“Fa un caldo da morire”

Curiosamente, chi dubita dell'esistenza del riscaldamento globale non critica stime e previsioni della mortalità da stress termico.

Mappa termica, Brad Johnson, GISS-NASA

IL PARCO DELLE BUFALE – A ogni ondata di calore, la custode del Parco si sente ripetere “ci sono sempre state” e “uccide di più il freddo“, quindi il riscaldamento globale è solo benefico. Se la custode tenta di replicare che forse è più complicato di così, viene azzittita con una frase della ricerca di Antonio Gasparrini e colleghi, pubblicata dal Lancet nel 2015:

Più morti attribuibili alla temperatura erano causate dal freddo (7,29%, 7,02–7,49) che dal caldo (0,42%, 0,39–0,44),

sulle 74 225 200 morti avvenute in 384 città di 13 Paesi, in vari periodi tra il 1984 e il 2012. Viene omessa la frase successiva:

Temperature estremamente fredde e calde erano responsabili dello 0,86% (0,84–0,87) della mortalità totale.

insieme agli studi in bibliografia che da cinquant’anni registrano una mortalità maggiore durante periodi di caldo estremo e al loro aumento:

Viene pure omesso che nell’Unione Europea per esempio, il gelo del gennaio scorso ha causato 60-70 vittime e l’agosto torrido del 2003 tra le 60 000 e le 70 000. Sono stime ponderate: variano a seconda delle definizioni di “temperatura moderata” e “ottimale”, del peso che ogni modello assegna ai vari elementi demografici, per esempio al numero dei bambini e degli anziani “vulnerabili”, delle persone “isolate”, “senza fissa dimora” eccetera.

Benché siano stime discutibili e discusse nelle riviste scientifiche, servono per i modelli di previsione chiesti dai governi. Ognuno è corredato da grandi margini di incertezza e viene regolarmente contestato da chi ritiene vantaggioso l’effetto serra dei gas serra.

L’ultimo studio di Camilo Mora e colleghi., uscito su Nature Climate Change, suscita invece una credulità inaspettata. Che sia dovuta “all’afa killer” di questi giorni? Per motivi d’età la custode rientra nelle “categorie vulnerabili” e si sente meno in colpa quando accende il condizionatore. Approfitta pertanto dei 28 °C casalinghi per sostituire i critici ammutoliti dallo stress termico.

Gli autori usano 753 studi sulle ondate di calore letali o meno avvenute tra il 1980 e il 2014 in 36 grandi città e le misure locali della temperatura e dell’umidità relativa. Calcolano che

Circa il 30% della popolazione mondiale è attualmente esposta a condizioni climatiche che superano la soglia letale per almeno 20 giorni all’anno.

A far grandinare titoli catastrofici e privi del condizionale cautelativo però, sono le loro proiezioni

Entro il 2100, la percentuale aumenterà di ~48% in uno scenario di riduzioni drastiche delle emissioni di gas serra e di ~74% in uno scenario di emissioni crescenti.

La custode deve ammettere che si sta verificando il secondo scenario. Quanto alla soglia letale, è un parametro fisiologico sul quale – da scimmia nuda – ha poco da ridire. Se l’umidità supera il 50% e la temperatura i 35 °C, il sudore non evapora abbastanza per rinfrescarla e  patisce “l’afa killer”. Se l’umidità resta attorno al 20% sopporta anche i 40 °C:

C. Mora et al., “Global risk of deadly heat”, Nature Climate Change, giugno 2017, Figura 1b

(Le crocette rappresentano le ondate di calore di pari durata nelle 36 città, le celle gialle e rossi gli eventi via via più letali in funzione dell’umidità relativa e della temperatura media.)

Per facilitare la critica, gli autori scrivono che il loro modello è pieno di difetti. Il più grave è che si basa su una maggioranza schiacciante di città statunitensi, europee e giapponesi, con uno spruzzo di città indiane e cinesi, alcune dall’aria così mefitica da confondere i fattori di rischio per la salute:

C. Mora et al., “Global risk of deadly heat”, Nature Climate Change, giugno 2017, figura 1ba

Concludono poi che la popolazione fra i Tropici sarà la più colpita, il che dovrebbe provocare il sarcasmo di chi non crede né all’effetto serra dei gas serra, vapore acqueo compreso, né alla mappa interattiva dell’Università delle Hawaii con i diversi scenari di emissione.

Visto dove s’addensano i pallini blu, uno “scettico” degno di questo nome farebbe notare che la letalità cala con la diffusione dell’aria condizionata e che questa, alimentata da poche centrali termoelettriche a carbone, salverebbe dall’afa killer i poveri delle baraccopoli tropicali.

