Fusione fredda: il grande “artista della stangata”

La causa intentata da Andrea Rossi ai suoi finanziatori rivela come si diventa milionari con quattro boiler e un po' di creatività.

Articolo di Raffaele Panizza, Panorama 12 novembre 2014

IL PARCO DELLE BUFALE – Nell’agosto 2012, Tom Darden, John Vaughn e Craig Cassarino dell’Ampenergo (nota 1) creano il fondo d’investimento Industrial Heat in cui raccolgono 12,5 milioni di dollari propri e altrui. Tre mesi dopo, comprano per 1,5 milioni di dollari l’E-cat, un insieme di scaldabagni nucleare a fusione fredda da 1 MW, inventato da Andrea Rossi e promosso da un’ottantina di blog in Italia e all’estero. Fra questi, il Journal of Nuclear Physics, sul quale Rossi conversa con gli ammiratori dal 2010, dotato di “consulenti” quali

Prof. Alberto Carnera (INFM – University of Padova – Italy)
Prof. Pierluca Rossi (University of Bologna – Italy)
Prof. Luciana Malferrari (University of Bologna – Italy)
che sfidano coraggiosamente insieme a lui il ridicolo e le leggi di conservazione dell’energia.

Il 29 aprile 2013 Industrial Heat acquista per 10 milioni di dollari la proprietà intellettuale di Andrea Rossi, della sua Leonardo Corporation e di eventuali consociate: decine di brevetti richiesti con insistenza, per ora senza successo (nota 2).

Nel comunicato stampa che annuncia il lieto evento, Industrial Heat rimanda ai risultati strepitosi appena ottenuti a Ferrara, durante un collaudo effettuato da Rossi, narrato da Giuseppe Levi dell’Università di Bologna, e firmato da professori dell’Università di Uppsala e del Real Politecnico di Stoccolma, due dei quali avevano fatto una capatina in città all’inizio dei lavori.

Il container se ne va a Raleigh, North Carolina, e l’inventore a Miami Beach, Florida. Mentre Industrial Heat tenta invano di estrarre energia in eccesso dagli E-cat del container e da nuovi modelli di dimensioni più ridotte, in trasferta a Lugano nel 2014 insieme al perito elettronico Fulvio Fabiani, Rossi ottiene risultati meno eclatanti, narrati dall’amico Levi e firmati da un minor numero di professori svedesi.

Da quel momento, Rossi “lavola, lavola, lavola” con oltre 60 tecnici e operai specializzati messi a sua disposizione da Industrial Heat, dice, e spesso dorme su una branda nella “magnificent factory“. I fan favoleggiano di finanziamenti miliardari e di fabbriche in Cina che si trasformano via via in una interamente robotizzata da costruire in Svezia.

Nessuno fermerà il Rinascimento della fusione fredda.

Il 5 aprile 2016, lo frena Andrea Rossi intentando una causa a Industrial Heat alla quale chiede 267 milioni di dollari per violazione del contratto: il 31 marzo non gli aveva versato 89 milioni di dollari pattuiti in cambio di un “Guaranteed Performance Test” dell’E-cat da 1 MW e del rapporto che ne certificava una produzione di energia almeno sei volte maggiore di quella consumata.

Nel 2015 i rapporti con i finanziatori si erano un po’ raffreddati, si apprende dalle indagini preliminari consensuali, dette “process of discovery“. Gli atti depositati fin qui al tribunale di Miami-West (nota 3), scoprono infatti lievi divergenze tra quanto confidato da Rossi ai suoi ammiratori e le testimonianze sotto giuramento, sue incluse, per non parlare delle perizie commissionate dalle parti in causa.

Per esempio, l’accordo sul Test andava sottoscritto da Industrial Heat, Ampenergo e Rossi (nota 4). Il 3 luglio 2014 Ampenergo conferma il proprio disinteresse (245-22). Industrial Heat ne informa subito Rossi e gli chiede cosa intende fare.

La stangata

(245-21) Il 5 luglio 2014 risponde di aver pronto un “capolavoro”. Ha trovato un “secret customer“, una multinazionale della chimica che per 1000 dollari al giorno noleggerà l’E-cat da 1 MW di Industrial Heat, rimasto inattivo a Raleigh. Per tre anni ne userà il vapore nella fabbrica che sta allestendo appositamente vicino a casa sua, nella periferia di Miami.

Ogni mese, la multinazionale manderà la somma dell’energia consumata a Industrial Heat che gliela fatturerà. Serviranno 200 000 dollari per l’installazione e la manutenzione, “ma si ripagheranno in poco più di sei mesi”, è un affare, un esperimento su scala industriale e vedere l’impianto in funzione convincerà nuovi investitori. Fin dai primi giorni, sarà necessaria la presenza dell’ingegnere Fabio Penon (245-20), venuto appositamente da Abano Terme con i propri strumenti per misurare la prestazione e, per la parte informatica, quella di Fulvio Fabiani della United States Quantum Leap (nota 5), entrambi retribuiti metà da Leonardo e metà da Industrial Heat.

