Mille e duecento nuove varietà di frumento “partecipato”

In Etiopia, un gruppo di ricercatori incrocia il sapere dei contadini con gli strumenti della genetica high-tech

AMBIENTE – Esce su una rivista dell’editore Frontiers che non sempre è raccomandabile; estrae correlazioni da sequenziamenti di massa detti Genome Wide Association Studies sui quali si leggono critiche un anno sì e l’altro pure; usa statistiche spesso bistrattate…

Genome Wide Association Study to Identify the Genetic Base of Smallholder Farmer Preferences of Durum Wheat Traits

è un articolo entusiasmante (nota 1).

Racconta un esperimento in due tempi. Nel 2012, si svolge un “breeding partecipativo” (2): 60 contadini e contadine etiopi scelgono le caratteristiche del frumento Triticum turgidum subspecie durum che ritengono essenziali per coltivarlo sugli altipiani dell’Amhara e del Tigray, ad altitudini e piovosità diverse. Poi valutano quanto siano presenti in 400 varietà autoctone (land races) di cui 28 “moderne”, che non avevano mai usato prima e che vengono coltivate in campi sperimentali gestiti dall’Università di Mekelle dal centro Sirinka di ARARI.

La descrizione del protocollo per la valutazione è affascinante. Il voto su ciascuno dei “tratti preferenziali” è espresso in semi – un gesto simbolico! – da 1 a 5, e di nascosto perché non influenzi il giudizio altrui. Esprime una competenza accumulata nei secoli, a lungo trascurata dagli agronomi e relegata nel folklore.

Nel secondo tempo il coordinatore del progetto (3) Matteo Dell’Acqua, un post-doc all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, i suoi dottorandi etiopi, altri italiani della Sant’Anna, dell’università di Bologna e di Bioversity International, aggiungono competenze scientifiche per misurare, quantificare e rendere riproducibili i fenotipi più desiderati. Con tutta la potenza della genomica e della genetica quantitativa, identificano e correlano gran parte di quelle caratteristiche a 80 mila marcatori su determinati geni, tenendo conto dei limiti dei vari filtri statistici (4).

Abbiamo solo iniziato a scavare, scrivono gli autori quasi scusandosi, il frumento ha un numero spropositato di cromosomi, chissà quanti alleli ci siamo persi. E non abbiamo nemmeno tentato di stimare la qualità della farina…

Sarà per un’altra volta. Nel frattempo hanno creato un metodo per selezionare rapidamente le varietà più adatte per i contadini troppo “marginali” per interessare l’oligopolio delle sementi, e un precedente per ricerche analoghe – non solo sui cereali.

Sopratutto, hanno ottenuto risultati verificabili:

L’elevata ereditabilità dei tratti selezionati dai piccoli contadini suggerisce che il loro sapere tradizionale può effettivamente essere utilizzato per guidare il miglioramento genetico con metodi quantitativi quali la mappatura dei QTL [segmenti di DNA detti Quantitative Trait Loci], la selezione genomica e quella assistita da marcatori.

La verifica è già in corso:

I nostri risultati mostrano che si possono coinvolgere le comunità contadine per valutare direttamente ampie collezioni di genotipi, in base a un insieme di tratti riassuntivi concordato in anticipo.[…] Durante la stagione di crescita 2016 infatti, con uno sforzo che ha richiesto due settimane di lavoro sul campo, piccoli contadini di una terza comunità dell’Amhara hanno valutato 1.200 linee ibride ricombinanti.

Sono gli ibridi già prodotti a partire dalle diversità identificate in questa ricerca. Quanti tratti ereditabili hanno? Risposta nella prossima puntata.

Dall’introduzione ai ringraziamenti finali, colpiscono il senso di fiducia reciproca, di rispetto per la dignità e l’intelligenza dei volontari, un’attenzione alle piccole e grandi differenze culturali, di genere, di età. E il desiderio di giustizia che dovrebbe sottendere gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile stabiliti dall’ONU due anni fa: garantire la sicurezza alimentare ai poveri, colpiti per primi dalle conseguenze di cambiamenti climatici accelerati.

Colpisce anche l’ottimismo, nonostante il contesto locale e globale. Pochi giorni fa, un lettore di scriveva

noi non ci facciamo prendere dallo sconforto… proviamo a incarnare il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.

Potrebbe essere il motto di Dell’Acqua et al.

Note

  1. Più della puntata precedente, di genetica del frumento in senso stretto.
  2. Uno scambio alla pari tra coltivatori e ricercatori, messo a punto da Salvatore Ceccarelli e Stefania Grando, all’ICARDA. Coincidenza: anche loro sono stati premiati all’Expo 2015, come Matteo Dell’Acqua.
  3. Il progetto è stato ideato da Mario Enrico Pè, finanziato dal programma di dottorato in agrobiodiversità della Sant’Anna, da Bioversity International e dal programma della CGIAR su Cambiamenti climatici, agricoltura e sicurezza alimentare (CCAFS).
  4. In mezzo a tanti lamenti sull’incompetenza statistica dei ricercatori, dà una certa soddisfazione vedere analisi delle componenti principali con i fiocchi.

Leggi anche: Come la rivoluzione genomica potrebbe aiutare l’Africa

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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