Il calcio alla prova della VAR, la moviola in campo

Azioni di gol dubbie, falli pericolosi e irregolarità in area di rigore? L'arbitro potrebbe presto fare ricorso alla moviola in campo per chiarire le situazioni più incerte.

SPORTLAB – Berlino, 9 luglio 2006. Durante il secondo tempo supplementare della finale dei campionati del mondo di calcio, Italia-Francia, il francese Zinedine Zidane colpisce con una testata al petto l’italiano Marco Materazzi, in una scena – per quanto poco edificante – entrata nella storia del calcio. Una vera e propria icona, e non solo per la violenza del gesto e la conseguente espulsione che ha tolto alla Francia il principale rigorista a pochi minuti dall’ormai incombente duello finale dal dischetto. L’espulsione di Zidane è nella storia perché è stata comminata grazie alla prova televisiva, o moviola in campo. Questa l’ammissione, anni dopo, da parte dell’arbitro di quella partita, l’argentino Horacio Elizondo. L’arbitro fu informato della testata dal quarto uomo che aveva visto quell’azione in un monitor televisivo a bordo campo: per la prima volta, seppur in modo non ufficiale, un replay aveva avuto un impatto concreto – e che impatto! – in una partita di calcio professionistico.

Quel caso ha fatto scuola: vista la rapidità della fruizione delle immagini, perché non poterle usare sempre e introdurre nel regolamento FIFA la possibilità di accedere ai replay?

Bari, 1 settembre 2016. Italia e Francia, di nuovo di fronte, si sono sfidate in una amichevole internazionale agli ordini dell’arbitro olandese Björn Kuipers. In quest’occasione è stata sperimentata per la prima volta VAR, Video Assistant Refree, il nome ufficiale della moviola in campo. E al minuto trentareesimo del primo tempo l’arbitro “virtuale” ha aiutato il collega olandese: in occasione del primo gol francese, l’arbitro ha chiesto conferma a VAR in merito a un presunto tocco di mano del francese Kurzawa in area, che avrebbe potuto portare a un rigore per l’Italia. In pochissimo tempo Kuipers ha ricevuto da VAR la conferma delle sue sensazioni: nessun fallo di mano, nessun rigore.

Per anni, e ben prima di quel mondiale, il mondo del calcio ha dibattuto sulla possibilità di introdurre la moviola in campo. Nel frattempo, tennis, rugby, basket, pallavolo – solo per citarne alcuni – ammettevano la tecnologia per risolvere questioni arbitrali spinose. Nel basket, addirittura, un instant replay decise anche uno scudetto. Con grande ritardo, anche il calcio si è adeguato e la FIFA ha ufficialmente deciso di aprirsi alla tecnologia. L’anno scorso è comparso ai polsi degli arbitri l’orologio che segnala il gol/non gol e che ha eliminato per sempre – se non altro nel calcio ai massimi livelli – il gol fantasma. Quest’anno invece è partita la sperimentazione della moviola in campo che verrà testata in amichevoli internazionali, partite ufficiali di campionati nazionali. La parola chiave che guida l’introduzione della prova tv è una soltanto: rapidità. Le decisioni arbitrali “umane”, giuste o sbagliate che siano, sono sempre praticamente istantanee. Con la moviola in campo questa velocità non può essere persa: sono le dinamiche del gioco del calcio a richiederlo. Ecco perchè serve una tecnologia affidabile e praticamente istantanea.

Come funziona, quindi, la moviola in campo? Non sempre il calcio offre immagini inequivocabili come la testata di Zidane. Ecco perché servono tante immagini, da tante angolazioni, da tante prospettive: come sanno gli appassionati di calcio, alcuni casi non sono chiari nemmeno con le immagini delle televisioni. Ma VAR è un arbitro e non può permettersi dubbi: ecco perché sono numerose le telecamere posizionate intorno al campo (22 allo stadio San Nicola di Bari in occasione dell’amichevole). Le telecamere inviano istantaneamente le immagini a ben 15 monitor installati in un van posizionato nel parcheggio dello stadio. Dentro al van un arbitro e un tecnico delle immagini selezionano in pochissimo tempo l’immagine migliore, possono ingrandirla, girarla, studiarla nei minimi dettagli e informare l’arbitro via radio dell’esito dell’analisi. Il tutto in pochi, pochissimi istanti: chi guarda nemmeno dovrebbe accorgersi dell’interruzione. Nei casi più intricati, poi, l’arbitro può decidere di vedere lui stesso l’immagine migliore proiettata dal van in un monitor a bordo campo.

In Italia-Francia 2016 Kuipers si è rivolto in altre due occasioni a VAR. Non tutti gli episodi dubbi di una partita saranno oggetto di analisi da parte di VAR. Solo in quattro casi un arbitro potrà rivolgersi a VAR: azioni da gol dubbie, contatti in area di rigore che possono portare a una penalità, falli da cartellino rosso e scambi di identità in occasione di un’ammonizione o un’espulsione. La sperimentazione avverrà per tutta la stagione sportiva 2016-2017 e anche, in campo internazionale, nell’amichevole Italia-Germania del 15 novembre. Inoltre, nella settima giornata del campionato di Serie A, una partita sarà utilizzata come banco di prova di VAR in occasione di una gara ufficiale non amichevole. In queste occasioni VAR sarà “silente”, ovvero verranno testate soprattutto le tecnologie riguardanti le immagini e le trasmissioni, mentre pare non ci sarà comunicazione diretta con l’arbitro. Dopo questa prima fase, nella prossima stagione la moviola in campo – se il primo anno darà esiti positivi – potrebbe diventare operativa in poche partite ufficiali, prima della diffusione su larga scala. Presumibilmente, quindi, non prima della stagione 2018-2019. Che possano essere i Mondiali di Russia nel 2018 la prima grande manifestazione segnata da VAR? In quel caso, quindi, in caso di testata l’arbitro potrà affidarsi alle immagini in totale serenità.

di Giulia Rocco (@giulirockoe di Enrico Bergianti (@enricobergianti)

Leggi anche: Occhio ai rigori

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