Down to the river

In Italia si sente parlare di rischio idrogeologico solo durante le emergenze, perché non si fa prevenzione?

Il Melting POD di questa settimana ci porta a parlare di prevenzione in tema di rischio idrogeologico. Ai micrifoni il nostro Enrico Bergianti e Serena Ceola dell’Università di Bologna. Crediti immagine: Pixabay

MELTING POD – In materia di rischio idrogeologico, in Italia, si tende a gestire l’emergenza piuttosto che attuare una politica di prevenzione. Ma, concretamente, cosa significa prevenire?

L’abbiamo chiesto a Serena Ceola, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna.

 

@enricobergianti

Ascolta anche: Dottor Internet

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

***

Testi e intervista a cura di Enrico Bergianti.
Con la partecipazione di Roberta Fulci.

La sigla di Melting Pod è Ooh Hey, audionautix.com

Musiche da audionautix.com in ordine di apparizione:
Think Tank
Bustin Loose
– MarathonMan

Citazioni di canzoni protette da copyright:
The River, di Bruce Springsteen, tratta dall’album The River del 1980.
Find the river, dei R.E.M., tratta dall’album Automatic for the people del 1992.

Citazioni:
– “Avanti un’altra, come ti chiami?” è Elio a X Factor 2012 
– “Ma il fiume non è tranquillo!” tratto dal film Pochaontas, Walt Disney Pictures.

1 Commento su Down to the river

  1. L’umanità è sempre stata legata ai corsi d’acqua. In ogni epoca e civiltà cè sempre stato un rapporto di amore/odio con il fiume: da una parte risorsa, dall’altra minaccia. L’uomo ha sempre cercato di gestire i fiumi, proteggendosi da essi, cambiandone il percorso, derivandone acqua per le colture ecc.. In Italia, dagli anni 50 si è iniziato a costruire argini e dighe per regolare il flusso d’acqua e proteggere il territorio: a quei tempi, era chiamata prevenzione. Oggi le cose sono un pò cambiate: le città si sono espanse(sopratutto vicino ai fiumi), gli argini stanno invecchiando e ci stiamo accorgendo che non bastano più a prevenire catastrofi. Ora la nuova gestione(o prevenzione) dei fiumi a scala di bacino prevede di dare più spazio al corso d’acqua (rimuovere gli argini dove possibile) e gestire il sedimento (capire dove si erode o si aggrada il letto del fiume, in modo da rendere efficaci le strutture esistenti come le casse di espansione). Esistono due direttive europee che si preoccupano della gestione fluviale (direttiva quadro acque e direttiva alluvioni) che sono state recepite dall’Italia e bene o male vengono attuate. Penso che la prevenzione in Italia venga fatta, ed esistono una moltitudine di soggetti (università, agenzie ambientali, e privati) molto competenti in materia e che lavorano con serietà e dedizione. Ad esempio recentemente l’ISPRA ha pubblicato un manuale (IDRAIM) per la gestione dei fiumi che si basa sulle suddette direttive ed è stato approvato il disegno di legge al senato del 4 novembre 2015 che al capo VII tratta la difesa del suolo e il rischio idrogeologico (addirittura all’art 52 si parla di rimozione di immobili abusivi in zone a rischio). Inoltre anche nella “Sblocca Italia” al capo 2 art 7 sono presenti modifiche alle precedenti leggi sulla gestione fluviale.
    Direi quindi che qualcosa si sta muovendo, anche se ci vorranno secoli e molte risorse per mettere in sicurezza l’intero territorio! Ma è un buon inizio e ne vale la pena!
    Enrico
    PS:grazie per l’articolo, cè bisogno che se ne parli!

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