(doc. 245-4) Il 7 agosto 2014, Henry Johnson, il notaio di tutte le ditte di Rossi in USA, certifica che il cliente è la JM Chemical Products, di cui è presidente, una nuova succursale di

un ente formato nel Regno Unito e nessuno di Leonardo, né Dr. Andrea Rossi, né Henry W. Johnson né alcuna delle rispettive sussidiarie, o loro direttori, legali rappresentanti, agenti, impiegati, affiliati, significant others [fidanzati, ndr], o parenti consanguinei o per matrimonio ha alcun interesse proprietario nella JMC.

(doc. 245-26) Il 1 settembre 2014 Rossi informa Johnson e la propria commercialista, nonché madre del suo avvocato difensore, di aver affittato fino al 30 agosto 2017 a nome della Leonardo un magazzino in cui sorgerà la fabbrica (“very beautiful“) della JMC e chiede loro di preparare un contratto di subaffitto per metà del magazzino alla Leonardo. Da mandare a IH in conto spese, come tutti i costi sostenuti per attrezzare la metà-Leonardo.

(doc. 245-28) Il 19 febbraio 2015, Rossi scrive a Industrial Heat che l’E-cat è avviato:

Il cliente mi ha detto che ha ricevuto il vapore e che la produzione è iniziata bene. In particolare il loro direttore mi ha detto che consumano pochissima elettricità rispetto al solito.

“WOW”, congratulazioni, esclama Darden, il presidente di Industrial Heat che aggiunge

E un promemoria a tutti quanti di accrescere ora la nostra confidenzialità e il nostro silenzio. Dobbiamo tenere per noi quest’importante notizia per proteggere noi stessi, Johnson Matthey e la località segreta della fabbrica. I vari troll di internet e le spie industriali ci staranno alle costole.

Grazie delle buone parole, risponde Rossi

Sono totalmente d’accordo, l’indirizzo di JM deve restare un segreto molto ambito. Se diventa cibo per i troll, i danni potrebbero essere devastanti.

Nel giro di poche settimane, la foto del magazzino e l’atto di formazione della JMC in Florida mandano i troll in solluchero.

(245-27) Il 27 febbraio 2015, Rossi scrive ai suoi mecenati che il direttore della JMC gli ha telefonato per dirgli che è molto contento di risparmiare energia:

hanno misurato la resa dell’E-cat leggendo il loro wattmetro per quanto riguarda l’elettricità consumata mentre l’energia termica è misurata intrinsecamente dal fatto che ottengono una produzione piena, ma hanno anche termometri e flussometri. Non conosco i particolari né voglio chiederli. (nota 6)

(doc, 245-40) Il 16 marzo 2015, Rossi chiede a Johnson di cambiare il nome della sua ditta da JM Chemical Products a “JM Products – Advanced Derivates of Johnson Matthey Platinum Sponge“. Per due volte aveva ordinato 10 kg di spugne di platino alla Johnson Matthey, e chiede come preventivo una fattura pro-forma, senza comprare nulla.

A più riprese Darden chiede di incontrare un responsabile della Johnson Matthey – una vera multinazionale della chimica che Rossi aveva menzionato a voce e poi corretto per iscritto in Johnson Matthew – magari nel Regno Unito dove sta per convincere Neil Woodford – il “fund manager più rispettato” del reame per dirla con il Financial Times – di finanziare ricerca e sviluppo della fusione fredda. Ogni volta Rossi lo dissuade: se la notizia filtra, il “secret customer” chiuderà baracca e burattini.

Quando aspetta visitatori nella metà-Leonardo del capannone, per un pugno di dollari chiama un signor Bass a fungere da “direttore tecnico” di JMC, ordinandogli di presentarsi in giacca e cravatta e di non rispondere a domande sui prodotti aziendali.

(doc. 245-35) Nel settembre 2015, Rossi vieta personalmente – non attraverso la JMC – a Joseph Murray, un ingegnere assunto da Industrial Heat, di entrare nella “fabbrica”. In settembre, Industrial Heat chiede al presidente della JMC di autorizzarne la visita. Johnson rifiuta perché non intende

venir coinvolto in una disputa legale tra la vostra società e la Leonardo Corporation.

I legali di Industrial Heat risolvano prima la questione con l’avvocato Annesser, il figlio della commercialista di Rossi.

Non la risolvono.

(doc. 245-36 ) Nell’interrogatorio in videoconferenza perché si trova a Santo Domingo, Penon racconta che si recava in Florida ogni quattro mesi o forse ogni due, non misurava nulla con i propri strumenti contrariamente a quanto stabilito dal suo contratto, ma preparava rapporti bimestrali con i dati che Rossi e Fabiani gli mandavano ogni tanto.

(doc. 245-40) Nell’interrogatorio in videoconferenza perché si trova in Russia, Fabiani dice che in 18 mesi non ha mai notato alcun segno di attività dall’altro lato della parete: “si vedeva che era tutto vuoto”.

