatori hanno raggiunto una precisione del 99% sulla presenza o meno di cellule tumorali nelle immagini dei tessuti. Ovviamente i piccioni, cosi come gli umani, possono sbagliare e andare incontro a quelli che si chiamano falsi positivi, errori che possono dipendere da differenti colori presenti nelle immagini o da differenti digitalizzazioni delle immagini.

Altri studi si muovono già in un senso meno legato all’addestramento, come quello pubblicato da un gruppo giapponese che ha  scoperto che i Caenorhabditis elegans, una specie di nematodi (vermi piatti), sono attirati dalle cellule tumorali del cancro al colon. Gli scienziati Hirotsu e Sonoda della Kyushu University di Fukuoka  hanno utilizzato questa loro capacità per capire se i piccoli vermi erano in grado di “annusare” il tumore anche da campioni di urina di persone che potevano essere affette da cancro al colon. Il risultato? I vermi sottoposti alla scelta fra urina di pazienti con cancro e soggetti sani si muovevano nella direzione proprio dell’urina proveniente da campioni malati individuando anche situazioni di cancro in stadi molto precoci (ricordiamoci che prima si diagnostica un cancro più è facile combatterlo) e con un’alta percentuale di successo (fino al 98%) in quanto meno soggetti a fattori esterni come l’addestramento.

Metodi sempre più sensibili per l’individuazione dei tumori sono necessari per migliorare la prevenzione e il controllo: trarre vantaggio da determinate capacità di altri animali, con prestazioni migliori in compiti specifici, può aiutare a migliorare la ricerca e ad aumentare la rapidità nella diagnosi di tumori.

Leggi anche: Cancro in gravidanza: sì, curarsi è possibile

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Alan D. Wilson, Wikimedia Commons

Informazioni su Dario Olivieri (2 Articles)
Dottore di ricerca in Neurobiologia, freelance. Mi sono avvicinato al mondo della comunicazione scientifica collaborando con SISSA Medialab nell'ambito del progetto "Sissa per la scuola".

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