La stimolazione cerebrale per aiutare i bambini dislessici

Lo studio italiano: sei settimane di stimolazione cerebrale sono riuscite a migliorare del 60% la capacità di lettura di bambini e adolescenti

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La dislessia è un disturbo del neurosviluppo che in Italia riguarda circa il 3% dei bambini in età scolare. Crediti immagine: Public Domain

SALUTE – Sei settimane di stimolazione cerebrale sono riuscite a migliorare del 60% la capacità di lettura di bambini e adolescenti dislessici, che hanno partecipato a uno studio in collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Fondazione Santa Lucia, IRCCS specializzato nella riabilitazione neuromotoria.

In Italia la dislessia colpisce circa il 3% dei bambini in età scolare. È un disturbo del neurosviluppo che riguarda specificamente la capacità di leggere: i bambini hanno difficoltà nel decodificare i testi scritti, che appaiono più o meno “come se le lettere continuassero a saltare dappertutto”. Lo sviluppatore Victor Widell ha creato uno script per farci vedere quanto è difficile leggere per un dislessico.

La dislessia finisce per avere ripercussioni non solo sull’apprendimento ma sulla sfera sociale e psicologica. Secondo Dyslexia International almeno una persona su dieci ha la dislessia, con oltre 700 milioni tra adulti e bambini a rischio, in tutto il mondo, di dover convivere con l’analfabetismo o l’esclusione sociale. Una diagnosi tempestiva è fondamentale e permette di fare riabilitazione in una normale classe a didattica inclusiva, che riconosce e valorizza la diversità in un gruppo eterogeneo.

I dati appena pubblicati su Restorative, Neurology and Neuroscience sono molto preliminari, ma se ulteriori ricerche confermassero i risultati potremmo essere di fronte a una nuova frontiera per il trattamento dei DSA, i disturbi specifici dell’apprendimento. La tecnica si chiama Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta (tDCS): è sicura e non invasiva, e viene già impiegata per trattare disturbi come la depressione e l’epilessia focale. I circuiti cerebrali alterati (o poco attivi) nelle persone dislessiche vengono stimolati grazie al passaggio di corrente a basso voltaggio (intensità di 1 milliampere), che modifica l’attività neurale e permette di aumentare la velocità e l’accuratezza della lettura.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: solo uno ha ricevuto la stimolazione attiva mentre l’altro è servito come confronto placebo. Lo studio è stato condotto in doppio cieco: poiché la stimolazione non è percepibile, nessun bambino o adolescente sapeva che tipo di trattamento stava ricevendo. Lo stesso valeva per i ricercatori che avrebbero poi valutato i risultati sulle capacità di lettura.

Durante i 18 incontri, tutti i partecipanti hanno eseguito attività che servono a favorire una lettura corretta e veloce, le stesse che si usano per la logopedia. In sei settimane, quelli sottoposti a procedura attiva hanno migliorato le loro capacità del 60%, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo. Per i ragazzi sottoposti al trattamento placebo, un risultato non significativo: 0,04 sillabe al secondo. Un miglioramento di 0,3 è invece degno di nota, ed è quello che solitamente si riesce a ottenere spontaneamente, ma nel corso di un intero anno. Un mese dopo aver terminato i trattamenti tutti i partecipanti sono stati nuovamente valutati e l’efficacia era rimasta la stessa. A breve i risultati di un’ulteriore verifica, stavolta a sei mesi di distanza.

“Questa ricerca può aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie nel dover sostenere lunghi percorsi di cura e di ridotta efficacia documentata. Va sottolineato che la tDCS non vuole sostituirsi, ma integrare la terapia logopedica tradizionale, tanto che i nostri risultati dimostrano la sua particolare efficacia in combinazione con la terapia tradizionale”, continua Vicari.

Anche l’Associazione Italiana Dislessia (AID) ha commentato. “I risultati ottenuti dalle sperimentazioni del gruppo del prof. Vicari confermano quanto evidenziato anche dalle nostre ricerche”, ha detto il fondatore Giacomo Stella, in un comunicato, “alcuni dislessici presentano in alcune aree della corteccia una bassa connettività neuronale, anche a riposo, come se fosse un motore mal carburato che gira male al minimo e che non risponde quindi con la dovuta prontezza alle sollecitazioni quando c’è bisogno di accelerare. La tDCS interviene proprio su questo meccanismo inefficiente e può essere molto utile al recupero. Naturalmente è importante ricordare che, come ogni terapia, non va applicata a tutti e che vanno ancora studiati bene gli effetti a distanza”.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Il cervello che compensa per autismo, OCD, dislessia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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