Ecco dove nasce la depressione

Uno studio frutto della collaborazione tra l’università britannica di Warwick e quella cinese di Fudan svela quali aree del cervello siano colpite da questo grave disturbo

“La nostra ricerca, con la combinazione di grandi dati raccolti in tutto il mondo e i nostri nuovi metodi, ci permette di localizzare le radici della depressione e ciò dovrebbe aprire nuove strade per migliori trattamenti terapeutici in un prossimo futuro per questa orribile malattia”. Crediti immagine: Victor, Flickr

RICERCA – Sono circa 350 milioni le persone affette da depressione in tutto il mondo, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Per quanto essa possa sorgere da eventi traumatici nel corso di una vita, appare ora sempre più chiaro che in molti casi a causarla siano squilibri chimici, anomalie cerebrali o delle connessioni neuronali.

Ora sappiamo quale sia l’origine fisica della “malattia dell’anima” per eccellenza. Pubblicato sulla rivista specializzata Brain, uno studio frutto della collaborazione tra l’università britannica di Warwick e quella cinese di Fudan svela quali aree del cervello siano colpite da questo grave disturbo. Per fare ciò il gruppo internazionale di ricercatori ha sottoposto 909 cinesi a scansioni del cervello con risonanza magnetica ad alta precisione. Di questi, 488 soggetti erano quelli non depressi utilizzati come riferimento, mentre 421 erano quelli affetti dalla sindrome. Il confronto tra i due gruppi ha rivelato che nell’encefalo dei soggetti malati  le connessioni tra la corteccia orbitofrontale laterale e quella mediale risultavano alterate.

La corteccia orbitofrontale laterale è la sede della non-ricompensa. Le connessioni tra di essa e le aree relative alla percezione di sé (il precuneo), al linguaggio (il giro angolare) e alle informazioni visive (la corteccia visiva temporale) apparivano rafforzate: ciò spiegherebbe perché i soggetti coinvolti provino un senso di perdita, delusione e scarsa autostima. A riprova di ciò, nei pazienti che assumevano farmaci antidepressivi i suddetti collegamenti si indebolivano.

Allo stesso tempo, è emersa anche una ridotta connettività tra la zona della ricompensa nella corteccia orbitofrontale mediale e i sistemi della memoria (giro paraippocampale e lobo temporale mediale), il che potrebbe spiegare perché i malati abbiano difficoltà nel ricordare esperienze positive. Al contrario, le connessioni dei circuiti riguardanti la non-ricompensa non si erano alterate: ecco perché i ricordi negativi riemergono senza problemi. Tutte scoperte che potrebbero preannunciare una svolta nel trattamento della depressione, andando alla radice della patologia.

“Più di una persona su dieci nel corso di una vita soffrono di depressione, una malattia che è così comune nella società moderna che possiamo persino trovare resti di Prozac nell’acqua di rubinetto a Londra”, spiega il professor Jianfeng Feng in un comunicato ufficiale. “La nostra ricerca, con la combinazione di grandi dati raccolti in tutto il mondo e i nostri nuovi metodi, ci permette di localizzare le radici della depressione e ciò dovrebbe aprire nuove strade per migliori trattamenti terapeutici in un prossimo futuro per questa orribile malattia”.

Leggi anche: Depressione maggiore: due varianti geniche e qualche difficoltà

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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