+LAB: stampanti 3D, ingegneria e design per abbattere le barriere

C'è un posto in Italia dove ingegneri, ricercatori, designer e maker lavorano insieme per migliorare la qualità della vita delle persone disabili

SENZA BARRIERE – C’è un posto in Italia dove ingegneri, ricercatori, designer e maker lavorano insieme per migliorare la qualità della vita delle persone disabili. Si tratta di +Lab, il laboratorio del Politecnico di Milano che stampa oggetti innovativi in 3D. Nato dalla volontà di Marinella Levi, docente di Ingegneria dei materiali del Polimi, +Lab è una vera e propria fucina di idee vincenti e low cost. La sua storia è molto singolare e parte dalla proposta di uno studente universitario.

“Tre anni fa Matteo, un mio allievo del corso di laurea in Design engineering, mi disse che voleva stampare in 3D dei circuiti elettronici. Il progetto riguardava la sua tesi. Rimasi molto sorpresa. Fino ad allora conoscevo questo tipo di tecnica solo a livello industriale. Non sapevo nulla del 3D printing low cost”, ricorda Levi. La docente accetta la sfida: a giugno 2012 al Politecnico di Milano approda la prima stampante 3D, la “Ultimaker”, uno dei modelli storici. “Da quel momento iniziai a pensare  alla creazione di qualcosa di più grande. Avevo conosciuto degli imprenditori lombardi, erano pronti a investire per la realizzazione di un laboratorio di stampa 3D industriale. Ma qualcosa andò storto, a pochi giorni dalla firma del contratto ritirarono l’offerta. Così mi ritrovai con una piccola stampante tra le mani e un progetto che non potevo più realizzare. Non sapevo cosa fare, stavo per gettare la spugna”.

Tuttavia, come spesso accade, dalle difficoltà nascono le opportunità. “Pensai a qualcosa di diverso, che si allontanasse dell’esperienza industriale che avevo già sperimentato. Avevo lavorato per anni alla produzione di plastica. Decisi di imboccare un’altra strada.” Allora Levi cambia rotta, muta la sua storia e anche quella del Polimi. Raccoglie i risparmi di una vita, quelli messi da parte grazie alla ricerca, e decide di allestire un laboratorio di tecnologie digitali a basso costo, in grado di produrre oggetti dedicati anche ai disabili. “Oggi ho dieci stampanti. Alcune regalate, altre avute in comodato d’uso. La più cara costa cinquemila euro”, sottolinea la docente, che dichiara di aver puntato tutto sulle risorse umane. “Quando si dispone di molto denaro da spendere nella ricerca, di solito si tende ad acquistare degli strumenti costosi, investendo più sulle macchine che sulle persone. Avendo pochi soldi, io ho puntato tutto sui cervelli, reclutando e pagando giovani studenti, ingegneri e maker che hanno sposato la causa di +Lab e l’hanno aiutato a crescere.”

Così, nel 2013, +Lab dà il via alla sua attività in modo ufficiale, e lo fa partendo da un progetto orientato a semplificare la vita delle persone affette da artrite reumatoide. “Tutto è nato dalla ricerca di una mia studentessa, Francesca. Aveva notato che le persone colpite da questa malattia, per lo più donne, hanno difficoltà nel compiere gran parte dei gesti quotidiani, come abbassare una cerniera o tenere in mano una posata. Ci siamo chiesti cosa potevamo fare per aiutarle.” E, anche in questo caso, l’approccio della docente sovverte gli standard. Sì, perché Levi, con il suo gruppo di ricerca, chiama a raccolta le “co-progettatrici”, ovvero le donne che vivono le difficoltà della malattia; chiede loro di collaborare in modo attivo alla realizzazione degli oggetti, esprimendo le proprie esigenze. Poi, dopo la fase di progettazione, si passa alla stampa in 3D. “Da questo lavoro, che abbiamo chiamato ‘+Tuo’, sono nati tre prodotti unici: un apri-tappi, un apri-cerniera e un supporto da cucchiaio.

Crediti immagini: +Lab (Flickr)

Tutti hanno la caratteristica di dare più valore alla forza che è nelle mani. Alcuni sono stati ideati tenendo conto persino delle differenze tra ogni singola mano. Nel caso dell’apri- zip, poi, abbiamo pensato a oggetti di diversa forma che si aggancino all’anello della chiusura lampo, consentendo alle donne di aprire la cerniera senza compiere il classico movimento di opposizione di pollice e indice, che spesso risulta difficoltoso.”

Crediti immagine: +Lab (Flickr)

E gli oggetti ideati dal team di +Lab sono vincenti sia per l’impiego sia per il design accattivante. “L’anno scorso abbiamo portato il nostro apri-tappi alla prima Maker Faire di Roma. Nessuno ne conosceva la destinazione. Siamo stati premiati perché è bello e funzionale.” Ma +Tuo non è l’unico successo della squadra di Marinella Levi.  “Abbiamo avuto modo di conoscere Laura, una ragazza diciassettenne non vedente. È straordinaria e impegnata su ogni fronte. Fa scherma, suona la batteria, canta. Quando le ho chiesto in che modo una stampante 3D potesse esserle utile mi ha risposto senza esitazioni: può essere impiegata per far superare ai non vedenti la fatica di leggere la musica in Braille.” Infatti, sebbene la traduzione dello spartito musicale nel codice dedicato ai ciechi esista, la lettura risulta piuttosto complessa.

Partendo proprio da questa intuizione, grazie alla stampa in 3D, +Lab ha riprodotto le note e il pentagramma, creando un vero e proprio spartito in rilievo. “Ci stiamo attrezzando, affinché vengano realizzate delle stampanti dedicate ai non vedenti. Piccole, maneggevoli, in grado di imprimere in rilievo, su un foglio di carta e in poco tempo, lo spartito desiderato”, racconta Levi, aggiungendo alcune novità. “Grazie alla collaborazione con Laura abbiamo realizzato altri supporti per non vedenti. Come il portacarte per giochi di ruolo o il portapane, che consente di spalmare la marmellata su una fetta senza sporcarsi.” Supporti, questi, che, in modo inaspettato, si sono rivelati utili anche per i bambini. In cantiere, poi, ci sono molte altre idee, persino un blog, nel quale raccogliere testimonianze e lavori. Alla base di ogni progetto, tuttavia, c’è una sola costante: la collaborazione con chi vive in prima persona i problemi legati alla disabilità. “Spesso siamo incapaci di intuire le potenzialità di un oggetto. Non siamo in grado di vedere come potrebbe semplificare la vita di alcune persone”, sottolinea la docente. “Di contro, chi ha dovuto sviluppare abilità differenti ci riesce e diventa una risorsa preziosa, in grado di mostrarci ciò che noi non riusciamo a cogliere.”

Tratto dall’intervista a Marinella Levi di +Lab

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