Aggiunta optional: assai più meritevoli dell’orrida custode.

Leggi anche: Isole di calore, alleate del cambiamento climatico

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

8 Commenti su “Fa un caldo da morire”

  1. Mi sfugge qualcosa o il 7.29% di 74 e rotti milioni di morti in tutte le città considerate significano in media 186500 morti attribuibili al freddo ogni anno in circa 30 anni a partire dal 1984?

  2. viwaxia,
    sì, ma in 30 anni da un lato la popolazione urbana è raddoppiata, dall’altro è diventata più ricca, le allerte meteo sono comunicate prima e meglio ecc.

    Nelle stime di Gasparrini et al. il freddo moderato è più letale del freddo estremo (fin qui niente di nuovo), e il caldo moderato ed estremo è più letale del freddo estremo non solo in Spagna e in Italia, ma anche in Canada. Mancano l’Africa, il Medioriente, l’India, quasi tutto il sud-est asiatico, insomma ci sono molti limiti e lo dicono gli autori per primi.

    • Nello studio citato risulta chiaramente che la mortalità correlabile al freddo moderato è di gran lunga superiore in tutte e 13 le Nazioni alla somma delle mortalità da eventi estremi (caldo & freddo) e da caldo moderato.
      Vista l’ entità della differenza gli autori consigliano “caldamente” alle autorità nazionali di adottare misure relative ai problemi sanitari indotti dal freddo moderato.
      Poi se i negazionisti climatici leggono articoli seri e li utilizzano alla cavolo non è che bisogna imitare il loro comportamento rovesciando i risultati o cogliendo solo le ciliegie che sconfifferano.

  3. Gli autori dicono anche che i risultati del loro studio, ovviamente con dei limiti ad esempio quello di non considerare gli andamenti temporali e la mortalità relativa, mostrano che le istituzioni dovrebbero puntare molto di più sulle azioni di contrasto agli effetti mortali del freddo moderato.

  4. viwaxia,

    se i negazionisti climatici leggono articoli seri e li utilizzano alla cavolo non è che bisogna imitare il loro comportamento

    Nel caso di Mora et al. lei dice che i quotidiani imitavano i negazionisti? O che fraintendevano le stime di rischio?

    le istituzioni dovrebbero puntare molto di più sulle azioni di contrasto agli effetti mortali del freddo moderato .

    durante il freddo moderato aumenta la mortalità per malattie cardiovascolari e polmonari (cosa nota da più di un secolo) come durante le ondate di caldo estremo (cosa nota dal 2003). Vaccinazioni contro l’influenza a parte, le azioni di contrasto non sono molto diverse da quelle che esistono già – almeno nei paesi ricchi.

  5. Nel caso di articoli come quello del Mora purtroppo la stampa ha utilizzato la vena spettacolare e catastrofista nel dare conto di proiezioni serie senza spiegarle correttamente ai lettori.
    Riguardo alle azioni di contrasto già note (il che è un’ aggravante) le ricordo che le stime del Gasparrini rivelano quanto siano drammaticamente inadeguate in Paesi come Australia, Canada, Italia, Giappone, Sud Corea, Svezia (concorderá che siano abbastanza ricchi) dove i morti complessivi attribuibili al freddo moderato associano a qualche milione e sono da 3-4 a oltre 10 volte superiori a quelle riconducibili al freddo estremo e al caldo (sia moderato che estremo). Certo continuando così magari a fine secolo arriveranno a tali valori anche le seconde tipologie di decessi.

  6. viwaxia,
    azioni di contrasto

    non saprei per la Sud Corea e il Giappone, ma negli altri paesi che lei cita esistono già, in Svezia in particolare dove il freddo “moderato” dura 6 mesi. Se le interessa trova in rete gli studi EuroMOMO e NICE per la Gran Bretagna.

    Nella UE, la mortalità invernale in eccesso dipende dal’invecchiamento della popolazione e dai virus influenzali. Non è possibile rendere obbligatorio il vaccino per gli over-65, circa il 90% delle vittime. E’ efficace solo in parte (l’OMS lo definisce ogni anno a marzo, ma intanto i virus continuano a mutare), e parecchi anziani non si possono o non si vogliono vaccinare.

    Forse ricorda che i dati ISTAT mostravano un 11% di mortalità in eccesso nel 2015 (dopo il calo del 2014) e i giornali facevano ipotesi fantasiose. Dai dati del Sistema di sorveglianza, si è visto che a Roma un +13% era dovuto all’influenza, quasi tutto negli >85, e un +10% alle ondate di calore, quasi tutto negli >65.

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