Le buone pratiche dei parchi premiate dalla IUCN

Quali sono i parchi e le aree protette scelti per il lavoro sulla conservazione, la gestione e il contributo, economico e non, dato al territorio? Vediamone alcuni

SPECIALE FEBBRAIO – Alla fine del 2014 avevamo parlato della nuova lista IUCN (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) che alla nota Lista Rossa ha affiancato la Lista Verde. L’obiettivo, attraverso uno standard globale per il riconoscimento di buone pratiche (GLPA), è individuare parchi e aree protette che hanno successo nella conservazione, nella gestione, che coinvolgono i visitatori in modo responsabile e contribuiscono all’economia del territorio.

Andiamo a vedere più da vicino alcuni dei parchi selezionati dalla IUCN, tra i quali campeggia una realtà italiana: il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Tutte le aree incluse nella lista dovranno mantenere gli standard d’eccellenza nel prossimo biennio e intervenire sugli aspetti segnalati dagli esperti IUCN per migliorare ulteriormente.

Parco Nazionale del Gran Paradiso, Italia
Istituito nel 1922 come primo parco nazionale in Italia, la Lista Verde lo presenta come “Italy secret wilderness”, uno degli angoli selvaggi più tutelati del paese. Il parco ha contribuito a salvare dall’estinzione lo stambecco delle Alpi (Capra ibex), sul quale attualmente conduce numerosi studi in collaborazione con università italiane e straniere. La maggior criticità della specie è la bassa variabilità genetica, perché tutti gli stambecchi che oggi vivono nel parco discendono da soli 100 individui, sopravvissuti agli inizi del ‘900. Nell’area protetta vivono 167 specie di vertebrati (39 delle quali di interesse comunitario, inserite nella Direttiva Habitat) ed è possibile imbattersi in camosci, gipeti, aquile reali, marmotte e coturnici, oltre a incontrare -se si è fortunati- creature più elusive come il lupo.

Fotografia di Fulvio Spada

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha permesso di salvare lo stambecco alpino, di cui a inizio ‘900 rimanevano un centinaio di esemplari. Fotografia di Fulvio Spada, Wikimedia Commons CC by-sa 2.0

Il parco vanta una gestione non solo storica, ma efficace. A colpire i responsabili IUCN è stato il lavoro dell’Ente Parco, che tutela l’area di competenza ed elabora i piani di gestione con il coinvolgimento delle comunità che vivono sul territorio, migliorandone la qualità della vita.

Le attività legate al parco hanno valorizzato le filiere produttive e artigianali del territorio con l’obiettivo della crescita economica ma senza rinunciare alla sostenibilità: il parco ha promosso l’adesione di strutture e operatori alle iniziative di turismo responsabile, con due comuni (Cogne e Ceresole Reale) già inseriti nella rete Alpine Pearls per l’offerta turistica ecocompatibile. Oltre alla biodiversità e alla tutela dell’ambiente, la tipicità del territorio e la sua tradizione contribuiscono ad attirare, ogni anno, circa 1 milione e 800mila visitatori nell’area protetta.

Gorgona National Natural Park, Colombia
Il parco dell’isola di Gorgona è solo una delle tre realtà colombiane già inserite nella Lista Verde, insieme al Tatama National Park e al Galeras Volcano Wildlife Sanctuary. Gorgona si trova a circa 56 chilometri dalla costa colombiana e fino alla metà degli anni ’80 era una prigione coloniale. Oggi il parco è un paradiso di biodiversità su un’area di circa 620 chilometri quadrati, con barriere coralline e una nutrita fauna marina (delfini, squali martello, squali pinna bianca del reef…).

L’isola è anche nota come “Science Island”, il che fornisce un primo indizio sul perché la IUCN abbia annoverato il parco nella sua lista, premiandolo per l’eccellenza e l’innovazione della gestione di un’area tanto preziosa. È coperta dalla foresta tropicale che è ricresciuta avvolgendo le rovine dell’isola e abitata da vari rettili, anfibi e dal bradipo variegato. Tra giugno e luglio, ogni anno, le megattere vi arrivano per riprodursi, mentre tra gli alberi si nasconde Anolis gorgonae, la lucertola blu endemica dell’isola.

Gorgona è un po’ scomoda da raggiungere e la gestione del turismo è affidata a una compagnia dai costi proibitivi per molti colombiani; questo ha fatto la fortuna del suo ecosistema, che non viene turbato dall’eccessiva presenza umana. L’attuale piano gestionale è 2015-2019 e per la prima volta si è ampliato sulla regione e ha considerato gli effetti del cambiamento climatico, non solo per tutelare la biodiversità ma per capire come sostenere correttamente le attività, come la pesca, che danno da vivere alle comunità locali. Legalmente e in modo sostenibile. Sull’isola possono arrivare all’incirca 80 visitatori per volta e l’unico insediamento permanente, legato all’amministrazione dell’area naturale, è El Poblado.

