Un Giove caldo che si muove come una cometa

Il pianeta HD 80606b si trova nella costellazione dell'Orsa Maggiore a 190 anni luce da noi e potrebbe svelare la formazione dei pianeti gioviani caldi, quei pianeti con massa pari o superiore a Giove ma con orbite piccole e circolari vicine alla loro stella

Il telescopio spaziale Spizer ha individuato un esopianeta particolare che ci permetterà di studiare il fenomeno della circolarizzazione dell’orbita. Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/MIT

SCOPERTA – La sua massa e pari a 4 volte quella di Giove, ma la sua orbita è eccentrica come quella di una cometa. L’esopianeta scoperto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa si chiama HD 80606b, si trova a 190 anni luce dalla Terra nella costellazione dell’Orsa Maggiore e la sua osservazione potrebbe svelare la formazione dei pianeti gioviani caldi, quei pianeti che hanno dimensioni maggiori o uguali al nostro Giove ma orbite ben più vicine alla loro stella e temperature superficiali decisamente più calde.

Il pianeta è uno degli oltre 2mila esopianeti scoperti dagli scienziati al di fuori del sistema solare ed è stato osservato a lungo dal telescopio spaziale della Nasa, che ne ha descritto con accuratezza il periodo di rivoluzione intorno alla sua stella HD 80606, che insieme al vicino astro HD 80607 forma un sistema binario, pari ad appena 111 giorni. Inoltre i dati di Spitzer hanno permesso di determinare il periodo di rotazione del pianeta, che è di 90 ore, e la temperatura superficiale raggiunta dall’esopianeta nel punto di massima vicinanza al suo sole, pari a 1100 gradi Celsius.

Ad attirare l’attenzione degli astronomi però è stata l’orbita di questo gioviano caldo: i pianeti di questo tipo solitamente seguono orbite circolari intorno alla loro stella di riferimento. L’orbita eccentrica, più simile a quella di una cometa, fa pensare che il pianeta scoperto sia recente e questo pone le basi per lo studio della “circolarizzazione” dell’orbita, fenomeno per cui l’azione dell’attrazione gravitazionale della stella causa la migrazione del pianeta da un’orbita ellittica a una circolare e più interna.

Stando alle teorie sul fenomeno, gli astronomi ritengono che la circolarizzazione sia un processo che si verifica dopo centinaia di milioni di anni, ma questo pianeta gioviano scoperto da Spitzer racconta una storia diversa. La sua orbita ora è fortemente eccentrica e, per poter raggiungere un’orbita circolare e più piccola, saranno necessari oltre di 10 miliardi di anni. Questa la scoperta di Julien de Wit, astronomo del Massachusetts Institute of Technology (Mit), e di Greg Laughlin, astronomo dell’Università della California di Santa Cruz, rispettivamente autore e co-autore dello studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Proprio Wit ha spiegato alla Nasa che il pianeta offre una preziosa opportunità per capire come avviene la migrazione di un pianeta di questo tipo da un’orbita ellittica ad una circolare e più interna:

“I dati di Spitzer sono incontaminati e siamo stati in grado di osservare il pianeta per molto più tempo stavolta, dandoci più dettagli sulla sua temperature più fredda e su come si riscalda, si raffredda e ruota”.

Un parametro da tenere conto, spiega poi Laughlin, è quella della viscosità del pianeta. Più un corpo è viscoso, più è in grado di rispondere alle sollecitazioni meccaniche dissipando calore. Pensate di prendere una palla realizzata con un materiale viscoso e di strizzarla con un movimento sempre più veloce: l’oggetto si riscalderà. Nel caso del pianeta HD 80606b invece le sollecitazioni di tipo meccanico legate alle spinte gravitazionali della stella non portano a una dissipazione di calore eccessiva, motivo per cui gli scienziati ritengono che il pianeta sia poco viscoso e piuttosto rigido nella sua composizione interna, ha sottolineato Wit:

“Stiamo iniziando ora a capire quanto tempo è necessario a un pianeta gioviano caldo per completare la sua migrazione. Le nostre teorie dicono che non ci dovrebbe mettere così tanto, ma la verità è che non ne abbiamo osservati molti. Il fatto che il tempo stimato dal nostro studio sia molto maggiore di quanto ipotizzato ci suggerisce che sulla formazione dei pianeti gioviani caldi e della loro migrazione non sappiamo poi ancora molto”.

La scoperta, dunque, rappresenta solo un primo passo nello studio di questi giganti gassosi “alieni” che si trovano all’esterno del sistema solare, ma pone le basi per svelarne la formazione e spiegarne le caratteristiche.

@oscillazioni

Leggi anche: Due soli, un pianeta: così nasce un sistema planetario

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Informazioni su Veronica Nicosia ()
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

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