Medicina di genere e farmaci in quota rosa

Idealmente, la scienza è priva di ideologia. Nella pratica, un farmaco che pareva un trionfo della ricerca in "medicina di genere" dimostra il contrario.

Nell’ideologia di libero mercato, la ricerca biomedica si accompagna a quella del profitto e per raggiungerlo sfrutta ogni ideologia, per esempio il femminismo delle pari opportunità. Crediti immagine: Pixabay

IL PARCO DELLE BUFALE – Ogni tanto alla custode del Parco viene chiesto cosa pensa della medicina di genere. Felice di essere ritenuta pensante, abbocca all’amo e risponde “dipende”. Da vecchia femminista della differenza, aspetta speranzosa la domanda successiva, “dipende, in che senso?”, e che l’interlocutrice – statisticamente un’avis meno rara dell’interlocutore – non si risponda da sola.

Di solito l’attesa è vana. Pochi giorni fa però, un lettore ha deplorato :

Peccato, è un bel sito questo, ma spesso gli articoli sono impregnati di ideologia, che per la scienza è sempre un agente inquinante.

Sembra l’occasione giusta per ripetere due ovvietà, anche se secondo il lettore non si addice “a un blog di scienza”.

La scienza è “inquinata” dalle ideologie di chi la fa e di chi decide di usarne o meno metodi, scoperte o applicazioni. Adesso che la ricerca biomedica non è più riservata ai soli portatori di un cromosoma Y per esempio, in vitro tiene conto molto più spesso del fatto che alcune cellule hanno due cromosomi  X, in vivo che gli organi di un maschio non sono uguali a quelli di una femmina e di altre differenze già note ad Agnodice e alle sue pazienti nel IV secolo a.C.

La seconda ovvietà è che nell’ideologia di libero mercato, la ricerca biomedica si accompagna a quella del profitto e per raggiungerlo sfrutta ogni ideologia, per esempio il femminismo delle pari opportunità.

Il 16 giugno scorso, in occasione di una conferenza a Washington D.C., il Centro Hastings per l’etica medica presentava il caso della startup Sprout Pharmaceuticals.

Ha ottenuto dalla Food & Drugs Administration l’autorizzazione, rifiutata due volte in precedenza, di vendere l’antidepressivo Addyi (flibanserin) come il “Viagra femminile , anche se il Viagra non risulta né afrodisiaco né euforizzante. Per cambiare la destinazione d’uso del flibanserin, serviva una campagna “femminista” che protestasse con la “discriminazione”:

Sprout si è rivolta a Blue Engine Media, un’azienda di pubbliche relazioni che ha creato Even the Score [Pareggia i conti],

una finta “organizzazione nata dal basso”, portatrice degli “interessi delle pazienti”.

Per la sua campagna ha assunto due femministe: un’ex direttrice dell’Ufficio per la salute delle donne della FDA e l’ex presidente dell’Istituto per la ricerca e l’educazione delle donne, entrambe ben note alle associazioni femminili. Even the Score ha reclutato e pagato gruppi di pressione per spingere la FDA ad approvare il flibanserin quale cura per il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo [sic, HSDD], una condizione inventata in precedenza dall’industria farmaceutica per vendere un altro farmaco.

Ha un nome soltanto dalla quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders uscita nel 2013 e anche l’altro farmaco era un antidepressivo in cerca di un nuovo mercato.

Questa volta il parere negativo degli specialisti della FDA è stato sconfitto dai gruppi reclutati da Blue Engine Media, tra i quali figuravano

National Organization for Women, National Consumers League, Black Women’s Health Imperative, Jewish Women International e The National Council of Women’s Organizations.

Dopo due anni di lobbying “femminista”, il 18 agosto 2015 la FDA cedeva e

Susan Scanlan, la presidente di “Even the Score”, diceva al New York Times, “Oggi scriviamo un nuovo capitolo della lotta per la parità nella salute sessuale”. Due giorni più tardi, Sprout era acquistata da Valeant Pharmaceuticals per un miliardo di dollari.