Non proprio. Un mese fa, Murray e Rick Smith (235-10, ci sono altre foto negli Exhibit successivi) fanno un sopralluogo e nella fabbrica trovano una “scatola nera” con dentro una manciata di serpentine. Forse facevano da termosifone e disperdevano parte del calore dell’acqua a circa 70 °C generata dai “Big Frankie”, i boiler che si vedono sopra il container celeste partito da Ferrara. Durante l’installazione infatti, i 18 E-cat stagnolati “avevano avuto problemi elettrici”.

Ai primi di marzo 2016, Fabiani è andato a riprendere i propri attrezzi, laptop compreso, buttati in un angolo da Rossi. In 5 giorni erano sparite sedie, tavoli, scaffali e i sistemi di ventilazione e che dovevano impedire a lui, a Rossi e ai visitatori di venir bolliti dal vapore che l’E-cat avrebbe dovuto produrre.

Un vapore pari a 50 volte l’energia in entrata, stima Penon nella sua “Validazione” finale, senza accorgersi che nei suoi rapporti precedenti i boiler consumano sempre la stessa quantità di elettricità, perfino quando l’azienda erogatrice non la fornisce o vengono spenti per manutenzione.

Nel tentativo di rispettare la legge di conservazione dell’energia, la “scatola nera” disperdeva forse 20 kW su mille, e resta l’unica traccia della fabbrica (“very beautiful“): niente fori nelle pareti per prese elettriche, cavi, condutture, niente tracce cape aspiranti, o di macchinari pesanti sul pavimento.

Dal 26 novembre 2012 al 5 febbraio 2016 (245-41) Industrial Heat ha versato a Rossi 17.634.213,39 dollari e dal 1 settembre 2014 al 1 febbraio 2016 355.659,10 dollari a Fabiani che è riparato in Canada e poi in Russia invece di ritirare l’ultimo stipendio mensile di 11.870 d0llari. Lo aveva sollecitato, ma in cambio avrebbe dovuto consegnare tutti i dati dell’esperimento. Purtroppo, li aveva cancellati con cura dai computer un mese prima.

I due araldi internazionali del Rinascimento Alain Coetmeur e Jed Rothwell sono rispettivamente “dolente, non vi dico dove”, e “nauseato” da queste piccole discrepanze. Per Rothwell, “la fusione fredda ha perso la poca reputazione che le restava” dopo 27 anni di esperimenti mai replicati:

Non serve a niente o a nessuno fingere che ci siano fondi, ricerche e rinascita della fusione fredda. Il settore è moribondo. […] E Rossi ha causato direttamente gran parte del guaio, ha calamitato tutti i fondi, tutta l’attenzione, attirato altri artisti criminali della stangata come Defkalion.

Ma la Scuola Superiore Santa Rita, riconosciuta dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, ha pronto un corso post-universitario in fusione fredda e  dal 2 ottobre 2013, l’onorevole Ermete Realacci interpella mensilmente la titolare del MIUR per sapere come intende favorire la ricerca e lo sviluppo di nuove stangate, citando proprio quella della Defkalion.

Il pessimismo non sembra giustificato.

Note

  1. Ampenergo aveva finanziato il generatore termo-elettrico di Andrea Rossi, a danno del Dipartimento della Difesa statunitense.
  2. Il brevetto concesso a Rossi nel 2015 riguarda uno scaldabagno meno efficiente di quelli attuali a pompa di calore.
  3. Il pace-monitor non permette i link ai singoli documenti. Per facilitare la consultazione si rimanda a quelli allegati all’ultima mozione.
  4. In realtà esistono due Leonardo, una in Florida e una nello New Hampshire, entrambe appartenenti al Florida Energy Trust di Andrea Rossi.
  5. Nel 2013-2015, la United States Quantum Leap versa 75 000 euro a Giuseppe Levi, quale consulente in programmazione digitale dei flipper. Appartiene anch’essa al Florida Energy Trust di Andrea Rossi.
  6. Nel febbraio scorso, Rossi ammette di essere il direttore della JMC, la quale apparterrebbe al Platinum American Trust, fondato dal suo amico Francesco Di Giovanni lo stesso giorno della JMC e del quale Henry Johnson è il legale rappresentante.

Leggi anche Fusione Fredda: scocca l’ora dei legali

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4 Commenti su Fusione fredda: il grande “artista della stangata”

  1. Impressive. Conciso ed esaustivo riassunto della second half della saga del Signore del Nichelio. L’unico appunto è che forse ha tolto il pane di bocca alla Vessela Nocolaja e al Mats Lewan che probabilmente ci avrebbero fatto un altro item da vendere sul sito delle amazzoni.

  2. Grazie susangipp,
    spero di no, ma a proposito di pane dovevo aggiornare la nota 5. La consulenza di G. Levi è proseguita nel 2015 per altri 35 mila euro.

  3. Gabriele Sartori // 17 aprile 2017 alle 19:40 // Rispondi

    Bufala o truffa?

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