Le Storie Naturali di Primo Levi

Una mostra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano è una buona scusa per tornare a leggere uno degli autori di fantascienza più trascurati

STRANIMONDI – Lo scorso 2016 l’editore Einaudi ha pubblicato una nuova edizione aggiornata e più completa delle Opere di Primo Levi e l’evento è celebrato da una mostra, I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza, che fino al 19 febbraio è visitabile al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano: una buona occasione per tornare sui suoi racconti fantascientifici e fantastici.

Non fosse altro che per la facilità con cui l’abbiamo incontrato nel percorso scolastico, Primo Levi è sicuramente una figura familiare di testimone della barbarie della seconda guerra mondiale, e in particolare dell’internamento, per i suoi due libri sulla sua prigionia ad Auschwitz (Se questo è un uomo del 1947 e ripubblicato nel 1958 da Einaudi) e il viaggio di ritorno a casa alla fine del conflitto (La tregua del 1963). Ma questo è solo una parte della scrittore Primo Levi, che in prima persona era consapevole del rischio di essere messo nell’angolo dei testimoni dell’orrore e che, sempre con il proprio stile pacato, ha cercato di emanciparsi da quell’etichetta che gli andava stretta. Tra le raccolte di racconti, quasi sempre a sfondo fantastico e fantascientifico, abbiamo scelto di rileggere la prima, Storie naturali, pubblicata nel 1966.

Primo Levi, chimico

“Un diffuso pregiudizio vuole che chi pratica le scienze esatte e tecniche sia un uomo arido, negato alle altezze dello spirito e all’emozione della creatività vera: può arrivare a risultati pratici e concreti, di utilità quotidiana, ma non aspirare all’Arte.”

Si apre così l’introduzione di Ernesto Ferrero al volume di racconti pubblicato da Einaudi nel 1997 che contiene, oltre a Storie naturali, anche le successive raccolte Vizio di formaLilit. In poche righe Ferrero inquadra l’altro problema che per lungo tempo ha determinato la lettura della critica dell’opera di Primo Levi oltre alla doppietta tragica iniziale.

L’aver lavorato per tutta la vita come chimico in una fabbrica di vernici di Settimo Torinese, la SIVA, ricordando nelle occasioni pubbliche quanto gli sia sempre piaciuto fare questo mestiere, per le abitudini della classe degli intellettuali degli anni Sessanta e Settanta (ma anche successiva) sarebbe un ostacolo alla scrittura che aspiri all’Arte. Levi ne è consapevole, ed è consapevole del rischio di proporre i propri racconti pieni di ironia e situazioni fantastiche a un pubblico che lo ha inquadrato come “quello di Auschwitz”. Per fortuna si mette di mezzo Italo Calvino, che lavorava in Einaudi, che lo incoraggia a proseguire la sua ricerca e a non rinunciare a questi suoi racconti. Il risultato è Storie naturali, che inizialmente – per pudore? – viene pubblicata sotto lo pseudonimo Damiano Malabaila.

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Primo Levi con alcuni dei suoi libri e alcune traduzioni. Nella prima fila si vede la copertina delle Storie naturali di Damiano Malabaila – Immagine Famiglia Levi via Museo Scienza e Tecnologia di Milano

Damiano Malabaila, scrittore

Il dibattito tra scienza e arte, Primo Levi, sembra volerlo liquidare con un racconto in forma di dialogo che si intitola Il versificatore, in cui l’americano signor Simpson, rappresentate per l’Italia della ditta NATCA, è chiamato a una dimostrazione del funzionamento dell’ultimo ritrovato della tecnologia a stelle e strisce: una macchina in grado di produrre autonomamente versi in qualsiasi lingua, stile e metro desiderati. Un bel risparmio di tempo per il Poeta che non riesce a esaudire tutte le richieste in agenda. Ma la segretaria del Poeta è preoccupata dalla disumanizzazione del lavoro che una diffusione massiccia del versificatore procurerebbe. A farla da padrone è l’ironia, con l’autore che sembra voler bonariamente prendersi gioco non solo del Poeta, ma anche di un’America che sembra sempre l’unico Paese da cui arrivi l’innovazione (soprattutto in quegli anni Sessanta) e delle paure sul ruolo della componente umana del lavoro. In più, volendo fare un salto azzardato, il versificatore di Levi assomiglia un po’ ai quei generatori automatici di frasi di personaggi più o meno famosi che si trovano oggi su Facebook.

La NATCA e le sue macchina mirabolanti, tutte rigorosamente presentate dal signor Simpson, è protagonista anche di altri racconti, con il duplicatore (L’ordine a buon mercato), il mimete (Alcune applicazioni del Mimete), il calometro per scoprire l’indice di bellezza delle persone (La misura della bellezza). Quest’ultimo, in particolare, è un congegno in grado di dirci quanto lontani dallo standard di bellezza (regolabile da chi lo manovra) sono le persone inquadrate dall’obiettivo: un tentativo di rendere oggettivo un giudizio soggettivo. Primo Levi mette in bocca a Simpson l’idea che la NATCA stia sviluppando una serie di apparecchi simili per misurare in modo rapido e pratico le caratteristiche dei candidati che si presentano ai colloqui di lavoro, così da trovare il soggetto migliore in maniera quantitativa. Non sembra di essere almeno un po’ dentro all’episodio Nosedive dell’ultima stagione di Black Mirror, quello in cui le persone possono o meno accedere a lavori e quartieri in base al proprio punteggio sui social media?

Ma Levi non si occupa solamente della tecnologia e del nostro rapporto con essa. Ama anche giocare con gli stereotipi della scienza. Cladonia rapida ricorda un articolo scientifico. La scoperta di cui l’anonimo autore rende partecipe la comunità scientifica è quella di un parassita specifico della automobili, quasi queste ultime siano dei veri e propri esseri viventi. La trattazione del tema comprende la discussione dei dati sperimentali raccolti in diversi Paesi e delle ipotesi sull’origine e la diffusione di quello che potremmo definire, stando al gioco, un problema epidemiologico.

Primo Levi, scrittore

Al volume di racconti Storie naturali fanno seguito le già citate raccolte Vizio di formaLilit, in cui il gioco tra narrativa, scienza, fantascienza e fantastico continua. Le storie più famose, però, sono probabilmente quelle contenute nel libro Il sistema periodico (1975), compreso il famoso racconto che ha per protagonista un atomo di carbonio. Più che altrove il Primo Levi chimico e il Primo Levi scrittore si sovrappongono, rispondendo così indirettamente al pregiudizio che riportava Ferrero. L’idea di fantascienza che ha Primo Levi è vicina a quella del fantastico di Calvino, ma alcuni dei suoi racconti ricordano un gigante americano della forma breve, Frederic Brown, ma con dentro anche la sensibilità della formazione classica italiana e una misura tutta sabauda. Le Storie naturali sono piccoli congegni narrativi che nascono da osservazioni e idee quotidiane, spesso da un what if?, sostenute da una fantasia sempre irregimentata tra il possibile e il plausibile, anche quando intinge la penna nel mito. Sono, semplicemente, un capolavoro della letteratura italiana e della fantascienza.

Leggi anche: Il sovrannaturale. Da un altro punto di vista

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