Le frontiere che mettono a rischio la conservazione degli animali

La costruzione di recinzioni sui confini europei potrebbe avere ricadute negative anche sulla sopravvivenza di alcune specie a rischio di estinzione che abitano nelle foreste dell'Europa orientale.

La lince eurasiatica è una delle specie a rischio che potrebbe scomparire a causa delle barriere costruite tra Croazia e Slovenia. Crediti immagine: Bernard Landgraf, Wikimedia Commons

APPROFONDIMENTO – Per contenere l’arrivo dei rifugiati in Europa, molti Paesi hanno disposto la costruzione di recinzioni lungo i propri confini invertendo, di fatto, una percorso di apertura delle frontiere che era in corso da decenni. Provvedimenti di questo genere comportano conseguenze in ambiti che di rado vengono considerati d’importanza primaria. Le nuove barriere rappresentano, infatti, un enorme pericolo per la fauna locale: limitano lo spostamento, non permettono più l’accesso a importanti risorse stagionali, riducono il numero di esemplari.

Un appello al cambiamento è stato lanciato da un gruppo internazionale di ricercatori che ha pubblicato sulla rivista PLOS Biology uno studio sugli effetti che queste recinzioni hanno sulle popolazioni di animali. I ricercatori hanno preso in esame situazioni molto distanti tra loro ma simili per quanto riguarda i problemi riscontrati e hanno descritto gli effetti sul nascere delle barriere di nuova costruzione e quelli assodati dei confini sorvegliati da lungo tempo.

Grazie alle azioni portate avanti dai primi anni Ottanta del secolo scorso fino ai primi anni Duemila, era emerso in modo chiaro come una forte cooperazione transfrontaliera avesse portato a grandi successi nel campo della conservazione: si è assistito al recupero di popolazioni animali a rischio, come nel caso del lupo, ricomparso in aree dell’Europa Occidentale da cui era stato assente per più di mezzo secolo. Questa tendenza è durata fino al 2015, l’anno in cui è iniziato il grande afflusso in Europa di rifugiati provenienti da zone di guerra come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e la regione del Corno d’Africa. I ricercatori hanno evidenziato come reperire informazioni concrete sui nuovi confini sia estremamente difficile a causa di un regime di segretezza sotto cui sono tenuti i dati su lunghezza, tipologia ed esatta localizzazione delle nuove barriere. Le caratteristiche di questi muri, inoltre, è variabile ed è stato quindi impossibile condurre un’analisi spaziale sugli effetti della frammentazione.

Uno dei casi emblematici è rappresentato dal reticolato lungo 670 chilometri costruito lungo il confine tra Slovenia e Croazia. La recinzione di filo spinato, fortemente voluta dal governo di Lubiana, ha avuto gravi conseguenze sulla conservazione. Nella zona delle Alpi Dinariche la recinzione ha tagliato di netto alcune delle riserve naturali meglio conservate dell’intera regione, la gran parte sotto le direttive del network Natura 2000, una rete di siti d’interesse e zone protette creata dall’Unione Europea con il fine di proteggere gli habitat e le specie. L’area ospita molte specie a rischio, fra cui tre importanti carnivori europei: l’orso bruno (Ursus arctos), il lupo grigio (Canis lupus) e la lince eurasiatica (Lynx lynx). La conservazione di tutte e tre le specie è considerata una priorità per l’Europa, tanto da inserirla nelle direttive comunitarie sugli habitat (Direttiva 92/43/EEC). La lince eurasiatica è ora minacciata a causa del ridotto numero di esemplari e da un alto tasso di inbreeding, cioè di riproduzione tra esemplare imparentati; il confine potrebbe rappresentare la spinta finale verso l’estinzione. La popolazione di orsi è piuttosto abbondante e dovrebbe resistere a breve termine, ma la sua frammentazione crescente comporterà la necessità di adottare nuovi regimi di caccia. I lupi, invece, sono in serio pericolo. Cinque degli undici branchi presenti in Slovenia, infatti, risiedono a cavallo del confine e, se isolati, inizieranno a loro volta un rapido processo di inbreeding che li renderà vulnerabili.

Le leggi internazionali non proibiscono direttamente la costruzione di queste barriere a meno che non siano in contrasto con obblighi specifici in materia di diritti umani o di conservazione. I ricercatori fanno notare come la barriera tra Slovenia e Croazia sia in diretto contrasto con alcuni dei provvedimenti adottati dall’Unione Europea per mantenere la connettività degli habitat, la EU Biodiversity Strategy to 2020 (EBS) e la EU Green Infrastructure Strategy, finalizzata a restaurare e mantenere la connettività degli habitat. Inoltre, il rafforzamento del confine violerebbe gli articoli 4, 5 e 6 della World Eritage Convention dell’UNESCO, gli articoli II e III del CMS, l’articolo 8 e 14 del CBD, gli articoli 2 e 4 della Convenzione di Berna e gli articoli 6 e 12 della Habitats Directive. Se un domani i confini dovessero risultare permanenti, potrebbero smontare in poco tempo decenni di sforzi di collaborazione internazionale.

@gianlucaliva

Leggi anche: La Foresta di Białowieża, il patrimonio ancestrale di un’Europa da salvare

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