Il tribalismo e la comunicazione della scienza

In un articolo sul Guardian, Richard Grant accusa gli scienziati di essere "tribalisti" e non saper fare una comunicazione efficace. L'editoriale di Sylvie Coyaud

Graffito_pericolo_scie_chimiche

Secondo Richard Grant, la comunicazione della scienza spesso non è efficace, soprattutto quando si parla con i complottisti. Crediti immagine: Yiyi, Wikimedia Commons

IL PARCO DELLE BUFALE – La custode aveva fatto proprio il motto di Steve Schneider: cercava di comunicare in modo onesto e al contempo efficace. Credeva che fosse il minimo dell’etica nel suo mestiere e nella vita. Sbagliava.

Nella campagna sui nostri gas serra che fanno più bene che male, su Nature, il New York Times e altre testate prestigiose, sociologi, politologi e opinionisti come Daniel SarewitzRoger Pielke Jr e loro colleghi del Breakthrough Institute, impartiscono a scienziati e comunicatori lezioni teoriche e pratiche su come parlare “alla gente”, in particolare se complottista.

La custode del Parco le leggeva e non ne teneva conto. Il 23 agosto sul Guardian, Richard Grant ha messo sulla i di “etica” puntini così grossi da farle rinnegare pubblicamente tutte le immoralità scritte e dette finora, invece di ascoltare “la gente”.

Nella speranza che a OggiScienza tutti facciano altrettanto e pubblica penitenza, riporta i principali argomenti di Richard Grant per dimostrare che scienziati e comunicatori stanno perdendo contro l’ignoranza una battaglia che quegli arrogantoni non dovevano combattere.

Se un fisico delle particelle mostra in televisione la curva della temperatura media, come ha fatto Brian Cox per rallegrare il pubblico in studio e i media, invece di informare sul riscaldamento globale si inimica gli spettatori a casa, tutti d’accordo a priori con il complottista per il quale la NASA falsifica i dati. Peggio ancora, “lascia freddo” Richard Grant che si domanda

Davvero è questa la comunicazione della scienza?

Certo, avrebbe risposto la custode fino al 22 agosto.

È questo informare, cambiare le menti, convincere la gente che esiste un futuro migliore e più radioso?

Per la vergogna, la custode è diventata fucsia dalla fronte agli alluci. Si era sottratta al dovere di cambiare le menti altrui e di convincere lettori e ascoltatori che la scienza – vestita da fata o divinità a loro scelta – stava per renderli più belli, ricchi, sani (omissis) buoni e felici a breve o nell’aldilà.

Primo, alla gente non piace sentirsi dire quello che deve fare.

Verissimo. La custode detesta chi le dice di non bere tanta candeggina prima di cena.

La gente vuol essere desiderata e amata. Che qualcuno la ascolterà. Sentirsi parte di una famiglia.

Appena le passa la ridarel tremarella, la custode manda una dichiarazione d’amore ai fratelli Marcianò et al.

La fisica Sabine Hossenfelder lo capisce. Un tempo fra un contratto e l’altro, aveva fondato il servizio “Parla con un fisico”. Per 50 dollari si comprano 20 minuti con un fisico quantistico… che ascolterà qualsiasi idea folle abbiate in mente e vi aiuterà a capire un po’ meglio il mondo.

Il servizio è fallito per colpa della concorrenza gratuita o a un costo minore? O perché i 20 minuti scadevano prima che l’interlocutore finisse di spiegare perché E = mc^3? Richard Grant non si perde in simili dettagli e viene al sodo:

Atul Gawande dice che gli scienziati dovrebbero riferire “i fatti veri della buona scienza” ed esporre “le tattiche della cattiva scienza usate per traviare la gente. Ma è solo parte della storia, e chiudere la stalla troppo tardi. Perché i ciarlatani hanno già riconosciuto questo bisogno e costruito le comunità bramate dalla gente.

