Maternità incerta e medicina di genere

Topolini nati senza madre? Nonostante i titoli di molti giornali, la possibilità di produrre un embrione senza utilizzare un ovulo è ancora lontana.

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Crediti immagine: ZEISS Microscopy, Flickr

SALUTE – Lo scorso 15 settembre, The Lancet pubblicava sei articoli che valutano i risultati del quinto per urgenza e importanza degli Obiettivi del Millennio decisi dall’assemblea dell’ONU nel 2000. Uno sforzo internazionale doveva migliorare entro il 2015 la “salute materna” per ridurre del 75%  le morti da parto. In media mondiale, dal 1990 si sono ridotte del 44%, ma nell’Africa sub-sahariana muore una donna su 36, nei Paesi ricchi una su 5000, con grandi variazioni da un Paese all’altro e da una fascia di reddito all’altra.

I risultati peggiori sono nelle regioni dove le ragazze – e a volte le bambine – sono trattate come animali da riproduzione, e se non producono più il loro signore le abbandona. Uteri usa e getta, insomma.

Due giorni dopo, il sito Pianeta Science annunciava:

Sono sani i topolini nati senza avere una mamma.

In futuro, gli esseri umani potrebbero procreare senza utilizzare gli ovuli di una donna. E quindi due uomini potrebbero avere un figlio, facendo a meno di una donna.

Almeno questo è quello che suggerisce uno studio della University of Bath (Regno Unito), pubblicato sulla rivista Nature Communications. I ricercatori sono infatti riusciti a creare topolini sani ingannando gli spermatozoi e inducendoli a credere di fecondare un ovocita normale, invece che una normale cellula.

In realtà, gli embriologi molecolari dell’Università di Bath, dell’Istituto Frauenhofer di Regensburg e dell’Università di Regensburg in Germania, scrivono di aver prelevato centinaia di ovociti da madre certa e di averli coltivati in vitro fino alla prima divisione. Hanno ottenuto così oltre 250 proto-embrioni per partenogenesi – che nelle femmine di pescecani mammiferi per esempio, si sviluppano normalmente – in ciascuno dei quali hanno iniettato un spermatozoo. I proto-embrioni sopravvissuti allo shock sono stati coltivati fino allo stadio di morula e impiantati nell’utero di madri altrettanto certe. Sugli 80 impiantati, 24 sono nati vivi.

Per fecondazione naturale, 13 nate vive hanno prodotto a loro volta proto-embrioni per partenogenesi (non vitali, come succede anche alle donne) nonché maschi e femmine che hanno partorito topolini in buona salute.

Tutti sono nati da due madri “accertate” nei minimi dettagli molecolari genetici ed epigenetici (il confronto fra i marcatori epigenetici negli embrioni fecondati in vitro e in quelli naturali del “gruppo di controllo” è forse la parte più affascinante dell’esperimento oltre alla più utile per la medicina).

Ma allora, è proprio vero quanto sostenuto da Pianeta Science?

In futuro, gli esseri umani potrebbero procreare senza utilizzare gli ovuli di una donna? E quindi due uomini potrebbero avere un figlio, facendo a meno di una donna?

Da quando si sanno riprogrammare le cellule staminali già differenziate per farle tornare pluripotenti, forse in qualche laboratorio incurante delle norme bioetiche si cerca di convincere staminali della pelle umana a dividersi in una cellula staminale identica e in un ovocita (nota 1). Senza successo o il risultato sarebbe stato troppo clamoroso per non essere pubblicato. Ma forse domani si riuscirà e si realizzerà l’antico sogno maschile di riprodursi da soli o in due.

Così narrano testate inclini a fidarsi del titolo di un comunicato stampa e ad affabulare, e da molto tempo prima i miti e la fantascienza. Nei romanzi del ciclo di Dune per esempio, i duchi Atreides hanno al proprio servizio il maestro d’armi Duncan Idaho, che viene ucciso a ripetizione e risorge con più poteri mentali e fisici nei laboratori dei Tleilaxu, una setta specializzata nel biotech. Si presume che non sia interessata a sostituire un cromosoma Y con un secondo X – un intervento alla portata dei terrestri odierni, anche se non raccomandato – perché dalle sue provette escono solo individui con un Y e un X.

Sulla Terra resterà da costruire la vasca-utero inventata dai Tleilaxu e gli uomini potranno crescerci uomini a propria immagine e somiglianza. Quel giorno in Mauritania o nel Niger certe femmine da riproduzione potrebbero tirare un sospiro di sollievo.

Eppure per la salute materna non serve aspettare, la medicina di genere esiste da prima che avesse questo nome. In Toscana 4,6 parti su 100 000 sono letali per la madre, nel Ciad 1 su 15.

Nota 1

Si sanno già derivare ovociti dalle cellule germinali femminili che ne sono i precursori. Quelli murini sono anche stati fecondati in vitro e alcuni degli embrioni impiantati si sono sviluppati normalmente.

Leggi anche: Morire di parto in Italia, come stanno le cose

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

2 Commenti su Maternità incerta e medicina di genere

  1. Ad aprire il sito Pianeta Science io pensavo fosse un blog di qualche tipo, pure personale, invece è quotidiano + agenzia che fornisce contenuti a molti giornali (pare) compresi Espresso e Le Scienze…

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