Per proteggerti dalla malaria, dormi con una gallina

Per una zanzara vettrice gli ospiti non sono tutti uguali. Scoprire le specie che non apprezzano, isolando i composti chimici responsabili, potrebbe essere il nuovo approccio della lotta alla malaria nei piccoli villaggi

“Vuoi proteggerti dalla malaria? Dormi con una gallina!” suona come uno spot promettente, e potrebbe diventare una parte concreta delle strategie usate in paesi come l’Etiopia per contrastare le zanzare più moleste. Crediti immagine: papaya45, Pixabay

SCOPERTE – Le zanzare che trasmettono la malaria non pasteggiano col sangue di qualsiasi animale capiti loro a tiro. Anzi: l’odore delle galline sembra disgustarle al punto che le evitano attivamente, rendendole un’opzione interessante per fare da “scudo” contro la trasmissione del parassita che provoca la malattia agli esseri umani. Ne parla sul Malaria Journal un gruppo di scienziati della Swedish University of Agricultural Sciences e dell’Addis Ababa University, in Etiopia, che studiando il comportamento della specie Anopheles arabiensis hanno scoperto qualcosa che non si aspettavano.

A. arabiensis fa parte delle specie che nell’Africa subsahariana rappresentano i vettori più comuni per la malaria. Gli ospiti sui quali va a posarsi per nutrirsi comprendono pecore, capre, bovini e ovviamente esseri umani, ma finora nessuno si era accorto di quanto non abbiano alcun interesse per il pollame. Oltre ad avere gusti ben precisi, le zanzare hanno sviluppato un modo specifico per distinguere le galline dalle specie che gradiscono: questa versatilità rende A. arabiensis uno dei vettori più difficili da controllare, anche perché si nutre sia in ambienti chiusi che all’aperto.

Richard Ignell e i colleghi hanno raccolto i dati dello studio in tre diversi villaggi etiopi, monitorando la popolazione umana e quella di zanzare. In particolare hanno raccolto un gran numero di zanzare per poter analizzare il sangue di cui si erano nutrite, e scoprire da che animali proveniva. In questi villaggi le persone vivono a stretto contatto con il bestiame e il pollame che allevano, condividendo con gli animali gli spazi diurni e notturni. È cosi che gli scienziati si sono resi conto dei gusti delle zanzare: negli ambienti chiusi preferiscono gli esseri umani agli animali, mentre all’esterno si nutrono senza apparenti preferenze di bovini, capre e pecore, ma stanno bene attente a evitare le galline. Nonostante siano molto numerose.

La strategia usata per distinguere tra una mucca, una capra e altre specie si fonda sull’olfatto. Così Ignell e colleghi hanno raccolto piume, lana e peli dai vari animali e hanno analizzato i composti chimici al loro interno, finendo per identificare quelli presenti solo ed esclusivamente nel piumaggio delle galline. A quel punto ne hanno fatto un rudimentale repellente, per testare la capacità di tener lontane le zanzare dalle trappole normalmente usate per catturarle: le hanno posizionate in 11 abitazioni per 11 giorni, lasciandovi un volontario (tra i 27 e i 36 anni) a dormire in un letto protetto da zanzariera ma senza l’aggiunta di repellenti. Il risultato è stato chiaro: nelle trappole hanno trovato molte meno zanzare, un effetto raggiunto anche lasciandovi vicino una gallina viva.

“Vuoi proteggerti dalla malaria? Dormi con una gallina!” suona come uno spot promettente, e potrebbe diventare una parte concreta delle strategie usate in paesi come l’Etiopia per contrastare le zanzare più moleste. Quelle che le normali tecniche di controllo riescono a malapena a tenere a bada, mentre la resistenza ai pesticidi diventa un problema via via più concreto. Un ritorno alle basi, per comprendere la biologia delle zanzare dunque le loro preferenze in materia di ospiti, sembra una strategia promettente per identificare dei composti naturali in grado di tenerle alla larga. E di limitare il contagio da malaria nelle zone più colpite.

Nel giro di 15 anni, tra il 2000 e il 2015, l’incidenza della malaria nelle popolazioni a rischio è calata del 37% a livello globale, mentre la mortalità è crollata del 60%. Dati promettenti, che guardati nel dettaglio permettono di capire subito dove il problema è ancora importante. È l’Africa subsahariana a portare sulle spalle gran parte del fardello: nel 2015 vi è stato registrato l’88% dei casi di malaria a livello mondiale e il 90% delle morti.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Africa, più dighe significa più casi di malaria

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Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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