Letture estive I – Semi di vita su Titano

I dati sull'atmosfera di Titano generano modelli che generano precursori di organismi unicellulari.

I dati raccolti da ALMA confermano che nell’atmosfera di Titano si trovano molecole di cianuro di vinile. Crediti immagine: B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); NASA

SCOPERTE – Come i colleghi, mi capita spesso di ricevere un articolo scientifico da un ricercatore o una ricercatrice, non un articolo suo, accompagnato dalla frase “questo ti piacerà”. È quasi sempre vero. Anche se non ci conosciamo indovinano le mie preferenze e pregiudizi. Forse non sono solo miei, provo a condividerne qualcuno.

La missione Cassini della NASA, dell’ESA e dell’Agenzia spaziale italiana precipiterà su Saturno nel “gran finale” di settembre. Per vent’anni è stata generosa di immagini e di sorprese, senza mai un intralcio, un ritardo, una bizza. L’unica delusione è venuta dalla sonda Huyghens, ammutolita poco dopo l’arrivo su Titano, ma è stata superata con sorvoli un po’ temerari che continueranno a produrre ricerche per decenni.

Su Science Advances per esempio, Maureen Palmer della NASA, altri astrofisici, chimici e biologi confrontano i dati dell’atmosfera di Titano rilevati dagli strumenti della Cassini a qualche migliaio di chilometri di distanza e confermati da altri osservatori a Terra e nello spazio, con una serie “locale” raccolta tra febbraio e maggio 2014 sopra il  Mare Ligeia da ALMA (i radiotelescopi dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), finita in archivio. “Titano è uno degli oggetti più interessanti del nostro Sistema Solare – scrivono – con una chimica organica complessa, un’atmosfera densa a base di azoto, e corpi liquidi in superficie.”

L’acqua c’è in strati di ghiaccio, in criovulcani, in oceani di brina salatissima ricca di zolfo, potassio, sodio. Sulle “terre” emerse scorrono invece etanolo e metano a circa -180 °C, in fiumi che attraversano laghi e sfociano nei mari tra montagne, falesie e dune, in un paesaggio alieno e insieme familiare.

Gli esobiologi si chiedono da tempo se Titano ospita forme di vita nate da una geochimica aliena e insieme familiare anch’essa. Maureen Palmer e i suoi colleghi non sono i primi a simularla, ma hanno più informazioni e modelli più sofisticati.

Al condizionale e con grandi margini di incertezza, concludono che a 200 chilometri sopra il Mare Ligeia dove la temperatura si aggira sui -130-140 °C, fluttuano molecole di cianuro di vinile in quantità tale da implicare “una disponibilità di materiale dissolto sufficiente a formare ~107 membrane cellulari/cm3 di mare.”

Siccome una “pioggia di particelle cade dalla foschia” e porta sulla superficie le sostanze organiche che si formano in alta quota, quelle molecole “possono partecipare alle reazioni prebiotiche o biotiche. Le reazioni tra idrogeno e idrocarburi entrambi facilmente disponibili [interi mari di metano!] rilasciano un’energia che potrebbe sostenere una vita metanogenica.”

Inizierebbe dai modesti azotosomi, delle vescicole simili ai liposomi terrestri. Gli autori non si spingono oltre.

Resta da scrivere la genesi, il passaggio dalla membrana agli organelli di una cellula e alla sua riproduzione. Confrontarne le probabilità con le certezze che abbiamo: qui abbondano i criofili sotto i 20-30 °C dopotutto, e i batteri metanogenici  in particolare attorno all’Artico. Circa 107 membrane cellulari/cm3 sono una miseria, è vero, lungo le coste dei nostri oceani ci sono circa 106 batteri/cm3. Contati dopo miliardi di anni, però. Hanno avuto il tempo di prosperare e moltiplicarsi.

Titano ha più o meno l’età della Terra e un magma ancora caldo sotto la crosta, con un po’ di fortuna e la selezione naturale in poppa… In attesa che robot sommergibili esplorino i suoi mari, c’è già chi immagina calamari titanici.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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