I primi terrestri, “putativi”

Da indizi convergenti sembra che i batteri siano comparsi sulla Terra poco dopo che si sia formata, e che potrebbero esistere organismi analoghi su altri pianeti "giovani"

Tubi di ematite rossa in un frammento della cinta sopracrostale Nuvvuagittuq, credito Matthew Dodd, UCL.

SCOPERTE – Su Nature Matthew Dodd, un dottorando del Centro per le Nanotecnologie allo University College di Londra, e colleghi più maturi raccontano un’indagine degna di Sherlock Holmes, anche se compiuta con strumenti più sofisticati della sua lente di ingrandimento. Alla fine retrodatano di quasi un miliardo di anni la comparsa, nelle sorgenti termali sottomarine, di microbi che hanno lasciato minuscole impronte rossicce nel quarzo della “cinta sopracrostale Nuvvuagittuq”, nel nord-est del Quebec, in Canada.

Dopo aver eliminato un paragrafo dopo l’altro le fonti geologiche, chimiche e biologiche di errori e confusioni e tutti i modi immaginabili con i quali poteva essersi formata, in assenza di batteri, l’ematite (ruggine di ferro) nei frammenti di diaspro analizzati, sono costretti a concludere che si tratta di filamenti fossili appartenuti a batteri che metabolizzavano il ferro come fanno i ferrobatteri attuali, morti e putrefatti. Ne deducono che

La preservazione di materiale carbonioso e di minerali nelle rosette e nei granuli diagenetici che si sono formati dall’ossidazione della biomassa, insieme alla presenza di tubi simili per mineralogia e morfologia a quelli di diaspri più recenti già interpretati come microfossili, rivelano che la vista ha stabilito un habitat vicino a sorgenti termiche sottomarine prima di   3.770 milioni di anni fa e forse addirittura 4.280 milioni di anni fa.  […] Essi rappresentano pertanto le più antiche forme di vita identificate sulla Terra.

Hanno scoperto LUCA, l’antenato universale di tutti noi. Elementare, caro Watson!

Non è detto. Gli autori parlano di “microfossili putativi” e abbondano con i condizionali. Riconoscono che i granuli di carbonati e gli isotopi del carbonio coincidono con quelli generati da batteri filamentosi, ma con qualche “ambiguità”. Comunque somigliano così tanto a quelli di origine biologica non contestata trovati in altre parti del Canada, in Norvegia e in Groenlandia, che devono arrendersi alla “nuova evidenza della NSB” e considerare

le antiche sorgenti termiche sottomarine come siti potenziali per l’origine della vita sulla Terra,

Fin qui nulla di straordinario, è l’ipotesi prevalente.

e pertanto come le prime destinazioni nella ricerca di vita extraterrestre.

Ci vorranno secoli di progressi scientifici e tecnologici per andarla a cercare sui pianeti extrasolari scoperti finora, però su Marte un tempo c’erano acqua e vulcani attivi per scaldarla. Come escludere che un rover intraprendente trovi le impronte di un caro estinto, putrefattosi miliardi di anni fa?

Leggi anche: Tutti figli di Luca

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia

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