Api del Capo: nell’alveare la riproduzione è asessuata

Le operaie producono e fertilizzano le uova da sé, in modo così efficace da poter invade e conquistare gli alveari delle altre sottospecie

Perché alcune popolazioni iniziano a riprodursi asessualmente? Qual è il beneficio di riprodursi sessualmente? Ancora non abbiamo una risposta ma l’Apis mellifera capensis fa proprio così. Crediti immagine: Julie Anne Workman, Wikimedia Commons

SCOPERTE – In Sudafrica esiste una popolazione isolata di api mellifere, le api del Capo, in cui le femmine possono attivare i propri ovari e si riproducono senza alcun bisogno dei maschi. In natura non sono poche le specie a riprodursi per via asessuata, ad esempio tra i platelminti, i batteri e i poriferi, ma le api di solito non appartengono alla categoria. L’unica femmina fertile e dotata di apparato riproduttore sviluppato solitamente è la regina, con il compito di produrre migliaia di uova che verranno poi fertilizzate dalle api maschio, i fuchi, e infine deposte. Al contrario, è lo stesso DNA delle api del Capo (la sottospecie Apis mellifera capensis) a fertilizzarne le uova, che si sviluppano in nuove api operaie.

Questo “sprint asessuato” permette alle api di invadere gli alveari di altre specie, addirittura di conquistarli e continuare così a riprodursi grazie al cosiddetto parassitismo sociale. Nei primi anni ’90 questa strategia era sconosciuta e gli apicoltori africani l’hanno pagata a caro prezzo: non sospettando il parassitismo hanno spostato le api del Capo in aree più a Nord del continente, dove queste non hanno tardato a far propri gli alveari di un’altra sottospecie africana causando danni economici importanti.

Mappando l’intero genoma delle api del Capo, per confrontarlo con quello di altre popolazioni che si riproducono per via sessuata, i ricercatori della Uppsala University hanno identificato il meccanismo che consente loro di fare a meno dei fuchi. Un gran numero di geni (in totale quasi 40 aree del genoma) è differente da quelli “normali”, e permette di spiegare sia la riproduzione asessuata che la pratica del parassitismo. Tra questi, alcuni sono legati alla segnalazione ormonale -dunque potrebbero scatenare l’attivazione degli ovari- mentre altri alla segregazione dei cromosomi, quando i due membri della coppia di cromosomi omologhi si dividono a metà e si separano, per andare rispettivamente sulle due coppie di gameti raggiungendo i due poli del nucleo. Potrebbero essere l’interruttore alla base della riproduzione asessuata.

Siamo decisamente più vicini a comprendere i meccanismi genetici, ma il motivo per il quale questa capacità si è evoluta rimane un mistero. In passato era opinione diffusa che a regolare il parassitismo nelle api ci fosse un unico fattore, ma la strategia delle api del Capo sembra darci una lezione differente: nel loro caso, l’evoluzione ha “lavorato” su più di un tratto. Perché alcune popolazioni semplicemente iniziano a riprodursi asessualmente? Qual è il beneficio di riprodursi sessualmente? Ancora non abbiamo una risposta a questo interrogativo, che da tempo fa arrovellare i biologi esperti in evoluzione. “Il vantaggio evolutivo della riproduzione sessuale è tra le principali questioni irrisolte della biologia”, conferma Matthew Webster, uno degli autori del nuovo studio, “le popolazioni che sono in grado di abbandonarla, come le api del Capo, potrebbero essere la chiave per chiarire la questione”.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Crioconservazione, un aiuto anche per le api?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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