Le galassie iperproduttive che sfornano stelle a ritmi scatenati

I ricercatori del Max Planck Institute for Astronomy hanno osservato per la prima volta un gruppo di galassie che produce stelle ad una velocità che è 100 volte superiore a quella della nostra Via Lattea.

Grazie ai dati raccolti dal telescopio ALMA, in Cile, un gruppo di scienziati ha identificato alcune galassie molto antiche che producono stelle a velocità altissime. Crediti immagine: Max Planck Institute for Astronomy/NASA/ESA

SCOPERTE – Sono nate circa 1 miliardo di anni dopo il Big Bang, sono galassie molto antiche che sfornano stelle a velocità altissime. Queste fabbriche stellari ipeproduttive hanno sorpreso gli astronomi del gruppo di ricercatori guidato da Roberto Decarli del Max Planck Institute per almeno due motivi. Il primo è ovviamente l’incredibile ritmo a cui producono centinaia di masse solari per anno, il secondo è che sono state scoperte proprio mentre nessuno le cercava: gli scienziati infatti stavano dando la caccia ai quasar, i buchi neri supermassivi che si formano nel centro di enormi galassie e accumulano materia, quando hanno notato le galassie iperproduttive.

Una scoperta avvenuta per caso dunque, e che promette di ricostruire tassello per tassello un puzzle cosmico iniziato qualche anno fa, quando per la prima volta i ricercatori osservarono un gruppo di galassie estremamente massive e formate da centinaia di miliardi di stelle. Oggetti nati appena 1,5 miliardi di anni dopo il Big Bang, troppo giovani per aver già prodotto una tale quantità di stelle se si prende come riferimento la velocità con cui le galassie a noi note, come la Via Lattea, producono materiale stellare.

Da allora una domanda ha afflitto gli astronomi: come hanno fatto quelle galassie a produrre quella quantità inspiegabile di stelle? L’ipotesi a cui sono giunti è che quelle iperproduttive fabbriche stellari appartenessero ad una categoria di galassie a noi ancora del tutto sconosciute. Un mistero che sembrava destinato a rimanere tale fino a quando – analizzando i dati raccolti dal telescopio ALMA, (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) situato in Cile – il gruppo astronomi ha scoperto proprio il tassello mancante: due popolazioni di galassie che sfornavano stelle ad un ritmo altissimo, come racconta Decarli, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Nature: “La nostra ricerca aveva come obiettivo l’osservazione dell’attività di formazione stellare nelle galassie che ospitano quasar e invece abbiamo trovato, in quattro casi separati, galassie vicine tra loro che stavano producendo stelle a ritmi furiosi: qualcosa come cento masse solari di nuovo materiale stellare all’anno”.

Per i ricercatori la presenza di queste fabbriche stellari proprio in prossimità di quasar non può rappresentare una semplice coincidenza. I quasar infatti si formano in regioni del cosmo dove la densità di materia è molto più alta rispetto alla media e, data questa premessa, queste regioni sono le candidate ideali per la formazione delle fabbriche stellari.

La scoperta rappresenta solo un primo passo verso la comprensione del fenomeno, e gli scienziati del Max Planck Institute hanno già raccolto la sfida. Il prossimo obiettivo del gruppo di astronomi sarà infatti quello di studiare i tassi di formazione stellare non solo dei quasar, ma anche di queste galassie massive e iperproduttive, per comprendere se gli oggetti a rapida crescita appena scoperti siano gli stessi osservati anni fa.

@oscillazioni

Leggi anche: Venti dai buchi neri supermassivi: incubatrici estreme per nuove stelle

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Informazioni su Veronica Nicosia ()
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

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