Verissimo pure questo e da qualche millennio prima di Galileo. Tutta colpa di scienziati e comunicatori. Non son capaci di imitare i ciarlatani. Il fisico delle particelle finge di rivolgersi alla gente, ma si tradisce. Racconta quello che raccontano i climatologi e lo dichiara pure. Così tutti si accorgono che parla soltanto alla comunità dei particellari:

è un’auto-affermazione per chi ne fa già parte. Visto quanto siamo intelligenti? Siamo un club esclusivo, una gang, una famiglia. Questa non è comunicazione. Non è cambiare le menti e di sicuro non conquista i cuori e le menti.

È tribalismo.

Al contrario dei ciarlatani e dei loro fan che l’hanno sempre trattata con l’amore e il rispetto che si dimostrano a una mamma, la custode era tribalista. Sta imparando a non esserlo più. Legge La difesa della razza, guarda video dei tele-evangelisti di maggior successo. Tra poco confonderà anche lei mente e pancia, informazione e propaganda, “la gente” e una mandria. (Cont.)

Leggi anche: Clima e bufale: nuova alba della verità

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

7 Commenti su Il tribalismo e la comunicazione della scienza

  1. bernardodaleppo // 30 agosto 2016 alle 13:10 // Rispondi

    Gentile Sylvie, temo di avere i postumi di una sbornia, si tratterà del pane di segale con burro e aringhe affumicate della colazione? Forse la segale era cornuta? Purtroppo di questo articolo ho capito molto poco. Sul suo blog (ocasapiens) i post è chiaro che sono fatti per addetti ai lavori, ma questo sito mi sembra che dovrebbe essere alquanto divulgativo, forse questo articolo vuole essere, per paradosso, una dimostrazione di quanto sembra voler criticare? Se ho indovinato mi batto sulla spalla, solo mi permetto di chiederle uno sviluppo dell’argomentazione più lineare, meno ricco di esempi e divagazioni, se per capire, ogni poche righe, se si tratti di ironia, sarcasmo, paradosso o ragionamento propositivo bisogna andare ad aprire tutti i link leggere questi post diventa un impegno a tempo pieno.
    Grazie.

  2. bernardodaleppo,
    lei ha creduto davvero che bevo candeggina prima di cena o che mi vergogno di non essere una Wanna Marchi, e ha dovuto fare uno sforzo per sospettare un po’ di sarcasmo?

    I link sono più per gli addetti ai lavori, è vero, ma anche per chi vuole approfondire o per aggiungere un argomento in più senza allungare il testo. Per il resto ho citato “gli esempi e le divagazioni” di Grant. Mi sembrava importante mostrare che, secondo lui, l’esempio da seguire sarebbe quello dei “ciarlatani”, tanto bravi nel “creare comunità” in cui la gente si sente amata.
    Se lo parafrasavo, non avrebbe pensato che stavo esagerando?

  3. bernardodaleppo // 31 agosto 2016 alle 19:42 // Rispondi

    Gentile Sylvie, sto proprio rincitrullendo evidentemente, rileggendolo per la 4a o 5a volta mi è risultato più chiaro l’intento paradossal-sarcastico, ma mi è venuto un dubbio, riguardo l’utilità per noi lettori ( forse sarebbe bastato un trafiletto tagliente?), mi sembra invece possibile riconoscere una certa utilità taumaturgico liberatoria nello scriverlo. Sfogarsi ogni tanto fa bene.

  4. Veramente, voleva essere una protesta anche a nome dei colleghi, degli studenti in comunicazione della scienza e dei ricercatori onesti che rifiutano di “parlare alla pancia”.della gente.

    Lei legge Oggi Scienza dall’inizio, lo farebbe ancora se ci scrivessero “ciarlatani” e imbonitori?

    • bernardodaleppo // 2 settembre 2016 alle 20:12 // Rispondi

      Ovviamente no. La protesta, anche veemente, la trovo giusta e sacrosanta, mi permettevo solo di non condividere la forma che, in un sito di comunicazione-divulgazione, dovrebbe, a mio parere, mantenere le caratteristiche di leggibilità, se non per un pubblico da stadio, almeno per un pubblico interessato, ma non specialistico, cioè capace di portare la protesta fuori dalle stanze degli addetti ai lavori, che, si suppone, di questo già sappiano.

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