Doñana National Park, Spagna
Il parco spagnolo, nella comunità autonoma dell’Andalusia, è entrato nella Lista Verde la scorsa estate grazie al suo fiore all’occhiello: è il baluardo della conservazione di uno dei mammiferi europei più a rischio di estinzione, la lince pardina (Lynx pardinus). Il numero di questi felini è crollato nell’ultimo secolo, nonostante l’impegno nei piani di conservazione e reintroduzione, ma dopo 60 anni di declino la popolazione di lince pardina è aumentata da 52 individui maturi nel 2002 a 156 nel 2012. Senza l’eccellente gestione del parco Doñana, hanno spiegato i vertici IUCN, i progressi nel recupero di questo raro felino non sarebbero stati possibili. La lente di ingrandimento sulle realtà che riescono a tutelare una specie con successo sono anche un modo per individuare buone pratiche da condividere.

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La lince pardina, una delle due specie di lince che vivono in Europa (c) Programa de Conservación Ex-situ del Lince Ibérico http://www.lynxexsitu.es

Oltre alla biodiversità unica che custodisce, il parco si è rivelato prezioso per l’economia della zona attraverso il turismo, l’apicoltura e la raccolta di pinoli e crostacei. Le sue importanti zone umide come paludi, foreste, dune e lagune ospitano oltre 500.000 uccelli acquatici e costituiscono un importante sito di stop-over per le specie in migrazione. Anche il santuario della Virgen del Rocio, all’interno dei confini di Doñana, contribuisce ad attirare ogni anno circa un milione di pellegrini. L’appartenenza alla Lista Verde garantisce non solo un riconoscimento importante ma il supporto e le consulenze degli esperti IUCN: per Doñana le prorità del prossimo biennio sono dei piani di gestione più inclusivi e il miglioramento dell’offerta turistica.

Ol Pejeta Conservancy, Kenya
Oggi Ol Pejeta è il più ampio santuario del rinoceronte nero nell’Africa orientale e ospita gli ultimi tre rinoceronti bianchi settentrionali del mondo, sorvegliati a vista. Tra le attività che sono valse alla riserva l’ingresso nella Lista Verde ci sono un’encomiabile gestione e l’integrazione delle attività del parco con la pastorizia e l’agricoltura nella regione (ad esempio nel distretto di Laikipia), dove la gestione di Ol Pejeta supporta uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Questa coerenza, collaborazione e sostegno delle comunità locale permette, indirettamente, di tenere più al sicuro la fauna selvatica del parco, che si sposta liberamente sul territorio e oltre i confini, raggiungendo altre aree protette. Gli elefanti di Ol Pejeta arrivano fino a Marsabit, a più di 300 chilometri di distanza.

La convivenza tra esseri umani e fauna è uno degli aspetti cruciali della gestione del parco, soprattutto dato l’aumento dell’urbanizzazione lungo le vie di migrazione degli animali. Non è raro che gli elefanti si avvicinino alle case finendo per distruggere le recinzioni e devastare il raccolto, con danni enormi per gli abitanti. Lo stesso vale per il bestiame predato da grossi felini come leoni e leopardi oppure dalle iene. I ranger di Ol Pejeta sono molto attivi a livello locale proprio per minimizzare il conflitto e organizzano incontri periodici per discutere con la popolazione riguardo alla gestione degli animali, in modo da ridurre le conseguenze negative per entrambe le parti. Quando il danno ormai è fatto intervengono il Kenya Wildlife Service e il Laikipia County Wildlife Conservation and Compensation Committee, che risarciscono i danni legati ad animali selvatici.

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La Ol Pejeta Conservancy è uno dei due parchi africani che si sono guadagnati il posto nella Lista Verde IUCN. Fotografia di Valentina Storti, Wikimedia Commons 2.0

Per tutelare la biodiversità e le specie minacciate dal bracconaggio, Ol Pejeta è tra le realtà che hanno sperimentato ampiamente camera trap nei confini del parco (e provato a usare i droni). Un altro elemento importante è l’unità K9, una delle prime unità di cani per la conservazione operative in Kenya, che oggi conta nove animali a supporto delle attività dei ranger. Ognuno di loro ha una diversa specializzazione, dalla localizzazione di munizioni all’attacco, fino al riconoscimento delle tracce per trovare i bracconieri tra i possibili sospetti. Oggi Ol Pejeta ha 650 dipendenti tra ranger, personale logistico, marketing e comunicazione. Tra i suoi obiettivi c’è quello di coinvolgere, quando possibile, le comunità locali, contribuendo a formarle sul tema della conservazione in modo da incoraggiarle a proteggere il patrimonio di biodiversità kenyota e del resto dell’Africa.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: I parchi naturali hanno fatto la storia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Fotografia in copertina: Marco Franchino, Wikimedia Commons CC by-sa 3.0

Informazioni su Eleonora Degano (628 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice, science writer. Collaboro con varie realtà tra le quali National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99 e StartupItalia. Mi occupo principalmente di conservazione e zoologia, con un particolare interesse per etologia e cognizione animale. Su Twitter @Eleonoraseeing

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