Missione compiuta, Even the Score cessava le attività e spariva dai social.

Gli investitori nella startup recuperavano così soltanto una frazione dei propri finanziamenti. Nel contratto di cessione, le vendite dovevano raggiungere $1 miliardo/anno entro il 2017, decine di migliaia di confezioni mensili al prezzo di $800 l’una. Nel maggio 2016, erano soltanto mille al mese. In novembre gli investitori intentavano un processo a Valeant per “mancata commercializzazione” del prodotto.

Per il Centro Hastings, il flop

è dovuto  in gran parte a gruppi di pressione davvero indipendenti, che hanno comunicato l’assenza di efficacia e i pericolosi effetti collaterali dell’Addyi.

Nell’ideologia di libero mercato, sono due fattori irrilevanti. Da gennaio infatti, è in corso una campagna per la pillola concorrente della Palatin Technologies. A base di bremelanotide, un ormone steroideo già venduto come afrodisiaco per uomini e donne, nonostante i rischi sarebbe

Attesa nelle quinte da un mercato potenzialmente massiccio

Anche se gli esperimenti clinici con il Rekynda sono tuttora in corso, appena il farmaco per la libido verrà lanciato nel mondo, conquisterà attorno al globo un mercato da miliardi e miliardi di dollari. [link aggiunto]

È probabile che il Rekynda incontri pochi ostacoli ora che il presidente Trump ha nominato Scott Gottlieb, un lobbista di BigPharma, a capo della FDA. Detto questo, la custode del Parco ripete una terza ovvietà: non pensa che siano necessari due cromosomi X per essere indipendenti e tenere a bada pregiudizi e ideologie.

Leggi anche: Maternità incerta e medicina di genere

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

6 Commenti su Medicina di genere e farmaci in quota rosa

  1. L’ha ribloggato su bUFOle & Co.e ha commentato:
    Nel piccolo, basta guardare alle millemila varianti dell’ibobrufene, per i ragazzi, per le sindromi mestruali, per le pipite ai piedi, per i dolori normnali e quelli ‘act’… quando è sempre e solo lo stesso principio attivo in dosaggi diversi… maledetti marchettari…

  2. Molto interessante, ed altrettanto triste.

  3. Anch’io ho l’impressione che, spesso, gli articoli del Parco delle Bufale siano impregnati di ideologia, che per la scienza è sempre un agente inquinante.

  4. gabericci e Claudio Casonato,

    triste sì, anche in Italia esistono decine di “associazioni” dedite al marketing di cure improbabili o dannose, ma redditizie.

    Angelo,

    Anch’io ho l’impressione che, spesso, gli articoli del Parco delle Bufale siano impregnati di ideologia

    Quali articoli e quale ideologia?

    per la scienza è sempre un agente inquinante

    la scienza non è fatta da robot, è altrettanto “inquinata” dei politici e filantropi che la finanziano, di quelli che ne riferiscono e ne commentano i risultati.

  5. Ho letto l’articolo con interesse, avevo inteso su questo “farmaco” per risvegliare la libido femminile informazioni contrastanti, grazie per il quadro, ma la chiusa “Detto questo, la custode del Parco ripete una terza ovvietà: non pensa che siano necessari due cromosomi X per essere indipendenti e tenere a bada pregiudizi e ideologie.” mi perplime, forse intendeva: “…non pensa che siano sufficienti due cromosomi X…”?

  6. Daniele Jommi // 22 giugno 2017 alle 23:12 // Rispondi

    L’oggetto dell’articolo mi pare essere la fuffa e il marketing alla ricerca della pillola magica per la libido.
    La farmacologia di genere esiste ed è una questione seria. Per citare l’esempio più ovvio: l’acido acetilsalicilico protegge da infarto e ictus in modo diverso gli uomini dalle femmine.

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