Dimenticate un sogno al risveglio? Colpa della dopamina

Il livello di un neurotrasmettitore nel cervello sembra influenzare la capacità di ricordare i sogni in modo più intenso ed emotivo

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Una ricerca ha coinvolto pazienti affetti da Parkinson e volontari sani per valutare il ruolo del neurotrasmettitore dopamina nel ricordo dei sogni. Crediti immagine: geir tønnessen, Flickr

SCOPERTE – A quanti è capitato di svegliarsi e di ricordare poco o nulla del sogno appena interrotto? Di cui magari restava fresca solo l’impressione che fosse piacevole o sgradevole? Quanti altri invece son capaci di ripercorrere l’esperienza a menadito? La soluzione sembra essere nella chimica del cervello.

Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping, opera dei ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, del dipartimento di Neurologia clinica e comportamentale dell’IRCCS Santa Lucia di Roma e dell’Università dell’Aquila.

La ricerca, coordinata da Luigi De Gennaro per la Sapienza e da Gianfranco Spalletta per il Santa Lucia, ha coinvolto un gruppo di 27 pazienti affetti da Parkinson e di altrettanti volontari sani; a tutti è stato chiesto di prendere nota dei sogni al risveglio mattutino, per una settimana. La conclusione?  La qualità del ricordo del sogno è legata alla quantità di dopamina nel cervello.

La malattia di Parkison è stata presa come modello di trasmissione dopaminergica alterata, dato che i pazienti soffrono di una carenza di questo neurotrasmettitore. Confrontando le analisi si è osservato che nei pazienti affetti da Parkinson il dosaggio dei farmaci dopaminergici assunti è associato a un ricordo affievolito dei sogni, che risultano meno bizzarri e meno intensi dal punto di vista emotivo.

Gli scienziati hanno quindi analizzato il volume di alcune regioni del cervello, osservando che la nitidezza visiva dei sogni è associata al volume dell’amigdala che della corteccia prefrontale sinistra, mentre il minor carico emozionale sembra dipendere dal volume dell’ippocampo.

Risultati che potrebbero aprire strade inedite per lo studio di patologie neurologiche. “Potremmo dire – sottolinea in un comunicato Luigi De Gennaro, professore di Psicobiologia alla Sapienza – di avere inaugurato una nuova stagione dello studio della neurochimica del ricordo dei sogni”.

Leggi anche: Un sonno breve ma più efficiente

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

 

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